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Aggiornare i programmi

La Legge di Bilancio di previsione dello Stato 2017 (rocambolescamente approvata prima della caduta del Governo Renzi) fissa, tra l’altro, i termini entro i quali gli enti locali devono approvare i propri documenti contabili per il 2017. Il bilancio di previsione deve essere approvato entro il 28 febbraio 2017 (comma 454). Entro il 31 dicembre 2016, va però deliberato l’aggiornamento del Documento unico di programmazioneDup (comma 455). Il Dup – strumento della gestione che definisce le linee strategiche e operative dell’ente locale – costituisce, infatti, l’atto presupposto indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione (art. 170 d. lgs. 267/2000, sostituito da dd. lgs. 118/ 2011 e 126/2014). Ai Comuni restano dunque soltanto più pochi giorni per rinfrescare i loro Dup sulla base dei quali poi costruire il bilancio di previsione 2017. Questa è la situazione che esiste, in generale, per i comuni italiani.

Un po’ più ingarbugliata quella presente nel Comune di Torino. Qui l’avvicendamento, nel corso del 2016, di due amministrazioni - a seguito della vicenda elettorale che ha visto Piero Fassino perdere la posizione di sindaco ed il subentro in essa di Chiara Appendino – fa sì che, alla voce bilanci del sito del Comune, compaiano due Dup. L’uno – riferito al triennio 2016-2018 – approvato dal Consiglio comunale uscente in data 23 maggio 2016. L’altro – riferito al quinquennio 2017- 2021 – approvato dalla nuova Giunta comunale in data 2 agosto 2016. Entrambe le deliberazioni che approvano i due Dup vengono giustificate sulla base delle nuove norme in materia di programmazione degli enti locali, quali risultano dai già citati decreti legislativi 118/2011 e 126/2014. La durata quinquennale del secondo trova fondamento nei principi contabili che fanno coincidere la durata degli indirizzi strategici da indicare nel Dup con la durata del mandato dell’amministrazione. Orbene, benché nulla si dica nella deliberazione della Giunta che approva il secondo, si può fondatamente supporre che s’intenda decaduto il primo. Per il Comune di Torino, è dunque operante il Dup approvato dalla Sindaca Appendino.

La deliberazione che approva questo Dup afferma che esso sarà presentato al Consiglio comunale. Sembrerebbe che il fatto non sia poi avvenuto. Regna al proposito - e si può giocare su essa - la consueta ambiguità del legislatore italiano che parla una volta di “presentare” (art. 46, co. 3, d. lgs. 267/2000), e un’altra di “presentare per le conseguenti deliberazioni” (art. 170 d. lgs. 267/2000 citato), espressione quest’ultima che farebbe pensare a un dibattito consiliare che segue alla presentazione. Ma tant’è. Presso il Comune di Torino, verosimilmente l’assunzione delle responsabilità da parte di una nuova amministrazione può non aver consentito un dibattito di approfondimento sulle linee strategiche impostate con riferimento all’intero mandato.

Ora però occorre pensare agli aggiornamenti - che, come stabilito dalla legge, devono essere sottoposti al Consiglio entro il 31 dicembre -. In assenza di questa sottoposizione, non è possibile approvare il bilancio di previsione 2017. E, al riguardo, diventa interessante la parte del Dup definita “Sezione operativa”. Essa si differenzia dall’altra sezione chiamata “strategica”. Questa contempla gli obiettivi dell’amministrazione riferiti all’intero mandato (qui la fantasia non incontra limiti e si possono annunciare interventi anche planetari), mentre quella “operativa” riguarda gli obiettivi di breve periodo che devono trovare riscontro nel bilancio in termini di fabbisogni di spesa, con indicazione delle modalità per il loro finanziamento.

Va riconosciuto che la Sezione operativa del Dup della Giunta Appendino è più puntuale di quella della Giunta Fassino. Questa privilegiava, per lo più, esposizioni descrittive su obiettivi e risorse, con modesta presenza di dati contabili. Il Dup Appendino espone dettagliatamente, per ciascun settore dell’organizzazione del comune, obiettivi, spese da sostenersi per la realizzazione dei programmi e fonti del finanziamento per la loro copertura. Il dettaglio riguarda anche questioni generali quali, ad esempio, l’indebitamento del Comune che deriva da strumenti tradizionali (mutui e prestiti) e quello collegato a derivati. Di questi ultimi, si indica un debito residuo al 30 giugno 2016 di 658,9 milioni, con un valore negativo di mercato, sempre al 30 giugno 2016, per 171,5 milioni. E qui va detto che si aprono finalmente finestre su fenomeni rimasti in precedenza prevalentemente nell’ombra.

Passati alcuni mesi dalla predisposizione del Dup 2017-2021, si può ipotizzare che programmi e conti possano avere valutazioni diverse, forsanche comprensive dei processi di due diligence frattanto effettuati dalla Giunta Appendino sui conti del Comune di Torino e che sembrano far emergere altri scenari rispetto a quelli conosciuti all’atto dell’insediamento della nuova amministrazione.

A conti fatti, sarà certamente di grande interesse conoscere l’aggiornamento del Dup del Comune di Torino che sarà effettuato di qui a fine anno. Programmi e quadri economici e finanziari risulteranno più certi. Programmi e quadri che però dovranno indicare tutti gli elementi previsti dalle norme contabili su andamenti storici, motivazione delle scelte, fabbisogni, impegni pluriennali già esistenti, ecc. In buona sostanza, che dovranno dare totale trasparenza a tutti quei fatti che i cittadini hanno diritto di conoscere fino in fondo ma che i governanti, assolutamente dimenticandosi che stanno amministrando denari dei cittadini stessi, quasi sempre presentano con mistificazioni e imbrogli. 

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