SANITA'

Sanità, la Regione promette Botti

Dopo il duro lavoro di messa in sicurezza dei conti, è il momento di "pensare allo sviluppo". Ne è certo il nuovo direttore che punterà su un incremento delle prestazioni domiciliari e sulla rete di assistenza. E sulla griglia Lea il Piemonte sale al secondo posto

Si descrive “più uomo di sviluppo che non di controllo dei conti”, Renato Botti il nuovo direttore regionale della Sanità che oggi si insedia in corso Regina, in quel posto che fino a pochi mesi fa è stato occupato da Fulvio Moirano, uno che ai conti – quelli che il Piemonte era stato costretto a rimettere a posto sotto il commissariamento ministeriale del piano di rientro – aveva legato la sua immagine, non sempre guardata con favore da chi (operatori del settore e amministratori locali) ne aveva spesso contestato le decisioni. Con i conti, sostanzialmente, a posto e un recente risultato –  incassato sui risultati in fatto di prestazioni misurate dal ministero con la griglia dei Lea – che lo pone ai vertici nella classifica delle regioni, il Piemonte imbocca quella che l’assessore Antonio Saitta già definisce “fase due”: dalla rimessa in ordine dei conti si passa allo sviluppo.

In continuità con la linea adottata finora dalla Regione, Botti conferma che pubblico e privato in Sanità “possono utilmente coesistere”, purché il privato venga collocato all’interno di una forte regia pubblica. “Se c’è una buona governance con regole ben definite - ha spiegato Botti oggi incontrando i giornalisti con l’assessore Antonio Saitta - pubblico e privato possono crescere insieme”. Però, ha avvertito l’assessore, “bisogna essere accorti, perché il tema delle risorse rimane fondamentale”.

“Ci aspetta un grande lavoro dal 1° gennaio 2017, quando la Regione potrà dirsi davvero fuori dal piano di rientro dal debito sanitario che ci ha molto, molto penalizzato dal 2010 ad oggi: per la sanità piemontese, potrà finalmente cominciare la "fase due", quella della crescita” ha detto il numero uno di corso Regina, dove, dopo mesi di vacatio, si può nuovamente contare su un braccio operativo. In assessorato, ma non di meno nella commissione Sanità della Conferenza delle Regioni di cui Saitta è il coordinatore e Botti giocherà un ruolo determinante, accresciuto dalla sua figura di alto dirigente del ministero, carica che ha ricoperto fino a pochi giorni fa a capo della Direzione Programmazione Sanitaria. “Un ruolo – dice Botti – che il Piemonte continuerà a svolgere al meglio, confidando in un rapporto tra Regioni e Governo che possa portare a un costante miglioramento della qualità dei servizi sanitari”. Quelli del Piemonte sono stati appena giudicati in maniera decisamente positiva dall’ultimo rapporto ministeriale sui Lea. Dai dati presentati oggi a Roma frutto del monitoraggio su una lunga serie di indicatori della qualità della prestazioni sanitarie, emerge come “il Piemonte ha fatto grazie al lavoro del 2015 un balzo di ben 5 punti in avanti arrivando a toccare la soglia di 205 punti su un massimo di 225 che nessuna Regione ha mai raggiunto – osserva Saitta - e questo è motivo di grande soddisfazione". Performance che gli hanno permesso di raggiungere il secondo posto, dietro la Toscana, nella cosiddetta Griglia Lea. “La crescita – dice Botti - è avvenuta in particolare sulla territorialità e sulla copertura vaccinale degli over 65, mentre per quanto riguarda l’area ospedaliera i risultati erano già elevati. È poi migliorata l’offerta dei servizi ai malati terminali e ci sono stati progressi nella veterinaria”. Il punteggio del Piemonte è tanto più rimarchevole considerando che nel 2012 il punteggio si fermava a 186.

Rimessi in ordine i conti, ottenuti più che buoni risultati dai rilevamenti effettuati dal ministero, restano tuttavia non poche questioni aperte e problemi da risolvere. Se sulla rete ospedaliera, oggetto della non poco contestata riforma attuata da Moirano - sulla quale permangono posizioni critiche e rimostranze da parte di alcuni amministratori locali (compresi sindaci del Pd) che non hanno rinunciato a ricorrere nei mesi scorsi, contro la delibera rimediando tuttavia sconfitte dinanzi al Tar - l’altra partita importante che si sta giocando per il riordino della sanità piemontese è quella dei servizi territoriali. Accrescimento delle prestazioni domiciliari, miglioramento delle reti di assistenza, portare quando è possibile la sanità a casa del paziente e non questo in ospedale laddove non sia necessario : sono i cardini della seconda parte dell’azione di cambiamento che si lega strettamente alla prima, quella della rete ospedaliera. “ In questa fase, pur nel rispetto dei ruoli – premette Botti, scindendo quello tecnico (il suo) da quello politico (quello di Saitta) – ritengo fondamentale un dialogo e una condivisione delle scelte con gli amministratori locali e gli operatori sanitari, nei confronti dei quali c’è da parte mia la massima disponibilità” .

Un tema su cui “anche per averlo seguito dal mio incarico al ministero, ne conosco il profondo valore” Botti punterà molto, fin dall’inizio del suo lavoro in corso Regina, sarà quello delle cronicità “rispetto al quale la medicina di territorio deve dare risposte efficaci e sempre migliori”. In Piemonte il nuovo direttore arriva “avendo seguito dal ministero il percorso che in questi ultimi anni la Regione ha saputo compiere, anche con sacrifici, ma attuando scelte che l’hanno portata a ottenere risultati concreti. Oggi incomincio a lavorare – dice – per contribuire a migliorare ulteriormente la sanità piemontese”. Con un occhio, naturalmente ai conti, “ma sono uno cui piace lavorare per lo sviluppo”. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    14:47 Martedì 20 Dicembre 2016 tandem Questione di punti di vista...

    Più che altro speriamo di non fare il botto vista la situazione....

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