Piemontellum senza preferenze

Sul sistema elettorale a livello nazionale stanno venendo a galla, uno per uno, tutti gli elementi che abbiamo denunciato in questi anni. Coloro che avevano sostenuto l'Italicum come il migliore dei sistemi possibili (Pd e all'inizio Forza Italia), quello che ci avrebbero copiato da tutte le parti del mondo, ora ne temono le conseguenze e ne propongono la modifica, anche per la spada di Damocle della Corte Costituzionale. Coloro che si erano opposti strenuamente (5 stelle) ora non lo cambierebbero e anzi lo estenderebbero al Senato perché ne immaginano le convenienze per loro. Non un bello spettacolo.

Il rischio concreto è tuttavia il ritorno al proporzionale e alle preferenze, da più parti proposte come la panacea di tutti i mali mentre in realtà sono l'origine di gran parte dei mali della nostra politica come dimostrato da alcune vicende (non piemontesi a onor del vero) che hanno alimentato le cronache giudiziarie nel recente passato. Preferenze e proporzionale sono il sistema peggiore per selezionare le classi dirigenti poiché alimentano clientele, familismo, riducendo la rappresentanza territoriale e consegnando nelle mani di pochi la scelta degli eletti. Un malaugurato ritorno alle logiche della prima repubblica dove la lotta elettorale si compie all'interno degli elettori del tuo partito per strappare voti a chi è in lista con te piuttosto che compiersi nei confronti dell'intero elettorato per strappare voti a chi è il candidato di un'altra lista nel tuo stesso collegio.

I ragionamenti che da tempo svolgiamo a livello nazionale non sono diversi da quelli che si dovrebbero applicare in Piemonte, a livello regionale. L'unica risposta concreta e possibile, anche qui, nella nostra Regione, è un sistema maggioritario uninominale a turno unico che garantirebbe, tra l'altro, che non sia solo una esigua minoranza a determinare chi viene eletto. Guardando le ultime tornate elettorali piemontesi solo il 5-8% degli elettori sceglie gli eletti: ciò accade perché tra gli elettori che si recano alle urne, solo una minoranza esprime la preferenza e solo una minoranza della minoranza vota chi verrà eletto. In un sistema uninominale maggioritario, la maggioranza relativa degli elettori in ogni collegio determina chi sarà eletto. Con un sistema di questa natura, chi siederà sugli scranni di Palazzo Lascaris lo farà in rappresentanza di vaste aree della società e non di "famiglie" ristrette. In più, suddividendo il Piemonte in collegi pari al numero degli eletti, si garantirebbe rappresentanza a territori che oggi sono drammaticamente esclusi da qualsiasi tavolo politico decisionale e si ricreerebbe così facendo il cordone ombelicale della rappresentanza tra elettore ed eletto. L'Uncem l'ha compreso e ha proposto da tempo una legge che va nella giusta direzione.

Ma senza illusioni occorre guardare in faccia la realtà. Se non vi sarà da parte del Presidente Chiamparino un'azione in questa direzione il Consiglio regionale non farà nulla del genere e non sarà sufficiente la virata di Matteo Renzi verso il Mattarellum a far cambiare idea a chi oggi siede in Consiglio regionale sulla spinta delle preferenze. Senza uno spintone di Sergio Chiamparino la riforma elettorale in Piemonte non ci sarà o - se ci sarà - rischia di essere peggio di quella attuale.

*Igor Boni, coordinatore associazione radicale Adelaide Aglietta

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