Acqua Santanna

Spaccavamo il minuto

Il nome esteso era Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris”, ma era conosciuto - in Italia e nel mondo - come l’Ien. L’acronimo era sufficiente per evocare, immediatamente, l’istituto di Torino che “dà il segnale orario”, cioè l’ora esatta. E’ doveroso parlarne dopo che la Rai ha annunciato che, a partire dal 2017, non trasmetterà più il segnale orario in quanto, “con l’avvento delle trasmissioni digitali, il segnale finora radiotrasmesso non è più idoneo a garantire un’accurata disseminazione del tempo”.

La Rai indica, come partner scientifico finora utilizzato per diffondere il segnale orario, l’I.n.ri.m, l’Istituto nazionale di ricerca metrologica. Ma l’I.n.ri.m. è nato soltanto nel 2006 dalla fusione di due istituti scientifici prima distinti e autonomi: giustappunto l’Ien e l’Istituto di metrologia Gustavo Colonnetti del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Nei 55 anni precedenti la nascita dell’I.n.ri.m., fu lIen a fornire alla Rai il segnale orario che generava nei suoi laboratori di metrologia del tempo. In tema di segnale orario, va quindi riconosciuto il ruolo storico dell’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris”. D’altro canto e di buon diritto, l’Ien fa parte delle glorie torinesi, scomparse (come tante altre) dal panorama di Torino. E tutto è avvenuto nel totale disinteresse delle classi dirigenti. Un esempio tra tanti: la Schiapparelli, la prima fabbrica italiana di prodotti chimico-farmaceutici, creata a Torino da Giovanni Battista Schiapparelli nel 1824.

LIen era sorto a Torino nel 1934 per volontà della SiP (l’allora Società idroelettrica Piemonte) e del Comune di Torino. Il Comune mise a disposizione, in Corso Massimo d’Azeglio, il terreno sul quale costruire l’immobile. La SiP si occupò della costruzione della sede dell’ente con risorse proprie e con metodi (oggi si direbbe) di crowdfunding, cioè di raccolta di fondi tra “sponsor”. L’architettura della costruzione è nota a torinesi e non torinesi per le quattro maestose colonne in stile quasi-egizio dell’ingresso, e per la facciata monumentale sulla quale troneggia tuttora la scritta identificativa dell’Istituto. Un regio decreto del 1935 riconobbe l’Ien come istituto scientifico di alti studi nel campo delle discipline elettriche. Fu dedicato a Galileo Ferraris, l’illustre scienziato di Livorno vercellese (città che, per ricordarlo, cambiò nome da Livorno Piemonte a Livorno Ferraris), scopritore del campo magnetico rotante e ideatore del motore elettrico in corrente alternata.

Fin dall’origine, l’attività di ricerca scientifica dell’Ien nei campi dell’elettrotecnica fu intensa. Immediato fu il legame con il Politecnico di Torino, per il quale svolse anche il ruolo, per un certo tempo, di sede per gli insegnamenti dell’elettrotecnica e delle discipline affini. Poi avviò gli studi e le ricerche nel campo della metrologia. Per questa attività, fu riconosciuto depositario, per l’Italia, dei campioni nazionali di tempo e frequenza. Questa funzione lo portò a sedere, in sede internazionale, nei consessi più autorevoli del settore quali l’Ufficio internazionale dei pesi e delle misure (Bureau international des poids et mesures), che ha sede a Parigi (dove nacque nel 1875).

E fu per questa funzione che iniziò anche la collaborazione con la Rai. L’Ien le inviava il segnale di frequenza col quale la Rai diffondeva il segnale orario, prima attraverso la radio e, successivamente, anche attraverso la televisione. Il segnale orario della Rai – mandato in onda molte volte nel corso della giornata – era seguito dalla precisazione che quello era il segnale orario dell’Istituto Elettrotecnico Nazionale di Torino. Per la televisione appariva visivamente, prima dell’annuncio del segnale orario delle 20 che precedeva il telegiornale della stessa ora della Rete 1 e per molti anni, la didascalia della provenienza del segnale dall’Ien.

A conti fattie per memoria storica, sembra giusto ricordare queste vicende. In tempi passati, Torino veniva citata nel mondo, certamente e in primo luogo, come patria della Fiat. Ma poi anche per la presenza dell’Ien, centro scientifico dove si studiavano gli standard italiani di tempo e frequenza. In buona sostanza, anche negli anni passati esistevano in Torino eccellenze culturali. Forse più austere; certamente meno chiassose di quelle che sono seguite. 

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