Acqua Santanna

Guêpière

Dicono che… Urbano Cairo non sia affatto convinto dell’utilità e, soprattutto, della sostenibilità economica, della nascita di un dorso del Corriere della Sera dedicato al Piemonte. Certo, la galoppante integrazione tra Repubblica e Stampa segna la fine del duopolio domestico rendendo contendibile una fetta di mercato per oltre mezzo secolo appannaggio pressoché esclusivo dell’ex quotidiano della Fiat. E il Corsera ha bisogno come il pane di conquistare nuove aree e allargare la platea dei lettori. Ma all’editore alessandrino, sempre attento a far di conto e scrupoloso nel misurare la redditività degli investimenti, non sfuggono le insidie (non solo finanziarie) dell’impresa. Il patron del Toro, come si sa, è un “impolitico” e ciò lo rende parecchio diffidente verso operazioni da contorni troppo sfuggenti (“di sistema”, si sarebbe detto qualche anno fa). Anzi, nella sua testa il Corriere dovrà occuparsi sempre meno di beghe da Palazzo per dedicarsi – pur senza perdere di autorevolezza – alla “vita reale” degli italiani, con un crescendo di lievità. Dal mielismo al gramellismo. Così se Mieli mise la minigonna al Corriere al nuovo acquisto toccherà mandarla in strada. Perciò al direttore Luciano Fontana, principale sostenitore dello sbarco in massa oltre Ticino, avrebbe prospettato una soluzione low profile (e low cost) di un dorso sul Nord-Ovest confezionato però in via Solferino, evitando quindi l’apertura di redazioni sotto la Mole e all’ombra della Lanterna. 

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