Auguri, ma non a tutti

Si dice che a Natale tutti dovremmo essere più buoni. Questa massima vale soprattutto per i poveri diavoli, per la gente comune, mentre al contrario per i potenti, così come per coloro che “contano”, non esiste un momento utile in cui essere più buoni ma ogni momento è buono invece per essere cinici e fare quello che si vuole.

Alla luce delle riflessioni in premessa, gli auguri natalizi non possono essere indiscriminatamente fatti a tutti, bensì è cosa giusta che essi siano mirati, e destinati a chi davvero li merita, evitando così di porli a coloro che buoni, umili, non sono.

Su tali presupposti e premesse, in questo Natale farò solamente alcuni auguri, mentre eviterò accuratamente di farne altri.

Inizio facendo gli auguri di buon Anno a tutti i disoccupati ed a tutti coloro che hanno un reddito sotto la soglia di povertà; a coloro che non sempre riescono a mettere insieme il pranzo con la cena ed a quelli che sono stati costretti ad emigrare, con buona pace dei tanti Poletti che periodicamente amano pontificare affidandosi ad un vocabolario elementare. Auguri a tutti gli sfruttati della nuova economia che riescono a vivere, e mantenere figli, con uno stipendio tutt’altro che dignitoso.

Porgo ancora gli auguri agli sfrattati, o a chi è da tempo in cerca di una dimora dove poter allevare la propria prole, di qualsiasi nazionalità esso sia. Faccio gli auguri a tutti coloro che necessitano di assistenza, che da sempre sono inascoltati a causa dei tanti tagli che regolarmente affliggono il welfare; faccio ancora gli auguri a chi combatte quotidianamente contro i grandi monopoli e le grandi catene commerciali; faccio gli auguri a chi lavora in fabbrica pur essendo privato della solidarietà e dell’orgoglio operaio.

Manifesto il mio buon Anno a coloro che nel pubblico operano con impegno e passione, a prescindere dai loro dirigenti ed anche dalle scelte politiche in capo agli assessorati a cui fanno riferimento; faccio gli auguri agli ammalati, sempre meno pazienti e sempre più clienti, ed a tutti coloro che si imbattono nel servizio sanitario locale sperando, sovente invano, di imbattersi nelle categorie professionali a cui ho dedicato gli auguri qualche riga addietro; faccio gli auguri a tutti gli studenti alle prese con scuole in pieno degrado, ma pure ai loro insegnanti che si trovano a lavorare in situazioni al limite delle possibilità umane.

Auguri ancora ai tanti volontari, quelli veri, che consegnano solidarietà ed affidabilità al Paese: un augurio sincero a tutti coloro che mettono a disposizione ore del proprio tempo per sostenere altri loro simili. Auguri agli artisti, i quali portano progresso sociale in cambio di fame e patimenti.

Non voglio, invece, fare gli auguri a coloro che ci negano molti diritti assoluti, garanzie sociali e fiducia nelle Istituzioni: ai politici ciechi, ricolmi di ottusità, che non vedono di là del proprio naso; a chi gestisce il potere per proprio tornaconto; a chi non vuole vedere i disastrosi risultati sociali dovuti alle proprie scelte amministrative e, neppure, ha voluto scorgere le opportunità alternative che aveva a disposizione a favore della collettività, ma ha deciso di ignorarle al fine di favorire interessi particolari.

Non faccio gli auguri a chi parla tanto di “Italiani”, ma alla resa dei fatti non gli importa davvero nulla di loro; non faccio gli auguri a Poletti con la sua arrogante prosopopea che, purtroppo, ci consegna alla mente episodi passati le cui parole d’ordine sono state “bamboccioni”, o “mammoni”, e neppure a quegli assessori comunali che in passato hanno candidato Torino ad accedere nel novero delle città europee dalle periferie ghetto.

Nessun augurio quindi a tutti coloro che interpretano la politica come un ring dove vale ogni colpo basso, e chi è più spregiudicato vince. Naturalmente nessun augurio ai vari presidenti del consiglio che si sono succeduti fino ad oggi alla guida dell’Italia, così come nessun augurio ai ministri autoreferenziali ed un po’ pieni di sé, tipo Elena Boschi, ed a quelli che redigono leggi per salvare il grande potere economico finanziario, giocando con la fiducia ingenua degli elettori.

Neppure il più piccolo “Auguri!” a chi maltratta i deboli e gli animali, costruendo il proprio business sulle disgrazie e le vite altrui.

Insomma: auguri a chi lotta ogni giorno per non buttare la propria fede in mare, qualsiasi essa sia, ed auguri a chi sta leggendo questo breve commento.  Buon 2017 a chi vive in buona fede e nel rispetto del prossimo e del mondo che lo circonda, agli altri una speranza: comprendere che soldi e potere sono fenomeni terreni, valori fragili come la polvere spazzata via dal vento.

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