Acqua Santanna
TRAVAGLI DEMOCRATICI

Cuneo, il Pd si morde (la) Lingua

Resta solo il segretario del circolo cittadino a mettersi di traverso sulla ricandidatura di Borgna. Per superare l'impasse il fassiniano Quagliotti invita Gariglio a commissariare il partito locale. Dietro le quinte si agita Quaglia (e la lobby bancaria)

Meglio un partito commissariato piuttosto che sconfitto. Il ragionamento per molti – dai vertici regionali a quelli nazionali del Partito Democratico – non solo non fa una grinza, ma appare sempre più un’ipotesi destinata a concretizzarsi per dipanare la faccenda delle prossime comunali a Cuneo. La posizione intransigente del segretario cittadino Graziano Lingua riconfermata ancora ieri sera nell’incontro che, insieme al suo omologo provinciale Momo Di Caro e al regionale Davide Gariglio, ha avuto con il sindaco Federico Borgna, fa crescere le probabilità che lo stesso Gariglio dia retta a quanto gli ha suggerito nei giorni scorsi una voce autorevole e ascoltata come quella di Giancarlo Quagliotti. L’eminenza grigia(stra) di Piero Fassino, rompendo gli indugi ha, di fatto, consigliato il segretario regionale di superare l’impasse cuneese commissariando il circolo cittadino, palesemente diviso al suo interno tra chi sarebbe disponibile a sostenere la ricandidatura di Borgna e chi, invece, incominciando da Lingua continua a puntare i piedi nel proporre quale alternativa – e quindi avversaria giacché l’attuale sindaco ha ribadito più volte la sua intenzione di ripresentarsi agli elettori – la senatrice Patrizia Manassero.

A sostenere la parlamentare è, ormai, solo il Pd di Cuneo, e neppure tutto, non riconoscendo nei fatti il del partito regionale in merito alle amministrative dei tre capoluoghi (oltre a Cuneo, anche Alessandria dove è confermata la ricandidatura di Rita Rossa e Asti dove si aspetta Godot Fabrizio Brignolo). La stessa trasferta di Gariglio, ieri, nel capoluogo della Granda se nelle dichiarazioni ufficiali è stata un “passo ulteriore per cercare le condizioni di un cammino comune del centrosinistra”, in realtà ha rischiato di apparire una sorta di spettacolo di un circo Barnum dove ognuno fa il suo numero: domatori, trapezisti e illusionisti. Per dire: i tre segretari al cospetto di Borgna non si sono certo presentati in sintonia tra loro. La stessa pregiudiziale posta da Lingua per l’incontro – “se si dà per scontato Borgna candidato, non ci sto” – la dice lunga sulla reale situazione in cui si trova il Pd. Sostanzialmente allineato con Gariglio, invece, Di Caro che riconferma il gradimento nei confronti dell’attuale sindaco da parte dei suoi colleghi della provincia, compresi ovviamente quelli dem.

Intanto, proprio sull’ex presidente della Provincia, Giovanni Quaglia, aspirante presidente (ma più traballante di prima) della Fondazione Crt , si addensano malcelati sospetti di una regia orchestrata contro Borgna e, ovviamente, a favore della Manassero. Tornano insomma i fantasmi (ma neppur troppo tali) evocati da chi dietro le scelte e le strategie della politica cuneese vede questioni più legate alle ovattate stanze della finanza locale anziché alle trinstanzuole sedi dei partiti.

Il braccio di ferro tra il Pd regionale e provinciale (con il pesante avvallo del Nazareno, spesso affidato al sottosegretario Sandro Gozi) e quello cittadino non può durare (ancora) a lungo. Nella road map tracciata da Gariglio, la soluzione sarebbe fissata a dopo l’Epifania, non oltre. Non solo i renziani sono intenzionati a chiudere sulla candidatura di Borgna con un ingresso a pieno titolo del Pd nella futura maggioranza di governo della città: oltre al consiglio di Quagliotti, pure i Turchi con il senatore Stefano  Esposito sono schierati a favore dell’attuale primo cittadino. Non è un caso che la deputata Chiara Gribaudo, inizialmente accanto alla Manassero, abbia ingranato la retromarcia e messo il silenziatore sulla vicenda. Che, se non si risolverà nell’auspicato confronto (e magari un beau geste della senatrice), nessuno può escludere finisca con un’avocazione formale da parte del Pd regionale. Quel commissariamento, in definitiva, suggerito da Quagliotti e cui Gariglio potrebbe ricorrere per sbrogliare la matassa. Prima che diventi un cappio in cui infilare la sua testa.

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