Acqua Santanna
TRAVAGLI DEMOCRATICI

Ingresso in fondo a sinistra

Pd, fine anno tra le beghe interne. Giorgis detta le condizioni del rientro in segreteria della minoranza bersaniana: "Confronto sulle ragioni delle sconfitte, azzeramento dei vertici e discontinuità"

L’avviso ai naviganti che timonano il Pd regionale è chiaro: liberi di colmare i posti lasciati vuoti da noi, ma se pensate a un nostro ritorno senza aver chiarito le ragioni per cui ce ne siamo andati siete sulla rotta sbagliata. Firmato: la minoranza bersaniana. Difficile dire con certezza se nelle parole che il deputato Andrea Giorgis affida a una breve nota sui recenti rumors che circolano attorno a probabili nuovi ingressi nell’esecutivo di via Masserano ci siano i prodromi di quel che potrebbe accadere al congresso. Escluderlo, tuttavia, risulta arduo.

Scrive il parlamentare di riferimento (insieme al senatore Federico Fornaro) dell’ala che fa capo all’ex segretario dem e con Roberto Speranza candidato alla segreteria nazionale: “La minoranza uscì dalle segreterie Regionale e Provinciale perché all’indomani delle sconfitte amministrative non si avviò alcuna riflessione, né ci fu alcuna disponibilità a riconsiderare l’indirizzo politico e le forme del nostro agire”. Una premessa col duplice scopo di ribadire le ragioni di una scelta e dire, chiaro e tondo a Davide Gariglio che “fino a quando non ci sarà una vera discussione e una vera discontinuità il tema del coinvolgimento nelle segreterie non ha ovviamente senso e non è all’ordine del giorno”. Insomma, non un’impuntatura fine a se stessa o con il solo scopo di marcare una distanza con la maggioranza, ma – a detta di Giorgis – una necessità che ha radici profonde in altrettanto profonde sconfitte su cui la minoranza lamenta non si sia mai discusso in maniera concreta.

Il deputato torinese lo aveva già detto, in una conversazione con lo Spiffero, un paio di settimane addietro: “Dalle segreterie siamo usciti dopo la sconfitta alle amministrative e dopo che le nostre richieste di aprire una discussione sul perché abbiamo perso, incominciando da Torino e Novara, non hanno avuto risposta. Chiedevamo, assumendoci la nostra responsabilità collettiva e non volendo certo fare processi sommari, di affrontare una questione come un partito deve fare. Non lo si è fatto, noi siamo usciti, è arrivato il voto del referendum con il peso non risolto di quelle sconfitte e abbiamo avuto ragione. Lo dico con amarezza, ma è così”.

Oggi lo ripete di fronte a quelle voci, non certo prive di fondamento, che indicano nell’ex capogruppo in Sala Rossa Michele Paolino, su posizioni vicine a quelle del senatore Mauro Marino e nel consigliere regionale Andrea Appiano (battitore libero della sinistra con antica familiarità correntizia con Roberto Placido) le due new entry nella segreteria regionale. Solo la necessità di colmare i posti lasciati vuoti dai due esponenti bersaniani, Silvana Accossato e Francesco Mele, dietro la mossa di Gariglio? “Se fosse così, ovviamente ciascuno è libero di agire come meglio crede” osserva Giorgis, il quale non si fa sfuggire l’occasione per tornare sul punto: quelle due sedie vuote che “hanno un significato politico, rappresentano una richiesta di aprire una discussione, di azzerare tutti gli organismi come abbiamo chiesto noi della minoranza non certo scrollandoci di dosso alcuna responsabilità, ma ponendo una questione concreta. Alla quale non abbiamo ricevuto risposta”.

Dal canto suo Gariglio, nell’ultima direzione regionale aveva ribadito la necessità per il Pd di “chiarire la linea politica e darsi delle regole perché si possa arrivare ad una convivenza tra le varie sensibilità interne. Le divisioni che hanno caratterizzato negli ultimi sei mesi la vita del partito non può portare lontano ed è in gioco il senso di essere comunità”. Parole che erano state salutate da Giorgis come segnali di “una posizione tutt’altro che ostile verso chi come me lavora da tempo per una ricucitura di strappi che pure ci sono, con attenzione alla sintesi e non certo alla mera conta dei numeri, non poteva che avvertire”. Il deputato della sinistra dem si era spinto addirittura ad auspicare che “la nostra assenza dalla segreteria regionale del Pd, così come da quella provinciale di Torino, duri il meno possibile”. Un auspicio che, tuttavia, non può eludere quel chiarimento e quell’azzeramento posto come condizione dalla minoranza, fino ad oggi inascoltata.

Se, come pare, Gariglio aprirà all’ingresso in segreteria ad Appiano e Paolino, questa decisione potrebbe facilmente esser letta come l’ennesimo respingimento al mittente della richiesta della minoranza.  E tutto questo a pochi mesi dall’avvio di una complessa campagna elettorale per le amministrative, con l’incognita delle elezioni politiche. Un tema che, non a caso, Giorgis pone come terreno su cui misurare ulteriormente il senso di lealtà, pur nello scontro interno: l’indisponibilità a rientrare, senza aver risolto le questioni poste, nelle segreterie “non significa che non cercheremo di dare tutto il nostro contributo affinché il Pd e i candidati che sosterrà conseguano un buon risultato amministrativo alle prossime scadenze elettorali. Nell’attesa di una serie riflessione congressuale”. Perché, alla fine, nessuno nega che se i nodi tra maggioranza e minoranza verranno finalmente al pettine sarà solo al congresso. Forse. Perché molto o tutto dipenderà come lo si farà il congresso, oltreché quando.

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