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SACRO & PROFANO

“Viaggiamo col freno a mano tirato”

Chiesa e società devono rispondere con maggiore slancio e creatività alle sfide del mondo contemporaneo. L’arcivescovo di Torino Nosiglia invita a vincere l’indifferenza “contro cui si scontrano gli emarginati”

Di fronte alle nuove povertà e alle nuove sfide, a partire da quella rappresentata dall’accoglienza degli immigrati “ci arrabattiamo a rispondere alle emergenze senza slancio creativo. Siamo una Chiesa e una società che viaggiano col freno a mano tirato, per cui non riusciremo mai a prendere velocità come potremmo e dovremmo”. È il monito dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia,pronunciato oggi nel Te Deum alla Consolata. Una preghiera di ringraziamento per l’anno trascorso, ma anche l’occasione per tracciare il bilancio dell’azione svolta dalle istituzioni ecclesiali e civili nonché per segnare l’impegno al servizio di chi soffre.

Nosiglia ha invitato ad abbattere il muro dell’indifferenza. Sono le fatiche di famiglie e giovani “che quest’anno hanno vissuto e stanno ancora vivendo situazioni difficili per la perdita del posto di lavoro e che spesso si vedono soli a lottare contro l’indifferenza di tanti che non si mostrano solidali e si chiudono dentro il loro mondo sicuro e all’apparenza tranquillo”. Tante le situazioni di miseria e di abbandono “di cui ho avuto diretta esperienza attraverso Caritas, Migrantes, San Vicenzo e innumerevoli realtà caritative e di solidarietà sociale che si occupano di anziani, disabili, minori in difficoltà, senza dimora, immigrati e rifugiati, rom”. La soluzione non può provenire solo dall’alto “ma esige una rete di corresponsabilità” che metta in campo diverse componenti della nostra società “compresi i soggetti destinatari dei servizi e di ogni concreta progettualità che intenda affrontare e risolvere i loro problemi”. E nonostante l’esempio dei Santi sociali torinesi - sulla loro scia e alla loro ombra – “non sappiamo osare come loro cose nuove di fronte a povertà nuove e sfide nuove come è quella degli immigrati e ci arrabattiamo a rispondere alle emergenze senza slancio creativo”.

Un passaggio della preghiera ha riguardato la famiglia che “resta il soggetto privilegiato su cui la nostra Diocesi intende scommettere - ha detto Nosiglia - anche se il farsi una famiglia stabile e santificata dal sacramento del matrimonio diventa sempre più una scelta controcorrente rispetto alla cultura delle convivenze e dei matrimoni civili. Eppure credo che resti nel cuore di tanti giovani la nostalgia di un valore così grande e profondo qual è la famiglia cristiana che molti testimoniano con sacrificio e gioia”.

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