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ECONOMIA DOMESTICA

Un altro anno per Torino 2006 Ma il tesoretto resta in cassaforte

Il governo prolunga per altri dodici mesi l'attività dell'Agenzia olimpica. In cassa ci sono oltre 40 milioni "risparmiati" che aspettano da un decennio di essere utilizzati. Esposito (Pd) attacca Scr: "Struttura non idonea"

Un tesoretto di oltre 100 milioni potenziali (quelli certi, già stanziati in attesa della fine degli ultimi contenziosi, sono 42 milioni) ostaggio di una impasse burocratica che - strano ma vero - lo tiene bloccato su un conto corrente senza la possibilità di utilizzarlo. Sono le risorse del post-olimpico, quelle relative ai risparmi ottenuti nelle gare d’appalto dei Giochi invernali del 2006, messi a disposizione dalla legge 65 del 2012. Da allora sono passati quattro anni e mezzo: è stata individuata la Fondazione XX Marzo per individuare i piani di intervento, mentre Scr, la società di committenza regionale, ha il compito di affidare i progetti e le opere. Ma a quasi un lustro dallo sblocco di quei fondi cosa è stato fatto? Poco, molto poco.

Nel giorno in cui il decreto Milleproroghe prolunga per un altro anno l’esistenza dell’Agenzia Torino 2006, impegnata ancora in una serie di contenziosi legati ai Giochi, il senatore Stefano Esposito, padre della legge 65, assieme all’allora deputato di An Agostino Ghiglia, torna a battere il tempo a chi dovrebbe procedere con le opere di riqualificazione e ammodernamento degli impianti olimpici. “Vorrei sapere quanti di quei fondi sono stati spesi, quante opere sono state progettate e quante realizzate” attacca il parlamentare democratico. A spulciare i (pochi) bandi realizzati tra il 2015 e il 2016 da Scr si scovano solo interventi minori: la realizzazione di una centralina idroelettrica e di un sottopasso nel comune di Prali o la sistemazione di una pista a Sauze d’Oulx. Ma per le grandi opere siamo ancora agli studi di fattibilità e ai progetti: è il caso degli impianti del ghiaccio di Torino, Pinerolo e Torre Pellice, la realizzazione della biblioteca civica a Torino Esposizioni oltre a tutti gli interventi previsti nei comuni olimpici dell’alta Valsusa.    

Una situazione paradossale se si pensa alla penuria di risorse che blocca gli investimenti degli enti locali, “incomprensibile” secondo Esposito, il quale “dopo aver messo a disposizione le risorse senza neanche metter becco sugli interventi” ora chiede conto di come quei fondi vengano (o meglio non vengano) utilizzati. La sensazione è che l’anello debole del farraginoso processo di individuazione degli interventi e assegnazione dei bandi sia proprio Scr, che “nonostante la buona volontà del presidente Luciano Ponzetti si sta rivelando una struttura non in grado di assolvere alle proprie funzioni”. Il rischio è che un governo perennemente alla canna del gas, prima o poi, possa “chiedere conto” di questa inefficienza e dirottare su altre partite quei soldi.

Intanto di un’operazione che sembrava conclusa, con l’investimento di 100 milioni di Club Med nelle valli olimpiche, con resort e hotel di lusso, non si è più saputo nulla: “È saltata? È ancora in piedi?”, si chiede il senatore piddino. Il futuro del post-olimpico e l’utilizzo dell’eredità dei giochi resta avvolto dal mistero.

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