Acqua Santanna
POLITICA & SANITA'

Meno Asl, adelante con juicio

Ridurre il numero delle aziende sanitarie, eliminare doppioni e integrare le territoriali con le ospedaliere. Un piano di razionalizzazione "condiviso con il Consiglio e i territori e non calato dall'alto", assicura l'assessore Saitta

Ragionevole. Aveva usato questo termine, Sergio Chiamparino, un paio di mesi fa per descrivere come a suo avviso dovrebbe essere la “sfida con cui dobbiamo misurarci, consiglio e giunta regionale”, ovvero l’accorpamento delle aziende sanitarie. Di “un sistema complesso da far funzionare rendendolo più efficiente attraverso la riduzione del numero delle Asl e Aso, come proposto dal Pd” avevano parlato l’estate scorsa, riferendosi alla macchina sanitaria piemontese, sia il capogruppo dem a Palazzo Lascaris Davide Gariglio, sia la responsabile Sanità all’interno della segretaria regionale del partito Maria Peano.

Erano i giorni del commissariamento dell’Asl To1, primo passo verso quella che sarebbe stata poi la fusione con la To2, a sua volta sorta di breccia attraverso cui far passare una riforma già attuata anni addietro quando la pletora di aziende venne sfoltita, in genere ad una per provincia salvo casi come quello di Torino e di Cuneo e conservando, tuttavia, le aziende ospedaliere nella loro autonomia rispetto al governo territoriale della sanità.

Che siano ancora troppe non solo sono in molti a pensarlo, ma lo attesta il rapporto con il numero di abitanti rispetto alla media nazionale: 13 Asl, 3 Aso e altrettante aziende ospedaliero-universitarie. Se poi il raffronto lo si fa con alcune regioni la cui sanità è ritenuta tra le migliori, il divario assume dimensioni ancora più evidenti: in Toscana, da gennaio, le Asl sono tre e quattro quelle ospedaliere, drastica riduzione in Emilia Romagna così come in Lombardia. Ma è, tra le varie regioni cui da Torino si sta guardando pensando alla riforma, il Veneto quella che pare suscitare maggior interesse in corso Regina dove si è da poco insediato il nuovo direttore regionale della Sanità Renato Botti.

“Quello della cosiddetta Azienda Zero, ovvero un’azienda in cui vengono unificate le gestioni tecnico-amministrative di tutte le Asl, attuato in Veneto, è un modello che stiamo studiando, valutandone vantaggi e svantaggi” conferma allo Spiffero l’assessore Antonio Saitta nella cui agenda la riduzione del numero delle aziende piemontesi resta una delle priorità. “Senza, però, ridurre solo per ridurre” avverte. “Non avrebbe senso. Lo ha se eventuali fusioni, penso ad alcune Asl e Aso nello stesso territorio, portano a un miglioramento dei servizi e una maggiore efficienza nei confronti dei cittadini”. Poi, ovvio, ci sono anche i costi, le poltrone, servizi oggi di fatto duplicati che potrebbero funzionare meglio e far spendere di meno. Per contro, nessuno si nasconde che si tratterà di procedere su un terreno minato: le difese campanilistiche, le denunce di scippi subiti, storia vecchia e già vista quando si arrivò al paradosso di dover concedere la sede legale, un nome sui fogli intestati e nulla più, di alcune Asl a Comuni che altrimenti non sarebbero scesi dalle barricate con ovvie conseguenze per la politica e i partiti che all’epoca governavano.

Convinto che il numero attuale delle aziende “è decisamente elevato rispetto agli standard nazionali e al numero di abitanti” e quindi che “sia necessaria una razionalizzazione”, Saitta mette comunque dei punti fermi a quella che nel corso dell’anno si annuncia come un’ulteriore svolta nella sanità piemontese. “Detto che non dovrà essere una riduzione fine a se stessa o solo per dire che abbiamo tagliato il numero delle aziende, il percorso che stiamo facendo con il direttore Botti è volto a individuare un metodo. Non certo quello di arrivare con in tasca i nomi delle Asl o Aso da eventualmente accorpare. In base a questo criterio predisporre un progetto che dovrà percorre la via legislativa”.

Insomma, nessuna fusione con delibera di Giunta, bensì una norma che esca dal Consiglio regionale. Le critiche ricevute all’epoca della riforma della rete ospedaliera un qualche segno lo hanno lasciato e la stessa strada che, all’epoca in cui in corso Regina c’era Fulvio Moirano quale direttore, sembrava correre in discesa, con qualche rischio viene oggi disegnata in pianura con tutti i passaggi istituzionali atti a evitare ostacoli o polemiche. E proprio nei giorni in cui l’ex braccio operativo di Saitta, vara in Sardegna l’Asl unica dell’isola, il suo successore arrivato dal ministero dove ha diretto per qualche anno la programmazione sanitaria nazionale (dopo aver pilotato la riforma della sanità lombarda) pare intenzionato a tenere fede a quell’impegno di improntare con le amministrazioni locali un rapporto di condivisione e un dialogo che certamente, insieme al ruolo politico di Saitta, risulterà fondamentale in un processo non facile come quello dei riordino, con conseguenti fusioni, di Asl, Aso e aziende universitarie.

Mentre da corso Regina si guarda con attenzione a quella che Saitta individua come “una prova importante su cui misurare pro e contro, individuando vantaggi o eventuali correttivi”, ovvero la fusione tra la Asl To1 e la To2, la road map tracciata individua “in primavera” il probabile periodo in cui si potrebbe avviare concretamente il percorso di fusione di alcune aziende. “Con il direttore stiamo lavorando anche su questo fronte – conferma l’assessore – e contiamo nel giro di qualche mese di poter presentare una proposta sul metodo con cui operare. E su questo si aprirà una discussione e un confronto”. Perché sarà certamente una sfida – “con cui misurarci in Giunta e in Consiglio”, come aveva annunciato Chiamparino – ma l’accorpamento delle Asl dovrà essere “ragionevole”, giacché come non aveva mancato di sottolineare lo stesso presidente della Regione “non sempre grande è bello”. E, soprattutto, non sempre cambiare è facile.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    09:42 Martedì 03 Gennaio 2017 tandem Cattivi esempi contagiosi....

    Dai vari accorpamenti italiani non giungono notizie di risultat esaltanti, anzi... Inoltre l'inizio da Torino è pessimo, si uniscono in frettoloso anticipo due aziende che stavano già subendo delle traumatiche ristrutturazioni, fatte in spregio a dipendenti e utenti, da due direttori generalimuniti di curriculum gonfiati, "importati" al solo fine di tagliare, che si sono mossi come tori in cristalleria creando notevoli guai. I servizi sanitari in generale sono scaduti, in barba a sospetti articoli di giornale entusiastici, che parlano di futuro e mai di presente. Se la strada è quella percorsa finora saranno solo altri guai...

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