GIUSTIZIA

Bufera giudiziaria su Fiera Milano

L’ente che, tra l’altro, promuove la kermesse concorrente del Salone del Libro di Torino potrebbe essere commissariato. La magistratura indaga su un giro di corruzione e malaffare. Ora si attende la “perplessità” bipartisan del presidente degli editori

“Quello che è accaduto questa mattina a Torino ci ha lasciato perplessi”. Una perplessità, però, che non è più sorta nell’animo di Federico Motta, presidente dell’Associazione italiana editori, adesso che i suoi soci di Fiera Milano, che detengono il 51% di “Fabbrica del libro”, sono al centro di una delicata situazione giudiziaria: presto i vertici potrebbero essere azzerati dalla magistratura per un affare di corruzione.

Il pm Paolo Storari della Direzione distrettuale antimafia di Milano ha chiesto al tribunale, sezione misure di prevenzione, di commissariare l’ente fieristico dopo l’indagine che ha coinvolto la Nolostand, società controllata da Fiera Milano Spa che cura gli allestimenti di Rho. A ottobre l’azienda è stata commissariata perché sono emersi molti affidamenti diretti alla Dominus, i cui amministratori sono stati arrestati nel luglio 2016 per associazione a delinquere, false fatturazioni, reati tributari, appropriazioni e riciclaggio con l’aggravante di aver agevolato Cosa Nostra. Il prossimo 17 gennaio i vertici di Fiera Milano potrebbero essere azzerati per ordine dei magistrati, ragione che ha spinto il Comune di Milano e la Regione Lombardia a chiedere alla Fondazione della fiera di cambiare il cda.

Stando alle parole del pm nell’udienza di dicembre e riportate dai giornali milanesi, sarebbe accertato che “taluni soggetti allontanati da Fiera siano in grado di utilizzare le segreterie per fare ottenere commesse e appalti a società che già lavoravano in precedenza e che risulta paghino tangenti a privati, impiegati e quadri intermedi di Fiera, per poter lavorare”. La procura milanese sta indagando per corruzione tra privati e i vertici della Fiera, tra cui l’ad Corrado Peraboni, hanno sporto denuncia contro sei persone.

Le vicende citate dal pm riguardano, ad esempio, Michele Picozzi, fino a novembre incaricato dei controlli delle società nei siti espositivi di Fiera spa: stando ai racconti forniti da alcune persone informate sui fatti agli investigatori della Guardia di finanza, l’uomo avrebbe incassato soldi in nero dalle ditte esterne, cifre che variano dai 50 centesimi per ogni lavoratore, all’euro versato per ogni ora di lavoro di ogni operaio. Sempre Picozzi avrebbe (il condizionale è d’obbligo) ricevuto decine di migliaia di euro da Daniel Sovrea, imprenditore di origine rumena che arruolava la manovalanza per gli allestimenti della fiera. A raccontare questa situazione è il commercialista del “padroncino”, Luca Tentorio, che si è rivelato un testimone molto importante per gli investigatori. Secondo lui, infatti, il sistema di corruttele sarebbe stato ancora attivo nelle scorse settimane: il suo cliente sarebbe stato avvicinato da un ex funzionario di Nolostand per dirgli “che lui gestiva numerose segreterie. In sostanza in Fiera ci sono referenti che gestiscono una serie di clienti. Questi referenti chiamano le imprese a loro gradite e le fanno lavorare”, spiegava il commercialista.

Il 31 dicembre, poi, il Corriere della sera dava informazioni su altre scoperte. Negli ultimi tre anni alla Borsa internazionale del turismo c’era una prassi: alcuni enti locali facevano allestire i loro stand da una ditta da loro indicata, la Colorcom di Vicenza, evitando i bandi pubblici. La stessa “prassi” è stata utilizzata da Expo 2015 e dal Comune di Milano coi lavori affidati senza bando alla Dominus.

Per l’Aie, che ha tratto vantaggio dall’indagine torinese sul Salone del libro per lanciare il suo evento milanese, non sono giunte dichiarazioni di “perplessità” su queste vicende, nonostante Fiera Milano spa detenga il 51 per cento di “Fabbrica del libro”, l’azienda che organizzerà “Tempo di libri”.

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