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POLITICA & GIUSTIZIA

Cota ha portato la giustificazione

Depositate le motivazioni della sentenza sulla Rimborsopoli del Piemonte. L’ex governatore assolto perché è riuscito a giustificare quelle che in un primo tempo apparvero “spese abnormi”. Dalle carte i criteri usati per "salvare" 15 consiglieri e condannarne 10 - DOCUMENTO

Manca la prova dell'appropriazione personale. Per questo l’ex presidente della Regione Roberto Cota è stato assolto. Questo si legge nelle motivazioni della sentenza sulla “Rimborsopoli” piemontese depositate oggi in tribunale: per i giudici la maggior parte delle spese contestate al governatore leghista potevano essere considerate come spese di rappresentanza, come quelle per i pasti al ristorante o al caffè, oppure quelle per i libri antichi offerti in dono all’ex ministro Giulio Tremonti o a Enzo Ghigo: “Non vi è prova certa che le stesse siano state effettuate a fini esclusivamente personali e non, invece, destinate al funzionamento del gruppo”, spiegano nelle 330 pagine del provvedimento. Per altre spese contestate, come ad esempio le famigerate “mutande verdi” (in realtà dei bermuda color kiwi), i magistrati accreditano la tesi dello sbaglio, “spese inserite per errore nella rendicontazione”.

Così lui e altri quattordici ex consiglieri sono stati assolti dalla terza sezione del tribunale di Torino, presieduta da Silvia Bersano Begey, al termine del processo “Rimborsopoli”, che ha condannato dieci ex eletti a Palazzo Lascaris. Hanno dato una spiegazione diversa rispetto a quella procura – pm Giancarlo Avenati Bassi ed Enrica Gabetta – che invece avevano chiesto di condannare gli imputati anche per tutti quei pasti e caffè consumati in ristoranti e bar. Hanno valutato caso per caso, scontrino per scontrino, chiudendo un occhio su tante cene consumate a spese dei contribuenti. Il tribunale di Torino ha seguito il cosiddetto criterio della “immediata evidenza di elementi di incongruità e illogicità tra la spesa effettuata e l'interesse pubblico”, applicando una pronunciamento della Corte suprema di cassazione nel quale si fa riferimento a esborsi “tesi a soddisfare interessi privati in modo palese e irrìdente”. 

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Severe sono le parole dei giudici verso alcuni colpevoli. Ad esempio di Michele Giovine (Pensionati), condannato a tre anni e dieci mesi, parlano di “complessiva scarsa credibilità”. Dopo aver elencato gli scontrini per farmaci, i biglietti di teatri, mostre e partite della Juventus, l’acquisto di una toga e altro ancora, i magistrati giudicano “evidente l’illegittimità di tali rimborsi, atteso che le predette spese non possono essere quantificate come spese di rappresentanza, essendo state effettuate in favore di persone intranee al gruppo”. Così, concludono, Giovine “utilizzava disinvoltamente denaro pubblico per finanziare le proprie spese private”.

Per Alberto Cortopassi,Pdl, condannato a due anni e un mese per un peculato da circa 2.800 euro, le toghe scrivono che i 50mila euro spesi in ristoranti sono una spesa “certamente sintomatica di notevole discontrollo in ordine alla verifica, da parte di Cortopassi, della pertinenza con il lavoro politico e istituzionale delle spese 'ambivalenti'”: insomma, è difficile giustificare complessivamente con il suo impegno da consigliere. Infatti tra quegli scontrini ne è emerso uno dubbio, quello del 6 maggio 2012 in un ristorante di Vercelli dove ha festeggiato la prima comunione di suo figlio, un pranzo rimborsato dalla Regione. Neanche i gioielli regalati ai collaboratori per Natale, o la cassa di vini Traminer da offrire come “omaggio ai collaboratori del Movimento Giovanile che mi aiutavano nell’attività politica” sono accettate dal tribunale. Per tutte le altre spese, invece, non è provato il peculato.

Ad Angiolino Mastrullo, condannato a 2 anni e sei mesi, sono state riconosciute come legittime le spese per l’autobus diretto a Roma pagato per i militanti del Pdl o quelle per la manutenzione dell’auto, ma i giudici non hanno fatto passare i biglietti della Juventus, l’acquisto di due trolley, pasti consumati in un agriturismo di Imperia, vestiti e altro. A Rosanna Costa i giudici hanno fatto passare come lecite le spese in gioielleria, dove la consigliera ha comprato con soldi pubblici regali di rappresentanza per i 150 anni dell’Unità d'Italia, ma l’ex Pdl è stata ritenuta colpevole di peculato per una cifra da 4.900 euro spesi soprattutto in abiti per bambini, “effettuati in momenti e con modalità prive di un qualunque rilievo lato sensu politico o istituzionale” e quindi “rientrare nella nozione di spese di rappresentanza”. L’ex consigliera è stata condannata (a 2 anni e 1 mese) anche per avere fatto beneficenza con i soldi del Gruppo regionale: i giudici hanno stabilito che si tratta di “atti di liberalità che, per quanto lodevoli (magari maggiormente apprezzabili se fatti con denaro proprio e non pubblico), non possono ritenersi in alcun modo funzionali all’attività e alla sopravvivenza del Gruppo”.

Roberto Tentoni (2 anni e 5 mesi) è stato condannato tra l’altro per aver acquistato due telecamere portatili per la videosorveglianza. In un primo tempo disse che servivano per la sicurezza dell’ufficio, ma la Procura scoprì che le aveva sistemate in casa sua. La sua spiegazione fu che voleva proteggersi perché “in quel periodo rischiava la propria incolumità per avere denunciato il fenomeno delle mandrie selvagge vaganti”. Per quanto concerne Andrea Stara, unico esponente del centrosinistra condannato (a 3 anni e 4 mesi) sono state considerate false gran parte delle pezze giustificative di pranzi e acquisti, mentre i giudici hanno accolto come plausibile la spiegazione addotta per il famoso “tagliaerba”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    20:24 Giovedì 05 Gennaio 2017 ALIENO1951AC TEATRINI SOLO PER DISORIENTARE IL POPOLO SOVRANO

    PRIMA SPESE ABNORMI POI GIUSTIFICATE PUNTUALMENTE DELLE DUE L'UNA: CHI E' IL PIU' INCOMPETENTE ?

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