Acqua Santanna
DIRITTI & ROVESCI

“Nessun nuovo Cie in Piemonte”

Altolà della Regione al piano del ministro Minniti. L’assessore Cerutti: “Si usi la struttura di corso Brunelleschi, anche se andrebbe chiusa”. Ma il Viminale pensa a centri destinati solo alle espulsioni e fuori dalle città

“Nessun nuovo Cie in Piemonte. C’è quello di corso Brunelleschi e se il Viminale ne vuole uno per regione si usi quello”. Monica Cerutti, assessore regionale all’Immigrazione, di fatto alza un muro davanti al piano del ministro dell’Interno Marco Minniti che, ancora ieri, annunciando l’istituzione dei nuovi centri “che dovranno ospitare le persone irregolari da respingere” – uno per regione, eccetto rari casi, tra cui la Valle d’Aosta – ha ribadito con chiarezza come i nuovi Cie “non avranno nulla a che fare con quelli del passato. Punto. Non c’entrano nulla perché hanno un’altra finalità, non c’entrano con l’accoglienza ma con coloro che sono arrivati al termine del percorso e devono essere espulsi”.

A far traballare, l’ipotesi dell’attuale struttura di corso Brunelleschi – teatro in passato di rivolte, incendi e scontri, nonché di altre proteste, in questo caso degli abitanti del quartiere – come sede del futuro Cie piemontese nel piano del Viminale, c’è anche un’altra caratteristica che Minniti ha individuato come preferenziale nell’individuazione dei siti: fuori dalle città. Un particolare che, non per niente, ha fatto drizzare le antenne nelle varie province dove già si percepiscono le prime preoccupazioni proprio per questo elemento logistico, molto probabilmente collegabile con la presenza di strutture demaniali, più che altro installazioni militari dismesse, che potrebbero rappresentare la soluzione alla creazione del nuovo centro. “Piccoli, con al massimo 80 o 100 posti e con governance trasparente” ha specificato il ministro che esporrà il progetto in Conferenza Stato-Regioni il prossimo 19 gennaio.

Moltissime e di segno opposto le reazioni all’annuncio di Minniti: se la prima è stata quella positiva dell’azzurra Laura Ravetto che alle agenzie, mentre ancora il ministro parlava, dettava “Riaprire i Cie significa impedire finalmente che gli irregolari possano muoversi liberamente sul territorio. Su questo sosterrò Minniti”, appoggio sul fronte delle Regioni al piano da parte del presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani (Pd) che ha esortato a “ragionare su strutture piccole, efficienti e distribuite omogeneamente sul territorio. Quella dei rimpatri, forzosi o volontari, non è più un’opzione rinviabile, soprattutto alla luce di ripetuti atti di delinquenza, e che servono strutture adatte allo scopo: piccole e agili”. Critico un altro presidente di Regione del Pd, il toscano Enrico Rossi che sui Cie bacchetta il governo, colpevole tra l'altro di “tirare la volata” alla destra, senza capire “che erano già stati chiusi perché non solo violano i più semplici diritti umani ma sono anche inefficaci”.

In verità tutti chiusi no, visto che ne sono attivi ancora cinque e tra questo quello di Torino, dove attualmente sono circa 90 gli stranieri privi di documenti. “Io sono sempre stata per la chiusura – ricorda la Cerutti –  e resto di quell’idea, ma se il governo decide di aprire un centro per ogni regione non vedo la ragione per cercare un’altra sede”. In realtà la tipologia di ospiti e la finalità appaiono un po’ diversi nel progetto del Viminale rispetto a quelli dei Cie in funzione e lo stesso rimarcare una netta discontinuità da parte di Minniti pare confermarlo.

“Semmai si dovrebbe migliorare il sistema di identificazione in carcere evitando come è accaduto per l’autore della strage di Berlino che una volta scarcerato è passato in un centro per l’espulsione che poi non è avvenuta” obietta Cerutti, la quale non fa mistero del fatto che il piano del Governo non le piaccia affatto. Eletta nelle liste di Sel, l’assessora della giunta di Sergio Chiamparino, cita non a caso il governatore toscano Rossi per sottolineare come “molte perplessità su questo progetto arrivino da non poche Regioni”. E ricorda pure come a Palazzo Lascaris venne votata lo scorso anno una mozione in cui si chiedeva la chiusura della struttura di corso Brunelleschi. La stessa che oggi l’assessora individua come unica sede possibile in Piemonte per i nuovi Cie di cui tra una decina di giorni le Regioni parleranno con il ministro dell’Interno. “Con la mozione di oggi – aveva detto allora Chiamparino – prendiamo semplicemente atto di quanto è sotto gli occhi di tutti. Si tratta ora, anche in questo campo, di pensare a nuove modalità che siano più adatte alla gestione presente e futura del fenomeno”.

Oggi la gestione con nuove modalità è quella delineata da Minniti, ma che non piace affatto all’assessora di Chiamparino. Quale atteggiamento terrà il Piemonte nell’incontro con il titolare del Viminale? Nel frattempo i due capigruppo di Sel Marco Grimaldi in Consiglio regionale ed Eleonora Artesio in Comune, hanno indetto una conferenza stampa per lunedì, presente il deputato di Sinistra Italiana Giorgio Airaudo, in cui ribadiranno quanto richiesto al Governo oltre un anno fa nelle interpellanze votate sia a Palazzo Lascarsi, sia in sala Rossa: smantellare il centro di via Brunelleschi. Sì, lo stesso che anche per la Cerutti “andrebbe chiuso. Ma se Minniti nel vuole uno per regione, in Piemonte si usi quello”. 

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento