FIANCO DESTR

La Lega lascia al verde i berluscones

Forza Italia divisa sull'alleanza con il Carroccio. Il fronte nordista di Cirio (e Porchietto) punta alle elezioni "subito", Malan strapazza Salvini e lancia segnali ai parisiani. In ballo le candidature alle Politiche e le Regionali del 2019

Ci sono quelli che tendono al verde perché vedono nell’alleanza con la Lega e nel sostegno al “voto subito” preteso da Matteo Salvini il futuro del centrodestra e, non di meno, il loro personale. E poi ci sono quelli che sono verdi di bile per la stessa ragione, ma vista con occhiali diversi: quelli con le lenti dell’ex Cavaliere che di andare alle urne presto, con il maggioritario e, soprattutto, prima dell’attesa riabilitazione della Corte di Giustizia europea non ne vuole sentir parlare. Sfumature nient’affatto irrilevanti quelle che segnano, con una divisione sempre più marcata, gli azzurri in due fronti. Falchi e colombe sul cielo di via Bellerio, si direbbe ricorrendo al vecchio ma mai chiuso zoo della politica. Nella Lega c’è chi, incominciando dal leader, impallinerebbe volentieri chi, in Forza Italia, incominciando proprio da Berlusconi, con un batter d’ali è volato in appoggio al governo Gentiloni sul decreto banche e si mostra in qualche modo morbido verso l’esecutivo anche per l’annunciata azione di vigilanza promessa dal premier sulla vicenda Bollorè.

Insomma, quel “programma condiviso al 95 per cento” con la Lega di cui ha parlato l’ex premier (il quale, tuttavia, pare non si sarebbe sentito con il segretario del Carroccio neppure per gli auguri di Natale) appare una prospettiva molto, ma molto ottimistica rispetto al gelo che divide una parte di Forza Italia dal suo alleato naturale e storico. Di questo non mancano riverberi e posizionamenti anche in Piemonte, regione che certo non esprime figure di primissimo piano nel board azzurro nazionale, ma dove più che in altre – non fosse che per stare al Nord e quindi nel core business del Lega, sia pure “nazionalizzata” dal corso salviniano – le dinamiche nazionali tra e il partito di Berlusconi e il Carroccio hanno riflessi, più o meno condizionati, ma senz’altro immediati.

Così basta la semplice partecipazione dell’europarlamentare Alberto Cirio a una manifestazione indetta da Forza Novara, l’ala azzurra che non ha mai messo in discussione il patto con la Lega per portare il salviniano Alessandro Canelli alla guida della città, per far aggrottare più un sopraciglio in chi adesso più che mai è su posizioni guardinghe e se non apertamente critiche verso il Carroccio e la sua spinta al voto in tempi rapidi e con qualunque legge elettorale. Un atteggiamento coerente, quello di Cirio, giacché il parlamentare europeo legato al governatore ligure Giovanni Toti e quindi all’area più convinta dell’alleanza con Salvini proprio a Novara si era speso nel tentativi di ricucire lo strappo interno provocato da chi, tra i berluscones, aveva deciso di andare da solo almeno al primo turno. E Novara è pure la Provincia per cui (come nel Vco) si voterà oggi e dove Forza Italia e Lega si presentano con liste separate.

Ma Cirio è anche uno dei due azzurri piemontesi papabili (e qualcosa di più) per la candidatura alla presidenza della Regione nel 2019. L’altro, anzi l’altra è Claudia Porchietto: a differenza della ritrosia (forse di maniera) di Cirio all’eventualità di una corsa per la poltrona più importante di Piazza Castello, lei non ha mai fatto mistero dell’obiettivo cui sta lavorando. E per il quale un passaggio se non obbligato, certo importante, sarebbe uno scranno a Montecitorio. Posto al quale pare guardi con sempre maggiore convinzione pure l’eurodeputato albese per il quale il risultato che lo ha portato, sia pure ultimo degli eletti, a Bruxelles non appare facilmente replicabile e a scapito del quale giocherebbe anche la crescita continua del collega milanese Stefano Maullu, subentrato a Toti e in costante salita nell’inner circle azzurro di Strasburgo.

Sia Cirio, sia Porchietto – fronte della testuggine dei quarantenni in marcia contro o comunque non sempre del tutto allineati con la vecchia guardia rappresentata dall’ex parlamentare oggi consigliere comunale a Torino Osvaldo Napoli, l’evergreen Ugo Cavallera (dato iperattivo nelle manovre per le comunali alessandrine e non disdegnante un’eventuale impegno quale candidato, fedele al sempiterno motto del “se le me chiedono”) e lo stesso coordinatore regionale Gilberto Pichetto. Quest’ultimo, pur con l’aplomb che lo contraddistingue e la proverbiale pacatezza di modi e ragionamenti, pare non abbia fatto i salti di gioia nei giorni in cui gli è parso piuttosto chiaro il lavorìo della Porchietto per cercare di portare alla vicepresidenza di Palazzo Lascaris la leghista Gianna Gancia. Lady Calderoli ha sempre smentito di ambire a quella carica, ma movimenti in tal senso c’erano stati e avevano coinvolto lo stesso segretario del Carroccio piemontese, Riccardo Molinari. A sua volta da tempo i ottimi rapporti con Cirio, Porchietto e l’altro “quarantenne” consigliere regionale Gian Luca Vignale.

Posizione assai più distante dalla Lega per chi, come il senatore Lucio Malan, proprio dal vecchio Carroccio bossiano proviene. Il questore di Forza Italia non le ha mandate a dire al leader leghista: “Il centrodestra ha bisogno di programmi e strategie per unire e vincere, non di personalismi per dividere e perdere. È legittimo che Salvini aspiri a ruolo di leader – ha affermato il parlamentare barbet - ma deve chiedersi di che cosa vuole esserlo: di una destra perdente? Forse questo potrebbe anche stargli bene, ma non sta bene agli italiani, che non meritano altri cinque anni di renzismo o l’arrivo di Grillo al potere”. Mysuca per le orecchie di Sandro Cherio, luogotenente di Stefano Parisi in terra allobroga, ricercatissimo in questi giorni post natalizi, soprattutto dopo lo scongelamento dei rapporti tra l’ex manager di Chili e Berlusconi.

Primarie sì primarie no, voto subito o più tardi (possibile), atteggiamento morbido o duro nei confronti del Governo, senza contare le profonde differenze sulle questioni europee: gli elementi di divisione o, se si vuole una versione più edulcorata, di differenza tra Forza Italia e Lega sono numerosi. Molto o tutto, dipenderà, ancora una volta da quel che si deciderà ad Arcore (ascoltando in maniera più o meno convinta quel che suggeriranno Gianni Letta e Fedele Confalonieri). Nel frattempo i berluscones un po’verdognoli lo sono. Per ragioni, anch’esse, diverse.

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