Acqua Santanna
RIFORME

No al referendum sull’articolo 18
(e si allontanano le elezioni)

Per la Corte costituzionale è "inammissibile" il quesito promosso dalla Cgil contro la sua abolizione. Via libera alla consultazione popolare su voucher (che però saranno modificati) e appalti (una mezza fetecchia). Elezioni anticipate più lontane

La Corte Costituzionale ha bocciato il referendum sull'articolo 18 promosso dalla Cgil e, di fatto, ha allontanato l'ipotesi di un voto anticipato prospettata per evitare la consultazione popolare. La decisione al termine della camera di consiglio, che ha dichiarato inammissibile il quesito che proponeva la cancellazione delle norme del Jobs Act in materia di licenziamenti illegittimi che prevedono il pagamento di un indennizzo invece del reintegro sul posto di lavoro. Via libera, invece, ai due quesiti meno significativi, su voucher (la cui normativa, però, verrà modificata) e responsabilità solidale in materia di appalti, tema quest'ultimo che non scalda i cuori e che, da solo, difficilmente basterà per raggiungere il quorum.

I quesiti sono a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare della Cgil “Carta dei Diritti Universali del Lavoro”. Il 1 luglio 2016 erano state depositate in Corte di Cassazione oltre 1,1 milioni di firme per ognuno dei tre quesiti referendari. Il 9 aprile 2016 è iniziata la raccolta di firme a sostegno della legge di iniziativa popolare e dei quesiti. Il 23 marzo i referendum sono stati pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale n. 69.

Uno schiaffo, questa decisione, per l'organizzazione di Susanna Camusso, che per promuovere i tre quesiti aveva raccolto 3,3 milioni di firme, di cui 85mila solo in Piemonte; risultato rivendicato con orgoglio anche dal segretario regionale Pier Massimo Pozzi.

Ecco nel dettaglio i temi dei tre quesiti

1. Reintegro ed estensione dell’articolo 18 - Si chiede l’abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi, contenute nel Jobs Act. In particolare, oggetto del quesito referendario è il decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 23 recante “Disposizioni urgenti in materia di contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti in attuazione della legge del 10 dicembre 2014, n. 183”, nella sua interezza, e dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. In base a quanto previsto dal Jobs Act, un licenziamento ingiustificato prevede il pagamento di un’indennità che cresce con l’anzianità di servizio, con un minimo di 4 e un massimo di 24 mensilità. La Cgil chiede il referendum per il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento disciplinare giudicato illegittimo, estendendolo anche alle aziende con meno di 15 dipendenti, fino a 5 dipendenti. Per le aziende con meno di 5 addetti, il reintegro non sarà automatico ma a discrezione del giudice. In caso di reintegro, sarà il lavoratore a scegliere il risarcimento congruo o il rientro.

2. Appalti. Reintroduzione della piena responsabilità solidale - Si richiede l’abrogazione di parte dell'art. 29 della Legge Biagi. In particolare, si tratta del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, recante “Attuazione delle deleghe in materia di occupazione e mercato del lavoro, di cui alla legge 14 febbraio 2003, n. 30 comma 2”. In sostanza, il quesito chiede che ci sia un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro. La Cgil spiega che l'abrogazione delle norme che limitano la responsabilità solidale degli appalti vuole difendere i diritti dei lavoratori occupati negli appalti e sub appalti coinvolti in processi di esternalizzazione, assicurando loro tutela dell'occupazione nei casi di cambi d’appalto e contrastando le pratiche di concorrenza sleale assunte da imprese non rispettose del dettato formativo. L’obiettivo è rendere il regime di responsabilità solidale omogeneo e applicabile in favore di tutti i lavoratori a prescindere dal loro rapporto con il datore di lavoro. Spiega il sindacato: “Ripristiniamo la responsabilità in solido tra appaltante e appaltatore, garantiamo la stessa dignità a tutti i soggetti che, direttamente o indirettamente, contribuiscono alla crescita aziendale”.

3. Voucher. Cancellazione del lavoro accessorio - Il quesito chiede l’abrogazione delle disposizioni sul lavoro accessorio contenute nel Jobs Act. Oggetto del referendum è, in particolare, l’abrogazione degli art. 48, 49 e 50 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 recante “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni, a norma dell'art. 1 comma 7 della legge 10 dicembre 2014, n. 183”. La Cgil sottolinea che il 2015 ha visto un boom dell'utilizzo dei voucher, i buoni utilizzati come sistema di pagamento per il lavoro occasionale di tipo accessorio, creati per cercare di regolarizzare le piccoli mansioni pagate da sempre in nero. Spiega il sindacato: "Sempre piu' spesso attraverso l'utilizzo dei voucher il lavoratore accetta impieghi barattati al ribasso e vede azzerati i propri diritti con una risibile contribuzione ai fini previdenziali. Vogliamo cancellare i voucher perché non combattono il lavoro nero. Anzi, il loro abuso determina una sommersione anziché un’emersione del lavoro nero e irregolare”.

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