Acqua Santanna
POLVERE DI (5) STELLE

Bufera sulla consigliera grillina
Ha nascosto l’avviso di garanzia

Batzella come Pizzarotti. Era indagata per un blocco No Tav già al momento della sua candidatura alle regionali del 2014. Il codice etico la mette parzialmente a riparo, ma la base chiede spiegazioni. “Perché non ce lo hai detto?”. Ora è rinviata a giudizio

Qualcosa non quadra nella vicenda della consigliera regionale Stefania Batzella e il suo coinvolgimento nel processo per un blocco autostradale dei No Tav compiuto l’8 dicembre 2011. Il 5 gennaio scorso l’eletta del Movimento 5 Stelle ha scritto sulla sua pagina Facebook privata un post. “All’epoca dei fatti non avevo dato la giusta importanza alla vicenda poiché ritenevo di non aver fatto niente di grave se non quello di partecipare pacificamente a una manifestazione di dissenso che il popolo No Tav porta avanti da oltre 25 anni - ha scritto -. A distanza di qualche anno, invece, mi è arrivato un decreto di citazione in giudizio insieme ad altri manifestanti valsusini”. La frase ha suscitato alcune perplessità tra i suoi amici virtuali che le hanno chiesto quando avesse ricevuto l’avviso di garanzia. Domande a cui non ha risposto, per il momento.

La consigliera M5S poteva non sapere di non essere indagata? No, e questo perché un decreto di rinvio a giudizio non può arrivare così all’improvviso, senza prima aver ricevuto l’avviso di chiusura indagini che dà la possibilità di farsi interrogare dai pm, di portare delle giustificazioni, delle prove contrarie, delle memorie difensive per uscirne indenni. E in effetti Batzella deve aver ricevuto l’avviso di garanzia e di chiusura indagini, firmato dal sostituto procuratore Antonio Rinaudo il 25 gennaio 2014, come lo hanno ricevuto tutti gli indagati nelle settimane successive. Da quell’avviso avrebbe appreso di essere indagata per interruzione di pubblico servizio perché insieme ad altre persone “nel corso di una manifestazione No Tav… turbavano la regolarità di un servizio pubblico, segnatamente occupando l’autostrada A32 Torino-Bardonecchia all’altezza dello svincolo di Susa autoporto, in entrambi i sensi di marcia, impedendo la circolazione di persone, mezzi e materiali”. Poi, dalla lettura, avrebbe anche appreso che entro 20 giorni dalla notifica poteva presentare una memoria, consegnare documenti (anche di indagini difensive), chiedere altri accertamenti o un interrogatorio.

Fatto sta che l’avviso deve esserle stato notificato prima delle Regionali del 2014, quelle che hanno portato alla sua elezione a Palazzo Lascaris, e lei si è candidata con la consapevolezza di essere indagata. E - a quanto è possibile apprendere - in tutto questo tempo i suoi compagni del parlamentino di via Alfieri non hanno saputo niente fino alla scorsa settimana quando è stato pubblicato il “Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie”. Un codice etico che la mette parzialmente al sicuro. Da una parte il nuovo regolamento obbliga a informare tempestivamente “il gestore del sito” dell’esistenza di procedimenti penali in corso, dall’altra lascia al garante del M5s (Beppe Grillo), al collegio dei probiviri e al comitato d’appello la decisione sulla sospensione. E il reato contestato a Batzella, avvenuto nel corso di una protesta del movimento No Tav, potrebbe essere ritenuto accettabile.

Dal Movimento 5 stelle non arrivano dichiarazioni ufficiali su questa vicenda. Da più eletti si apprende che la scorsa settimana la consigliera ha messo al corrente della vicenda i suoi colleghi, alcuni dei quali l’hanno rimproverata duramente per aver sottovalutato la questione. Altri eletti pentastellati, invece, non sembrano soddisfatti dal suo comportamento. Lo Spiffero ha cercato di contattare Batzella per un commento, ma non ci sono state risposte.

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