POLITICA & SANITA'

Nuovi Lea, fondi insufficienti

La “svolta storica” della sanità rischia di impantanarsi nella solita palude burocratica, dai rimpalli di competenze tra Governo e Regioni alla scarsità dei fondi. “Il Piemonte è pronto”, assicura l’assessore Saitta che martedì riferirà in Consiglio

Dopo la firma del presidente del Consiglio che ha posto fine a un’attesa durata quindici anni, i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) per entrare effettivamente in vigore dovranno passare attraverso la registrazione della Corte dei Conti ed essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale. Tempi tecnici, piuttosto rapidi. Di certo più lunghi si annunciano quelli che serviranno alle Regioni, attraverso le aziende sanitarie e un complesso sistema che vede con un ruolo importante anche i medici di famiglia (per quanto attiene alle prescrizioni) per rendere completamente operativa quella che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha definito un “passaggio storico” per il sistema sanitario italiano.

Bloccata con la vittoria del No al referendum la strada per riportare a livello centrale gran parte della programmazione e gestione sanitaria, toccherà dunque ancora alle Regioni attuare il cambiamento atteso da tre lustri e anche per questo non poco impegnativo. Il rischio, palesato in più di un’occasione sia pure sottovoce rispetto al coro di apprezzamenti e soddisfazione per il varo dei nuovi Lea, è quello di trovarsi ancora una volta di fronte a un Paese che procede con velocità diverse.

Per il Piemonte dove la svolta non ha trovato impreparata la struttura di corso Regina, l’assessore Antonio Saitta prevede “circa un mese per mettere a regime il sistema, contando proprio sul fatto che non dobbiamo partire da zero”. Il neodirettore della Sanità regionale Renato Botti ha già formato un gruppo di lavoro e nei prossimi giorni avvierà una serie di incontri con i vertici di Asl e Aso. Sono, infatti, le aziende il terminale che dovrà rispondere in maniera rapida ed efficace all’innovazione introdotta dal governo.

Non meno rilevante, come si accennava, il ruolo del medici di famiglia per quanto attiene alle prescrizioni e alle informazioni da fornire ai pazienti su quel che prevedono (o, in alcuni casi, non prevedono più) i Lea: le prestazioni gratuite e quelle no, la classificazione delle patologie  – una per tutte, la celiachia passata dalle malattie rare a quelle croniche – e la relativa diagnostica. “Un lavoro complicato”, ammette Saitta, il quale spiega anche come “con il direttore Botti si sia deciso di procedere avendo davanti il quadro di quanto il Piemonte, al contrario di altre Regioni già prevedeva, come nel caso della fecondazione eterologa, e concentrando il lavoro sugli aspetti innovativi senza alcuna perdita di tempo”.

Snellire e superare ogni eventuale intoppo burocratico o di comunicazione, far funzionare al meglio tutta la catena dall’assessorato alle Asl, dai distretti ai medici di medicina generale, in modo che dopo un indispensabile “ma più breve possibile” periodo di rodaggio il nuovo sistema funzioni. Questa l’agenda stilata in assessorato e che verrà illustrata da Saitta martedì in consiglio regionale. Quasi certamente l’assessore toccherà anche un punto su cui le Regioni e il Governo sono rimasti sempre distanti procedendo nell’iter per l’aggiornamento dei Lea: le risorse finanziarie. “Continuo a ritenere che 800 milioni difficilmente saranno sufficienti” ribadisce ricordando come le Regioni abbiano sempre sostenuto la necessità di prevedere un impegno che si aggira attorno al miliardo e 200 milioni.“Il nodo non è stato sciolto, ma si è deciso opportunamente di procedere comunque all’aggiornamento dei Lea con la disponibilità a rivedere lo stanziamento espresso dal Governo, sia attraverso il ministero della Salute sia quello dell’Economia entrambi nella commissione costituita con le Regioni per la verifica dell’applicazione dei nuovi Lea”. Gli stessi che hanno visto il Piemonte secondo solo alla Toscana nel classifica per la qualità, misurata nel 2015. Un balzo di ben 5 punti rispetto all’anno precedente e che lo ha portato a quota 205 su un massimo di 225, peraltro mai raggiunto da nessuna regione.

Proprio la presentazione, a fine dicembre, della cosiddetta griglia Lea era stata l’occasione per l’esordio di Botti nel ruolo fino ad alcuni mesi fa occupato da Fulvio Moirano, ora al vertice della Asl unica della Sardegna. Un ruolo duplice – essendo il Piemonte, con Saitta, a coordinare la commissione Sanità in seno alla conferenza delle Regioni – che Botti, forte dell’esperienza alla direzione della programmazione sanitaria del ministero, giocherà sul profilo tecnico anche nel confronto con il Governo su quello che, ad oggi, appare il terreno meno solido su cui far procedere il nuovo corso avviato con l’aggiornamento dei Lea: quello dell’adeguatezza delle risorse.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    08:33 Domenica 15 Gennaio 2017 tandem Speriamo....

    Per gli annunci Saitta è fortissimo, la realtà molto meno.... vedasi gli ormai trimestrali proclami di avvio della città della salute che in realtà non parte mai. C'è già un notevolissimo marasma all'erogazione dei servizi svolti finora, compreso l'andare in tilt dei poliambulatori di mezza Torino per il pensionamento di 6 (sei!) medici, arrivederci per i nuovi lea...... Ah già c'è un gruppo di lavoro.... quanti ne esistono ormai? E principalmente cosa producono? E intanto Humanitas e C. avanzano, ma forse è questo il vero obiettivo.....

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