SANITA'

Asl, evitare fusioni a freddo

La Regione studia l’accorpamento delle aziende sanitarie e ospedaliere. Da Palazzo Lascaris il presidente della Commissione Ravetti avverte: “Nessun atto d’imperio”. E pone come pregiudiziale il “dialogo con i territori”

Il rischio è quello del rigetto. Innestare una nuova riforma, sia pure limitata (si fa per dire) alla fusione di Aziende sanitarie ospedaliere con quelle locali e, magari, l’accorpamento di alcune di queste ultime, comporta un’alta probabilità di una reazione allergica di quelli che con abusata definizione si classificano come “territori”, ma che in realtà sono una miscela di interessi della politica locale, istanze corporative dei camici bianchi e dei colletti di identico colore nella dirigenza sanitaria, sollevazioni più o meno motivate di comitati che non mancano mai.

Che la cura mirata a ridurre le aziende sia necessaria (visto che in Piemonte è più alto, rispetto al numero di abitanti, in confronto a molte altre regioni) lo ha ribadito recentemente l’assessore Antonio Saitta confermando il lavoro di analisi già avviato con il nuovo direttore regionale della Sanità Renato Botti. Che “si debba procedere, in parallelo con lo studio rispetto ai benefici che questa operazione può avere sull’efficienza dei servizi ai cittadini, dialogando da subito con i territori” lo dice, anche a mo’ di avvertimento alla politica regionale, il presidente della commissione Sanità di Palazzo Lascaris, Domenico Ravetti.

L’esponente del Pd, sa bene come per primo il suo partito si giochi molto su questa partita. Non lo dice apertamente, rimanendo sul terreno della “condivisione con le amministrazioni locali” e “la necessità di partire dalla testa e non dalla coda, evitando quindi che un’eventuale fusione tra aziende venga percepita come qualcosa calato dall’alto”, ma sa bene come alla questione sia (anche) strettamente legato il destino del Pd in Piemonte,magari, anche a partire dalle prossime amministrative di primavera nei Comuni in cui si andrà al voto. Pur partendo dall’assunto che la terapia è utile – e di questo ne sono convinti sia Saitta, sia Botti, sia lo stesso Pd che già più di un anno fa si espresse con un ordine del giorno in merito – un conto è metterla in atto fornendo una pasticca al paziente che di buon grado la ingoia, altro è fargli un’iniezione a tradimento

 Le reazioni si sono viste con la delibera sulla rete ospedaliera: tra i più accaniti oppositori si è contato più di un sindaco piddino. Se poi, scaramanticamente ma non troppo, ci si ricorda di come sulle riforme il Pd non goda proprio di grande fortuna, “meglio, anzi indispensabile ragionare tutti insieme. Sono convinto – sillaba Ravetti con la proverbiale cautela – che laddove e credo accada in gran parte della regione, una fusione tra aziende comporterebbe un comprovato miglioramento dei servizi per i cittadini, questo cambiamento sarà non solo accettato, ma condiviso”.

C’è il fronte della ricerca, dell’alta specializzazione su cui Ravetti ancora l’altro giorno nel corso di un convegno ad Alessandria ha citato perorando l’accorpamento tra l’azienda che governa l’ospedale civile e quello pediatrico con l’Asl da cui dipendono tutti gli altri della provincia. Ma “c’è anche il tema del personale che in queste settimane di emergenza è stato più volte invocato” aggiunge il presidente della IV commissione che nei giorni scorsi – un po’ sul modello dei famosi blitz che l’allora ministro della Sanità Raffaele Costa faceva (anche di notte) negli ospedali per verificarne a sorpresa l’efficienza – ha incominciato una serie di visite “in incognito” nei Pronto Soccorso dell’alessandrino, estendendo nelle prossime settimane questa sorta di verifica de visu anche alle altre province. “Ho visto il nostro personale regalare sorrisi e parole di conforto, ma ne ho visti pure arrabbiati e tesi a spingere barelle contro porte che non si aprono mai al tempo giusto”.

Luci e ombre, uffici talvolta un po’ troppo affollati e infermieri che spesso non bastano. “Può bastare ridurre il numero delle aziende? Certo che no, ma condivido il pensiero dell’assessore sulla necessità di rendere sempre più efficiente il sistema anche passando per soluzioni come la fusione tra Aso e Asl e, in alcuni casi, tra le stesse aziende sanitarie locali”. Potrebbe forse giocare in casa il primo tempo di questa partita, Ravetti. La sua proposta “da discutere ovviamente sul territorio” di unire l’azienda che copre la provincia con quella ospedaliera vede lo stesso Saitta già con la penna in mano.

“Una cosa è certa: è arrivato il momento di procedere. Attenzione: nessun atto di imperio, ma procedere con sollecitudine nella valutazione che l’assessore e il direttore Botti stanno già facendo e, nel contempo, con la discussione nelle varie comunità locali. Poi ci può essere il caso in cui emerge l’utilità di lasciare le cose come stanno e ne prenderemo atto senza alcun problema, ma credo che nella maggior parte dei casi la fusione comporti effetti positivi, non tanto e non solo sul fronte economico, ma del miglioramento dei servizi”. Ravetti non la usa, ma è la vecchia concertazione la parola chiave. Quella per aprire la porta dei territori alla riduzione del numero di Asl e Aso. Altrimenti destinata a rimanere chiusa. Con il rischio per il Pd di sbatterci contro.

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3 Commenti

  1. avatar-4
    07:37 Martedì 24 Gennaio 2017 Pietro Luigi Garavelli Preoccupazione .....

    Da tempo si parla in Alessandria di due temi , che continuano a lasciarmi perplesso cioè la trasformazione dell’ Ospedale Civile in IRCCS e l’ Azienda Unica Provinciale ASO-ASL, argomento trattato in questo articolo . Sul primo aspetto ho scritto più volte e non voglio ripetermi né inseguire proposte che mi lasciano perplesso alla luce dei complessi e lunghi passaggi che sottendono la trasformazione di un “ semplice “ Ospedale in IRCCS . Relativamente al secondo mi permetto di ricordare che nell’ ambito della Letteratura Medica Internazionale esistono dei limiti di dimensioni degli Ospedali . Ecco il link del documento, un po’ datato, “ L’ efficienza tecnica degli Ospedali pubblici italiani “ da leggere da pag. 11 ( https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2008-0029/QEF-29.pdf ) , in cui si spiega che oltre certe dimensioni l’ efficienza di un Ospedale decresce. Non conosco quale organizzazione sarà proposta per accorpare ASO e ASL nei loro Presidi. Speriamo bene ! Da un Medico e Sindacalista

  2. avatar-4
    11:26 Lunedì 23 Gennaio 2017 tandem Con - fusioni....

    Il "geniale" Saitta non dice che dal resto dell' Italia non è che giungano notizie di grandi risultati dalle fusioni, vi è principalmente molta delusione per il poco risparmio e il molto caos organizzativo. L'avvio della ASL unica torinese è assurdo, in quanto non è avvenuto per scelta tecnico organizzativa, ma solo perché il direttore Soro ha dato inaspettatamente le dimissioni, facciamo la ASL unica per la serie "proviamoci". E' poi assurdo sovrapporre una ristrutturazione a una ristrutturazione delle aziende non conclusa, il caos è quasi certo. Infine, il caos Province e il no al referendum docet, bisogna piantarla di fare riforme affrettate e di facciata, sono una cosa seria, delicata e da fare con attenzione e nei tempi occorrenti. Cosa che non possono fare i "direttori" regionali e generali importati da altre regioni che, non conoscendo territori e uomini, sono solo utili a fare vuote teorie e tagli lineari, belli sulla carta, ma disastrosi sul medio termine. Il PD è veramente ormai un partito suicida.....

  3. avatar-4
    09:54 Lunedì 23 Gennaio 2017 Damos Sperimentazioni e salti mortali

    Be', tanto c'è già la Asl unica di Torino a fare da apripista e da cavia per tutte le altre . Dopo trent'anni è tornata la USSL 1-23, con la sede in via san Secondo, con i mega uffici unici, con le circolari che partono dal comando generale ed arrivano in periferia molto, molto tempo dopo . Si vedranno i benefici ed i malefici a breve ed intanto per fortuna tra qualche anno si andrà nuovamente a votare .

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