Scuola di politica

Questa settimana mi piacerebbe trattare un argomento apparentemente banale, ma che contiene elementi illuminanti e particolarità che consentono di guardare al nostro Paese comprendendone meglio i suoi mali e le sue patologie.

L’attenzione si focalizza su una frazione territoriale della metropoli torinese, ossia la Circoscrizione amministrativa 2. L’organo comunale di quartiere è certamente meno importante dell’ente regionale o metropolitano, ma non nell’ambito delle dinamiche politiche.

Le Circoscrizioni vengono sovente indicate quali allevamenti della classe politica, una sorta di squadra “Primavera” tenuta momentaneamente ai margini del campionato in vista della stagione successiva. Il quartiere si trasforma quindi in palestra per principianti, luogo dove è difficile fare danni permanenti ed idoneo alla crescita della formazione personale.

Come già evidenziato in questa rubrica, i poteri delle assemblee circoscrizionali sono stati ridotti, per non dire resettati, grazie alla cosiddetta riforma del decentramento varata dalla giunta Fassino. La potestà di deliberare contributi ordinari, dall’insediamento delle nuove amministrazioni in luglio scorso, è infatti passato dalle mani del consiglio a quelle, meno trasparenti, della giunta. L’unico atto importante discusso in sede consiliare rimane la delibera quadro (le linee guida annuali) che tratteggia i criteri tramite i quali l’esecutivo può assegnare denaro pubblico a terzi.

È risaputo come nelle circoscrizioni venga allevata ed istruita pure una seconda categoria professionale legata alla res pubblica: quella dei cosiddetti “furbetti di quartiere”, specie sociale più volte citata dai media in questi ultimi anni.

La premessa non lascia troppi dubbi: i fatti inerenti le circoscrizioni non sono assolutamente secondari rispetto alla Regione oppure alla Città, bensì questi rappresentano la cartina tornasole di quello che sarà il mondo politico nazionale futuro, sia nei suoi valori che nelle sue infinite vergogne.

I furbetti si rafforzano esercitandosi sull’esercizio del potere di piccolo cabotaggio. Costoro, grazie all’ incarico di quartiere, possono accedere alle mini leve di comando comunale oppure, in alcuni casi, gestire i fondi a disposizione in bilancio per fini di scambio elettorale.

La Circoscrizione 2, retta da una presidente Pd sostenuto con forza dall’ex consigliere regionale Stara, purtroppo ha fornito una clamorosa dimostrazione dei vizi (tanti) e delle virtù (poche) che caratterizzano i quartieri in questi ultimi anni. L’occasione è stata fornita dalla seduta consigliare in cui, il 17 gennaio scorso, sono state discusse in aula le linee guida per l’anno in corso. La minoranza in tale occasione ha presentato alcuni emendamenti tra cui uno, specifico, che invitava a disciplinare l’erogazione dei contributi pubblici sulla base di equità, efficacia, trasparenza.

L’emendamento presentato al dibattito recitava: “Le linee guida 2017 disciplinano l’erogazione di contributi ordinari, e straordinari, vincolandoli ad un corretto utilizzo dei fondi pubblici nel rispetto dei principi di efficacia, efficienza e produttività dell’azione amministrativa nonché di equità, trasparenza e concorrenzialità. I contributi vengono erogati tramite emanazione di singoli bandi pubblici”.

Principi elementari fatti propri dalle amministrazioni comunali e regionali ma bocciati con forza dalla maggioranza, compatta, del Pd. Un voto coeso, netto, militaresco, che ha di fatto sepolto le perplessità dei singoli consiglieri. Espressione obbediente ottenuta, forse, tramite alcune nomine distribuite tra i ranghi della maggioranza, quali la sottocommissione cultura e le presidenze delle commissioni di quartiere.

Il risultato del voto espresso in sede consiliare è evidente: l’emendamento è stato bocciato per cui la Circoscrizione potrà erogare fondi senza dover rispettare principi di correttezza, efficacia, efficienza, produttività, equità ed infine concorrenzialità e trasparenza.

Valutando il ruolo formativo rivestito dai quartieri è facile rilevare come il programma di studi non sia cambiato in questi ultimi anni: si insegnava il cinismo negli anni 80 e 90 e la stessa materia è oggetto di ricche lezioni oggi.  La promessa alettante di un ruolo, anche nel quadro amministrativo minore, mette in pace gli animi facendo digerire ai politici in erba anche i bocconi amari.

Il primo livello della politica forgia i giovani militanti infondendo loro i sani principi alla base della buona amministrazione, da cui il manuale di studio democratico esclude trasparenza ed equità. Gli alunni potranno poi fare tesoro di quanto appreso e praticare nelle sedi superiori: per alcuni significherà gestire il Paese nello stesso modo con cui si governa la circoscrizione (vedi l’ex premier Renzi).

Una riflessione è doverosa nei riguardi del martoriato centro Italia, dove terremoti e nevicate abbondanti hanno piegato un’intera popolazione alla fame ed al freddo. Innanzi al dramma in atto ogni ente pubblico, Stato compreso, dovrebbe rinunciare a quanto non essenziale ed elargire tutto il possibile a quelle terre distrutte. E’ impensabile che in questo momento vi siano famiglie isolate, senza casa, senza derrate e prive di servizi, ed altrove vi siano risorse per finanziare l’effimero di comodo o la clientela di turno.

La scuola politica crea manager di se stessi, e non della collettività. Il meccanismo immutato nei decenni ha allontanato il popolo dalla politica e dato vita a movimenti come i 5 Stelle. Ammettere i gravi errori compiuti sarebbe un buon avvio verso il cambiamento, ma arroganza ed arrivismo hanno ormai aperto le porte al Trump, o alla Le Pen, di turno.

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