Tassi bassi e fondi pensione

L’attuale politica dei tassi bassi o addirittura negativi seguita dalla Banca Centrale Europea e dalla Federal Reserve statunitense per far ripartire l’economia non ha dato i frutti sperati. Le nazioni con economie più solide come Usa e Germania ne hanno sicuramente approfittato, mentre per nazioni come l’Italia non si sono visti risultati particolari. Il Pil italiano per anni è decresciuto e quando è cresciuto lo ha fatto di percentuali irrisorie. Facendo questi confronti viene il fondato sospetto che crescita e decrescita del PIL più che essere legate al livello dei tassi di interesse, siano legate ad altri fattori: così che economie ricche e solide come Usa e Germania crescono, mentre l’Italia annaspa, complice anche una classe politica più attenta al consenso immediato, che al benessere di lungo periodo degli italiani. Una classe dirigente accorta avrebbe approfittato del risparmio sulla spesa per interessi per ridurre il fardello del debito pubblico o per abbassare le tasse e il tutto senza ridurre la spesa pubblica. Invece il risparmio sugli interessi è stato utilizzato per aumentare la spesa pubblica e quando è arrivata la crisi il debito pubblico essendo una montagna, ha esposto lo Stato italiano all’altalena dello spread. La politica dei tassi bassi o negativi della BCE è motivata principalmente dalla necessità di dare fiato ai bilanci degli stati sovraindebitati. La si può giustificare con la crisi, con la deflazione, ma il vero motivo è quello.

Per chi ha mutui o prestiti o si accinge a richiederli ha un grosso vantaggio dai bassi tassi di interesse, ma come in ogni cosa c’è il rovescio della medaglia. Chi ha risparmi da investire si vede ridotti i suoi introiti riducendo di conseguenza i consumi. Gli attuali tassi di interesse sono tenuti artificialmente bassi per salvare gli stati, ma in una situazione di mercato i tassi sarebbero frutto delle libere interazioni fra prestatori di capitale e richiedenti.

Un’altra conseguenza che non si tiene conto è il rendimento dei fondi pensione. Qui lo Stato italiano ha compiuto un capolavoro di ipocrisia e illusionismo. La pensione pubblica viene sempre più ridotta e per far fronte a ciò viene suggerito di accantonare delle cifre tramite fondi pensione. Idea giusta, ma l’ovvia domanda da porre al legislatore è: come si fanno ad accantonare delle somme con il costante aumento delle tasse? Non mi pare che gli stipendi di impiegati e operai permettano chissà quali lussi tanto da poter investire in fondi pensione. Molte famiglie faticano a far fronte agli impegni quotidiani e sembra alquanto improbabile che possano risparmiare.

Altra presa in giro del governo Renzi è stato l’aumento della tassazione sui fondi pensione. Da un lato si riduce la pensione pubblica, dall’altra si tassa il risparmio destinato alla previdenza integrativa. In ultimo, la politica dei bassi tassi di interesse che favorisce paesi indebitati come Italia e Grecia, riduce i rendimenti dei fondi pensioni che investono principalmente in titoli di stato e obbligazioni. Molti fondi per sopperire alla riduzione degli introiti, hanno incrementato gli investimenti in titoli più rischiosi, esponendo di conseguenza i propri investitori a rischi maggiori. Al di là di ciò, è piuttosto irritante che lo Stato prima ti costringa ad investire in fondi pensioni, poi ti tassa ed infine per mantenere in piedi un mostruoso debito pubblico azzeri i tassi di interesse, riducendo i guadagni dei fondi pensioni. Sul breve periodo può non sembrare un problema, ma fra qualche tempo, quando andranno in pensione lavoratori con le nuove regole e con pensioni più basse, si accorgeranno che anche i fondi pensioni hanno reso poco, trovandosi diminuito anche quello introito.

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