POTERI FORTI

“Abbiamo un banchiere” Appendino vede Palenzona

Dopo aver piazzato il fido Quaglia al vertice della Crt, Furbizio si reca a Palazzo Civico a omaggiare la sindaca grillina. Al centro dell’incontro gli assetti della fondazione e la richiesta di un “aiutino” da parte di UniCredit per far quadrare i conti del Comune

Non foss’altro che per via della non proprio buona sorte portata al suo predecessore, da lei sconfitto, Chiara Appendino mai si sognerebbe di pronunciare la sventurata frase “abbiamo una banca”. Immaginare che la sindaca antisistema, ben presto sistemata a suo agio nell’establishment tanto aborrito, possa pensare di avere un banchiere (dalla sua) è, invece, molto meno lontano dalla realtà di quanto si possa supporre. L’ingombrante mole di Fabrizio Palenzona si è stagliata ieri nelle austere sale di Palazzo di Città.

Nessun impedimento improvviso, tenuto a chilometri di distanza anche un solo germe di raffreddore, sistemata ogni incombenza familiare prevista o improvvisa, la sindaca ha accolto il vicepresidente di Unicredit e regista dell’operazione Quaglia (inteso come Giovanni) al vertice della Fondazione Crt, con gli onori che la diplomazia del grillismo al potere sotto la Mole riserva a un plenipotenziario di rango elevatissimo. Accompagnata, come sempre, dall’officiante dei riti di Palazzo, padre Paolo Giordana, la prima cittadina ha accolto il “credente peccatore”, definizione cui, con vezzo, il camionista di Tortona ricorre per descriversi, nel bene e nel male a seconda degli sguardi. E a proposito di sguardi, quello della Appendino, raccontano sia stato lontano anni luce dal contenere, sia pur ben celato, il lampo di quella rabbia verso il sistema, rieccolo, che accende(va) le pupille dei grillini con il vaffa pronto. Neppure uno strabico sospetto di fronte alla cortesia e ai bei modi – dote unanimemente riconosciuta al politico di provincia diventato banchiere nazionale, con una lista infinita di incarichi di vertice accumulati e attraversati negli anni – di un Palenzona, riferiscono, molto disponibile a supportare la sindaca nella non facile impresa di governo, ovviamente dal punto di vista delle risorse.

Palenzona è Unicridit, Palenzona è (oggi più di ieri) Fondazione Crt. E se era parso strano il silenzio della Appendino di fronte a quel che, con rapidità, è accaduto in via XX Settembre, se qualcuno si era domandato la ragione di neppur un frinito della grillina di fronte all’avanzare rinocerontesco di Furbizio con in groppa Quaglia, beh oggi la risposta è, appunto, Chiara. Tout se tient, direbbero i francesi. Casuale la visita del vicepresidente di piazza Gae Aulenti alla vigilia della ricapitalizzazione e con una serie di tagli di personale e agenzie che potrebbe toccare, anzi è arduo non possa essere così, anche Torino e pochi giorni dopo la sistemazione di Quaglia nel nido accogliente della cassaforte cittadina? Coincidenza che nell’agenda della Fondazione Crt vi sia l’imminente rinnovo del cda e che questo non possa passare – nell’ecumenica visione di Palenzona, nato e cresciuto democristiano – come qualche cosa diverso dalla distribuzione dei pani e dei pesci preclusa agli eretici grillini? Giammai. Tant’è che una delle poltrone del nuovo board parrebbe già essere prenotata per Davide Canavesio, non propriamente organico ai Cinque Stelle, ma certo descritto come uno dei futuri amministratori della fondazione torinese più vicino alla sindaca. La quale mai scivolerebbe nel dire “abbiamo una banca”. Avere un banchiere, e che banchiere, forse è ancora meglio. A pensar male si fa peccato, ma essendoci di mezzo un peccatore per sua stessa ammissione, la spiegazione oggi è Chiara.

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