REDAZIONALE

Periferie e giovani:
le sfide della Polledro

La sinergia tra Pubblico e Privato può essere la forma di collaborazione in grado di rivitalizzare la cultura italiana, specialmente in un lungo momento di carenza di risorse per questo ambito così strategico

Periferie e giovani sono due aspetti della medesima sfida: ampliare il bacino di fruitori della cultura, sia essa la mostra di dipinti oppure un concerto di musica colta. Sono, al tempo stesso, tematiche che l’Orchestra da Camera “Giovanni Battista Polledro” ha ben presenti sin dalla sua fondazione nel 2012.

Per quanto si desideri essere poetici, e in una certa misura una propensione al Bello è fondamentale per chi intenda lavorare nell’ambito culturale, il rapporto che si è instaurato negli ultimi decenni tra arte e pubblico è lo stesso che lega il prodotto all’acquirente. Insomma, se i teatri e le gallerie sono vuote, o spopolate da giovani, il problema non è della musica o della pittura, bensì della poca attrattività conferita da chi l’ha confezionato al “prodotto artistico”.

L’artista non è, forse, un imprenditore di se stesso, ci chiediamo? Far sì che un mecenate scelga quel letterato invece di un altro, non è in ultima analisi questione, come si direbbe oggi, di autopromozione? Pertanto riteniamo che ai mezzi, indubbi, del settore Pubblico, si debba affiancare “l’occhio” del Privato: la forma mentis di colui che fa impresa e si confronta ogni giorno con le esigenze e le aspettative dei fruitori; in altre parole del mercato.

Riferendoci alla realtà che viviamo ogni giorno, come Orchestra che muove da un gruppo di mecenati amanti della musica colta, quasi degli “azionisti”, intesi come persone che condividono il rischio di impresa, non possiamo fare affidamento sul supporto statale dal punto di vista economico.

Fin dall’inizio il nostro obiettivo non è stato arrivare ai giovani – atteggiamento che ci avrebbe posto in uno stato volto al compromesso al ribasso con questo tipo di pubblico – ma far sì che i giovani si avvicinassero alla Polledro e con essa alla musica colta. Intanto, abbiamo “costruito” una compagine orchestrale dall’età media di 28 anni. E, si badi, sono i musicisti che suonano con noi sono tutti giovani professionisti, delle promesse.

In seconda battuta, ci siamo rivolti alle periferie, consci che esse non sono solamente una posizione geografica, bensì anche – a volte – uno stato mentale e poi sociale. Sicuri della forza comunicativa dell’arte e, soprattutto, della musica quale linguaggio universale – che necessità però di un’educazione all’ascolto – abbiamo scelto di collocare “braccio e mente” dell’Orchestra, la direzione e le prove, nel cuore dinamico di una periferia torinese: l’H.U.B. multiculturale Cecchi Point nel quartiere Aurora. Già centro dinamico di attività culturali, con il nostro apporto desideriamo arricchire ulteriormente l’offerta, cercando, tra le altre attività, di avvicinare le scuole alla musica colta.

Da parte nostra abbiamo dimostrato che “c’è vita al di fuori dei contributi statali”, ma esiste una burocrazia sclerotizzata in cui è difficile articolarsi senza un partner di natura pubblica. In altre parole, desidereremmo che il Pubblico si renda conto del nostro contributo, così come quello di tante altre realtà che muovono dal settore privato, e lo agevoli.

La sinergia tra Pubblico e Privato, quindi, può essere la forma di collaborazione in grado di rivitalizzare la cultura italiana, specialmente in un lungo momento di carenza di risorse per questo ambito così strategico, su cui ha pesato l’eredità di una gestione quanto mai poco lungimirante.

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