TRAVAGLI DEMOCRATICI

Caos Pd pure sul fronte turco

La componente "cuscinetto" tra renziani e sinistra evita in extremis la spaccatura. Passa la mediazione di Esposito, ma per l'alessandrino Borioli la questione è solo rimandata. In Piemonte tutti con il ministro Orlando, eccetto l'orfiniana Gribaudo

“È un non tema” taglia corto Stefano Esposito di fronte alla domanda su chi sta con Andrea Orlando e chi resta fedele a Matteo Orfini. Ruolo inedito di pontiere, con divisa che riesce difficile immaginare addosso al senatore torinese: quella del pompiere. Ma tant’è, l’estintore a chi in mano ha sempre pronto il fiammifero. È andata così nella riunione dei Giovani Turchi - una cinquantina di parlamentari di cui un quinto formato da piemontesi – incominciata con la prospettiva concreta di una divisione della componente e finita con un documento che (per ora) scongiura una scissione correntizia proprio laddove c’è chi, come il ministro della Giustizia, lavora per evitarla nel Pd. A Roma come in terra allobroga.

“Orlando fa bene nel proporre la conferenza programmatica, ma io lavoro per tenere unita la componente” e, almeno stando a com’è finita, ieri i fatti danno ragione a Esposito: per ora i turchi restano uniti nel testo in cui passa la richiesta della conferenza programmatica (come richiesto da Orlando), ma con i tempi del congresso (linea Orfini). I numeri sul documento prima di essere emendato, ovvero quello del guardasigilli la divisione la segnavano con nettezza: 39 a favore e 15 contro. Tra la decina di parlamentari piemontesi la linea Orlando è schiacciante: con Orfini solo la cuneese Chiara Gribaudo, vicecapogruppo dem a Montecitorio. Da Anna Rossomando a Elena Ferrara, e poi ancora Umberto D’Ottavio, Antonio Boccuzzi, Cristina Bargero, Magda Zanoni, Daniele Borioli: il fronte orlandiano, più o meno con nettezza, si staglia in un asse Piemonte-Liguria a favore del ministro spezzino.

“Quella di Andrea è un’iniziativa lodevole, ripresa in modo trasversale anche da altre aree del partito, per cercare di tenere unito il partito” commenta Bargero alla fine di una giornata convulsa. “Vedo con piacere che la proposta di conferenza programmatica fatta da Orlando riceve consensi anche da Maurizio Martina e Piero Fassino” twitta Esposito. Già, perché le aree di cui parla la deputata alessandrina sono, innanzitutto quella del ministro dell’Agricoltura (Sinistra e cambiamento) e AreaDem dell’ex sindaco di Torino. A favore della proposta Orlando c’è pure il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e lo stesso Michele Emiliano, uno dei candidati al congresso per la minoranza che con Pier Luigi Bersani continua a tenere alte le quotazioni della rottura, pur di fronte al tentativo del guardasigilli che, nel tentativo di evitare la scissione, ha corso il rischio vederne una interna alla componente di Rifare l’Italia. La stessa che a Torino sembra sul punto di perdere un pezzo: il vicepresidente del consiglio comunale ed ex assessore della giunta Fassino, Enzo Lavolta si è “prudentemente” iscritto tra i supporter del governatore pugliese. Ragioni di opportunità (“opportunismo”, secondo i compagni malpensanti) per assecondare malcelate ambizioni parlamentari e affinità famigliar-geografiche (il padre Cosimo, sindacalista Uil, è conterraneo di Emiliano) potrebbero presto portarlo a militare in altre falangi.

I turchi piemontesi, rafforzatisi dopo i primi anni di legislatura con l’ingresso nella corrente di alcuni bersaniani, reggono comunque a livello parlamentare. Sempre “per ora”, ovviamente.  Nel documento scrivono che “il Partito Democratico ha bisogno di parlare al Paese, prima che a se stesso. Le severe sconfitte alle amministrative e al referendum, la responsabilità di sostenere con lealtà l’azione del governo Gentiloni e la fine di un ciclo nella storia del Paese ci chiamano ad un confronto che non può e non deve esaurirsi nella sola scelta della leadership del partito, ma che ne investe anche il profilo complessivo”. Per questa ragione, “abbiamo bisogno di un percorso largo e aperto, che ci permetta di ridefinire il progetto del Pd coinvolgendo militanti, elettori, cittadini, intellettuali, forze economiche e sociali. La proposta di un confronto programmatico, nella fase iniziale del percorso congressuale, ci sembra, in questo quadro, utile e condivisibile, per ricostruire un perimetro condiviso prima di avviare il processo di scelta della leadership e per evitare derive scissioniste”. Che, stando alle ultime dichiarazioni di Bersani restano, eccome: l’ex segretario dice che andranno domenica in Assemblea Nazionale, ma che “di passi avanti non ne vedo”.

Forse l’unico a vederli è un altro piemontese, il moderato Mimmo Portas: “Sono convinto che Renzi e Bersani troveranno un accordo. C’è la possibilità di dialogare e di arrivare a un’intesa per il bene del Pd e di soprattutto del Paese”.  E D’Alema? Tiene i contatti con Emiliano, Bersani e con Enrico Rossi. Con tutti loro si troverà sabato alla presentazione del libro del presidente della Toscana, Rivoluzione socialista. Quello, secondo il presidente della fondazione Italianieuropei, dovrebbe essere il luogo e il momento per varcare il Rubicone. Il Pd, per Baffino, è già archiviato: “I partiti sono diventati tutti delle macchine elettorali asfittiche. Quando c'ero io il mio partito aveva seicentomila iscritti poi ci siamo uniti per fare un partito più grande, ora siamo 180mila”.

Ai suoi nei territori ha già lanciato per tempo il messaggio di tenersi pronti. I Giovani turchi ci provano a evitare quel che molti ormai danno per pressoché inevitabile, a partire dalla stessa minoranza bersaniana. “Anteporre al congresso una conferenza programmatica non è un esercizio formale, ma un atteggiamento pragmatico utile sia alla stessa competizione tra i candidati alla segreteria, ma anche per rimettere ordine in una discussione che ormai è degenerata” osserva Borioli. Schieratissimo sulla proposta Orlando, il senatore alessandrino si dice “contento che si sia trovata una composizione delle diverse posizioni su un documento comune” riferendosi al testo uscito ieri sera dalla lunga e non sempre tranquilla riunione di Rifare l’Italia. Poi avverte: “Il documento va bene, ma attenzione: non risolve certo il problema di due linee differenti” all’interno di una stessa componente. Insomma, ci sono turchi e turchi. In Piemonte quelli di Orfini sembrano ormai dei panda.

print_icon

0 Commenti

Inserisci un commento