Acqua Santanna

Stato, non ci indurre in tentazione

Di recente sono state introdotte delle novità legislative in materia di “incubatori” aziendali. Gli incubatori sono strutture che hanno lo scopo di aiutare i neo imprenditori a sviluppare le loro idee di business creando nuove imprese come se fossero delle incubatrice che fanno schiudere le uova facendo nascere i pulcini. In una paese come l’Italia martoriata da una disoccupazione giovanile elevatissima svolgono un ruolo encomiabile e pertanto sono state previste delle agevolazioni fiscali. Sennonché, di punto in bianco, legislatore ha deciso per evitare che qualcuno approfittasse delle riduzioni fiscali non avendone titolo, di rendere più stringenti i criteri per accreditarsi come incubatori certificati ed ottenere i conseguenti vantaggi fiscali. Uno dei criteri più severi è quello di avere a disposizione una superficie di almeno 500 metri quadri, che ovviamente per chi non raggiunge quelle dimensioni rappresenta un grosso problema economico e organizzativo. Nelle migliori delle ipotesi richiedono la ricerca di nuovi locali e un trasloco. Come se i soldi piovessero dal cielo. Inoltre uno spazio così ampio è paragonabile a quello di una grossa azienda. In particolare, questi incubatori servono come servizio a cosiddette startup ovvero imprese tecnologiche che non sempre richiedono ampi spazi. Lo sviluppo di software non ha bisogno di grosse attrezzature a parte rete e dei server che in ogni caso possono essere usati da remoto. È necessario solo lo spazio per i programmatori e il loro pc. 

Molti commentatori si sono fermati a questo livello nel criticare il provvedimento, ma c’è un livello più generale che è sfuggito ai più. La motivazione addotta per giustificare l’inasprimento dei requisiti per l’accesso alle agevolazioni è, al solito, la lotta ai furbi, leggendaria categoria che permette al legislatore di giustificare ogni cosa che gli passa per la mente. La domanda giusta da porsi è il motivo per cui esistono persone che si ingegnano per usufruire di agevolazioni a cui non avrebbero diritto. La risposta è molto semplice: l’uomo è un essere razionale e risponde razionalmente alle occasioni che si presentano. Se esistono delle agevolazioni che permettono di risparmiare tasse o burocrazia è piuttosto normale che un individuo razionale cerchi di usufruirne. Il reale problema è nell’esistenza di legislazioni speciali che creano difformità fra i vari attori economici. Il semplice fatto che esistano delle agevolazioni speciali è un’ammissione da parte dello stato italiano dell’eccesso di tasse e burocrazia a cui sottopone il povero cittadino. Facendo un esempio banale si possono considerare le agevolazioni per l’imprenditoria femminile. Credo che sia piuttosto spontaneo cercare di intestare l’attività a moglie, sorella o madre. E dall’altro canto perché questa discriminazione di genere? Considerate due negozi vicini, uno condotto da una donna e l’altro da un uomo: perché uno dei due dovrebbe godere di agevolazioni? È piuttosto ovvio che l’attività senza agevolazioni faccia più fatica a rimanere sul mercato. Una sorta di concorrenza sleale legalizzata.

Il legislatore per “aiutare” i cittadini ed eliminare i “furbi” dovrebbe fare semplicemente un paio di cose: eliminare agevolazioni ed ogni regime speciale ed abbassare le tasse e ridurre la burocrazia per tutti. Un’altra conseguenza sarebbe una riduzione della spesa pubblica. Basti pensare a tutto il personale che gestisce le pratiche per finanziamenti agevolati o a fondo perduto controllando che non ci siano imbrogli che ha quel punto diverrebbe inutile; e riducendo la spesa pubblica si potrebbero abbassare ulteriormente le tasse.

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