ECONOMIA DOMESTICA

Imprese senza frontiere

In Piemonte il 64% delle aziende ha rapporti commerciali con l'estero. Algeria, Singapore e Iran i partner emergenti. Torino la provincia più internazionale. Lo studio di Confindustria

Il 64 per cento delle imprese piemontesi ha una presenza all’estero, mentre il 22 per cento ha progetti di business in nuovi mercati. È quanto emerge da uno studio di Confindustria Piemonte, su un campione di oltre mille imprese, presentato nel corso di una giornata dedicata alle sfide e alle opportunità dell’internazionalizzazione per le imprese regionali all’Unione Industriale di Torino. Algeria, Singapore, Iran e Paesi Bassi sono le new entry verso cui puntano le imprese del territorio piemontese, mentre la Gran Bretagna, invece, è uscita dalle prospettive di sviluppo. “Tra il 2017 e il 2018 il driver della crescita sarà in particolare l’export, mentre ci si attende una contrazione della domanda interna. Di qui l’importanza di internazionalizzare” ha detto il presidente di Confindustria Piemonte Fabio Ravanelli, che ha indicato tra le sfide dei prossimi anni quella di attrarre investimenti dall’estero sul territorio “anche per frenare il processo di deindustrializzazioni subito in questi anni”.

“Negli ultimi anni l’export ha sostenuto il Paese - ha rimarcato il presidente dell’Unione Industriale di Torino, Dario Gallina. Ma a livello italiano solo il 6,5% delle aziende copre il 70% delle esportazioni. Occorre dunque un’azione di sistema per aiutare le imprese medio-piccole, e ci stiamo lavorando”.

Una prospettiva per la quale Confindustria “punta molto sulla collaborazione con il Ceip”, il Centro Estero per l’internazionalizzazione: “Collaboreremo con loro attraverso gruppi di lavoro” ha precisato Ravanelli, che al momento sono otto: mobilità integrata e sostenibile, cioè dall’aerospazio all’automotive; meccatronica; infrastrutture; costruzioni; chimica verde; made in Italy e salute e benessere. “La Regione metterà 2 milioni per i prossimi due anni proprio per attrarre investimenti sul territorio. È la prima volta”, ha detto Pierpaolo Antonioli, presidente del Ceip, sottolineando la necessità di far dialogare tra loro imprese, atenei ed enti locali per mettere a sistema competenze, ma anche risorse. “In questo panorama il Ceip sta cercando di fare da collante tra le diverse realtà” ha precisato. La provincia di Torino è sul podio nella classifica delle imprese presenti all’estero, seguita da Alessandria, Biella, Novara e Cuneo.

In ultimo un accenno allo slittamento del secondo modello a Mirafiori, annunciato dall’ad di Fca Sergio Marchionne: “Certo non fa bene all’indotto” piemontese, ha detto Ravanelli, anche se ormai questo “è cambiato molto nel corso degli anni” e “non è più dipendente solo da Fiat”. Oggi la filiera piemontese dell’automotive “è ad elevato livello tecnologico e internazionalizzato”.

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