Una babele di sinistre

Dunque, quante “sinistre” ci sono nel nostro Paese? E, soprattutto, quante “sinistre” ci sono nel Pd? Francamente ho perso il conto sul numero complessivo perché le sigle si moltiplicano nei partiti che si autodefiniscono di sinistra e addirittura crescono a dismisura i partiti di sinistra. Insomma, una babele di lingue e di sigle che hanno un comune denominatore: c’è una gran confusione all’orizzonte. Ed è anche inutile procedere in questa conta perché sarebbe un’operazione “a perdere”, come si suol dire. Ora, in questo disorientamento che ha fatto perdere la bussola politica allo stesso Pd, ormai ridotto ad una somma di correnti dove non sono più così chiari sia il progetto e sia la stessa prospettiva politica, credo che almeno su tre aspetti è possibile tracciare alcuni punti fermi.

Innanzitutto non è affatto tramontata in Italia la coppia simbolica ed ideologica di destra e di sinistra. Certo, oggi non è così semplice tracciare le differenze. Me ne rendo perfettamente conto, a cominciare dal fatto che definire il Pd un “partito di sinistra” è un’operazione complessa e difficile. Ma è sufficiente richiamare la drammatica “questione sociale” che attraversa il nostro paese - dalla crescente disuguaglianza sociale all'aumento della povertà, da una disoccupazione che ha raggiunto livelli impensabili e gravissimi alla crescente forbice tra i ricchi e i poveri – per arrivare ad una conclusione scontata: la sinistra politica, sociale e culturale nel nostro paese era e resta ancora profondamente diversa dalla destra, dal populismo demagogico e dalle forze conservatrici o reazionarie. Ma dove si declina, oggi, una politica di sinistra nella politica italiana? Attorno a questa domanda le risposte restano alquanto confuse.

In secondo luogo, c’è qualcuno oggi che può sentirsi il depositario esclusivo della sinistra italiana? Anche su questo versante le risposte differiscono, e profondamente. Certo, è sempre esistita nel nostro paese una differenza tra una sinistra riformista e una sinistra massimalista. E fin qui le cose erano sufficientemente chiare. Ma, nel frattempo, la confusione è cresciuta e oggi è semplicemente impossibile percepire con la necessaria chiarezza la distinzione tra chi si definisce di sinistra e chi interpreta seriamente e con coerenza una politica di sinistra, riformista e progressista. Sotto questo profilo, l'iniziativa e il progetto del Pd in questi anni sono stati, purtroppo, insufficienti perché non sono stati percepiti come atti che si sono qualificati come espressione di un partito di sinistra. Le scelte politiche decisive, dalla scuola al mercato del lavoro, dalla istituzioni alle ricette per la crescita alla lotta contro le disuguaglianze sono diventate terreno di forte scontro politico proprio all'interno del Pd e nell’intera società italiana su chi ha “tradito” la vocazione di sinistra.

In ultimo il Pd. È indubbio che lo spettacolo sconcertante, indecente ed imbarazzante che sta offrendo il Pd in queste settimane non aiuta a capire, e a sciogliere il nodo su che cosa significa essere di sinistra oggi. Il fatto che esista una “sinistra renziana” - cioè tutti quelli che arrivano dai partiti storici della sinistra italiana e che hanno sposato il renzismo come progetto politico -, una minoranza di sinistra che resta nel partito e una scissione a sinistra di persone che ritengono l’uscita dal Pd l’unico modo per salvaguardare una tradizione di sinistra, conferma come la confusione regni sovrana e incontrastata. Ora, la scissione del Pd e nel Pd porterà maggior chiarezza al riguardo? Non credo, anzi temo che il disorientamento aumenterà con il rischio che a uscirne maggiormente indebolita sarà proprio la cultura e la politica della sinistra. Questo dovrebbe essere il perno della nostra riflessione quando parliamo di futuro della sinistra.

Ecco perché dall'esito concreto che avrà la scissione del Pd che segna, comunque sia, la fine del ciclo che si è aperto nel 2007 con la segreteria Veltroni, noi capiremo anche dove e come si può declinare oggi una sinistra riformista, progressista e di governo. Nulla è scontato. Nel frattempo c’è solo un grande rischio. Ed è quello che, mentre si discute a livello autoreferenziale di come si costruisce una vera sinistra politica nel nostro Paese, si affermino culture e politiche di destra, conservatrici, antisociali, semplificatrici e populiste che avranno come unico effetto quello di indebolire ancor di più una reale e vera prospettiva riformista, democratica e progressista nel panorama pubblico italiano.

*On. Giorgio Merlo, dirigente nazionale Pd

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