Le palme della discordia

In questi ultimi giorni per deliziare le nostre giornate è sorta una nuova polemica, quella della piantumazione delle palme in piazza Duomo a Milano. Sui social network si sono scatenati i sostenitori delle opposte fazioni con tanto di raccolta di firma allegata. Si può ben dire che lo sponsor dell’iniziativa ha raggiunto lo scopo di farsi conoscere. Anche il recente incendio delle palme da parte di alcuni balordi non ha fatto altro che ampliare il battage pubblicitario a costo zero. Il comune di Milano ha, dietro compenso, giustamente autorizzato l’installazione temporanea delle palme. Il problema è che piazza Duomo non è una proprietà privata ove il proprietario è libero di fare ciò che vuole, bello o brutto, giusto o sbagliato che sia. Il paradosso della proprietà pubblica è proprio questo: in teoria è di tutti e quindi tutti si sentono a ragione autorizzati a dire la loro, ma nella realtà è solo nella disponibilità di burocrati e politici che decidono liberamente cosa farne. Per assurdo la cosiddetta proprietà pubblica è “più privata” di quella che comunemente si intende per  privata. Un normale cittadino di una sua proprietà può teoricamente farne ciò che vuole, ma in realtà deve rispettare tutta una serie di norme e regolamenti, per esempio quelli edilizi, fino alle regole di buon vicinato che consigliano facendo un banale esempio di evitare di ammorbare con fumi e odori della grigliata il vicino… a meno che non si inviti il vicino alla grigliata. È evidente che la proprietà pubblica non sottosta alle stesse regole del privato, dato che leggi e regolamenti possono essere cambiati all’uopo o invocare fantomatiche esigenze collettive per aggirare le regole.

La proprietà pubblica è una finzione perché in teoria è di tutti, mentre in realtà si tratta di beni a disposizione del ceto politico – burocratico.

Un modo per limitare l’arbitrio di politici e burocrati è quello di un maggior coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni sul modello svizzero.

In Svizzera, per quanto non è certamente il paradiso perché purtroppo è un’isola circondata da paesi socialisti e non può non subirne le nefaste influenze, il cittadino conta di più e viene consultato tramite referendum frequentemente. Se si vuole costruire un’opera pubblica ed è necessaria una nuova tassa per realizzarla si chiede il parere dei cittadini che non solo devono decidere se sono d’accordo a farla, ma anche se sono disposti a mettere mano al portafoglio per poterla vedere realizzata. Un po’ diversa dalla situazione italiana dove addirittura alcuni referendum nazionali non sono stati rispettati dal parlamento. I cittadini italiani sono spesso turlupinati da una classe politica poco attenta alla volontà dei cittadini.

Certo per le aiuole di piazza Duomo non ci troviamo nel caso di una spesa pubblica e non sempre è possibile coinvolgere il cittadino, però per quanto possibile bisognerebbe devolvere il potere di decidere verso i cittadini e fare in modo che la proprietà pubblica cessi di essere un esclusivo benefit di politici e burocrati.

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