A Torino tutti in bici

Dopo aver stretto le maglie della circolazione ai diesel, l’amministrazione invita tutti i cittadini ad andare in bicicletta per ridurre lo smog. Il messaggio sembra essere: gli automobilisti (neanche tutti) sono i cattivi, i ciclisti sono i buoni. E si dimentica che tutti hanno diritto a muoversi.

È bene chiarirlo da ciclisti, anzi biketoworkers, siamo tutti felici di questo annuncio. In realtà aspettavamo notizie sull’aria migliori per re inforcare le bici con la bella stagione ma abbiamo respirato arie più stantie negli ultimi anni con la precedente giunta quindi conviene dare fiducia all’iniziativa.

Prima di usare la bici di ToBike all’eccezionale offerta di 1 euro la prima settimana ci sono da leggere alcune avvertenze e controindicazioni. Le facciamo da abbonati al servizio, anzi più da sostenitori a prescindere, visto quello che stiamo per dire.

Partiamo dal primo aspetto. Abitate vicino ad una stazione di bikesharing? Siete molto fortunati, potete prendere in considerazione l’idea di fare l’abbonamento di prova ed usarla al prezzo di un caffè. Personalmente non sono stato così fortunato ad avere una stazione vicina a casa in tutti questi anni ma i miei 25 euro li ho subito investiti fin dall’inizio per avere un’opportunità in più di spostamento. A pensarci bene la condizione di avere una stazione vicino casa e vicino a lavoro è molto rara. Per esempio ho supplicato quasi tre anni affinché venisse collocata una stazione presso la mi azienda, eppure è distante pochi metri da una stazione ferroviaria.

Il servizio infatti è nato nel 2012 ma ancor oggi non copre l’intera città (poco più di 160 stazioni). Per fare un paragone il servizio parigino del Velib nel primo anno di attività (2007)ha inaugurato 750 stazioni, raggiungendo le 1200 nel secondo anno di vita. Oggi dichiara di avere una stazione ogni 300 metri.

Poniamo che questi ostacoli non riguardino il caso vostro, lo ripeto, abbonatevi. Se avete una tessera “BIP” (la carta della mobilità regionale) la procedura online è semplice e funzionale ma altrimenti dovete per forza di cose recarvi in sede. Nessun tabaccaio o giornalaio ve la venderà eppure sarebbe tanto bello offrire ai turisti anche l’opportunità di muoversi in bici. Per dire, a Parigi, ci sono colonnine automatiche che permettono di abbonarsi quasi ovunque con carta di credito (lì sono furbi o smart, 150 euro di cauzione contro furti e vandalismi)

Veniamo all’uso. Personalmente vi sconsiglio di prendere il bikesharing per andare a lavorare: rischiate di fare tardi. Le incognite sono troppe: molte bici sono mal mantenute, alcune bloccate di proposito (penso a tutto l’asse che va da Porta Susa ai collegi di corso Mediterraneo perché gli studenti usano il trucco di togliere la catena per riservarsela alla fine delle lezioni). Ho fatto esperienze mistiche su sellini mobili che forse potrebbero essere brevettati da osteopati posturali.

Se per caso trovate tre bici ferme in una postazione statene certi ne funzionerà una. E vi sconsiglio vivamente di prendere la bici per andare in stazione e prendere il treno: rischiate di perderlo per trovare una postazione libera. Come un fesso a volte mi è capitato di scendere di corsa da un autobus bloccato nel traffico perché ho visto una bici gialla ferma che mi aspettava. Era fuoriuso e ho fatto ritardo a riunioni importanti.

Il bikesharing fino ad oggi è stato una risorsa per una nicchia − per fortuna sempre crescente − di utilizzatori consapevoli ma se esce da questo ambito, e lo si fa per avvicinare nuovi utenti, il rischio è che molti scoprano un servizio molto al di sotto degli standard di efficienza di servizi analoghi europei. E il danno sarebbe notevole: allontanare i torinesi dall’uso della bici.

Il consiglio è quindi di usare la propria bici per andare a lavoro.

Il bikesharing è una carta in più (e vale la pena averla) ma a questo punto perché non organizzare una campagna di comunicazione di massa verso la cittadinanza e distribuire la tessera “BIP” con l’abbonamento precaricato. Si toglierebbe ogni pretesto e il 60% dei torinesi che utilizzano solo l’auto prenderebbero confidenza con le varie alternative.

La bici è il mezzo che consente di spostarsi con tempi certi nella città e l’obiettivo che un’amministrazione illuminata si deve dare è aumentare le biciclette sulle nostre strade.

Le misure possono essere diverse e si possono riassumere nel riconoscere la piena dignità d’uso delle bici a chi le utilizza. I ciclisti non sono guerrieri urbani.

Una mamma che oggi accompagna una figlia in bici davanti alla scuola e deve legare la sua bici al palo dà involontariamente un messaggio diseducativo alla figlia perché il mezzo bici non ha un suo posto dove sostare in uno spazio − la strada − che è di tutti. Il messaggio che rimane impresso è che la bici è un mezzo di serie B. (Mamma sei una sfigata guarda quel papà sul SUV!). Siccome non cito l’ambito scolastico a caso, ricordo che una recente norma prevede la presenza di un mobility manager negli istituti scolastici: sarebbe il caso di attuarla da subito.

In questa situazione di emergenza c’è l’imbarazzo della scelta per soluzioni a basso costo di governo della domanda di mobilità. Il terreno è fertile già da qualche anno ma non crescerà niente se si continueranno a perseguire politiche divisive tra gli utenti della strada.

*Domenico De Leonardis, mobility manager

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