PARTECIPATE

Lavoratori Eurofidi senza garanzie

Nessuna certezza per i 190 dipendenti del confidi messo in liquidazione dopo il crac finanziario. A oggi la norma non permette a FinPiemonte di assorbirne almeno una parte. Presidio davanti a Palazzo Lascaris

Del doman non v’è certezza. E non ve ne sarà almeno fino alla prossima primavera. Prosegue l’iter per scongiurare i licenziamenti collettivi per i 190 dipendenti rimasti a libro paga di Eurofidi, di cui 120 in Piemonte, dopo il crac finanziario del più grande confidi d’Italia dello scorso 15 settembre (dei 215 iniziali una ventina hanno trovato una nuova collocazione). Una delegazione ha avuto oggi un confronto a Palazzo Lascaris con l’assessora Giuseppina De Santis e il presidente della commissione Attività produttive Raffaele Gallo per avere ragguagli sulla loro posizione dopo l’inizio delle procedure di messa in liquidazione del confidi. Sul tema la De Santis ha prima risposto a un question time in aula illustrando il percorso individuato dalla Regione assieme agli altri soci. L'assessore “ci ha confermato il suo impegno nella ricerca di soluzioni occupazionali che saranno però parziali e quindi non saranno sufficienti ad evitare i licenziamenti collettivi. Il malessere e la rabbia dei dipendenti sono dovuti anche al totale disinteresse di FinPiemonte che sta sostituendo Eurofidi nelle garanzie da dare alle imprese”, spiegano i rappresentanti sindacali della Uiltucs.

Troppe ancora le variabili indefinite per poter mettere nero su bianco un vero e proprio piano. A partire dalle ultime disposizioni del decreto Madia in termini di partecipate pubbliche. Intanto i sindacati lanciano l’allarme: “I lavoratori di Eurofidi hanno un’età media di 39 anni, laureati in economia, giurisprudenza, ingegneria, matematica. Esperti nel settore creditizio, nel risk management, nella finanza e controllo, nelle pratiche di accesso al fondo centrale, un patrimonio da salvaguardare” si legge in una nota della Uil, che ha indetto la mobilitazione di oggi assieme alle altre sigle. La messa in liquidazione di Eurofidi contempla non solo per il personale, ma a cascata per tutto l’indotto, con le sue 50mila aziende che hanno ottenuto le garanzie, di cui il 40% in Piemonte, che occupano complessivamente 320 mila lavoratori.

La volontà espressa dai liquidatori è che le garanzie in bonis finiscano ad altri confidi sul territorio nazionale, unitamente ai dipendenti di Eurofidi che operano fuori regione, vincolando così l'acquisizione del portafoglio di garanzie a una quota parte della forza lavoro: si tratta di circa 80 impiegati prevalentemente nella struttura commerciale. Altri 60-70 dipendenti, secondo le prime stime, potrebbero continuare a lavorare nella struttura in liquidazione, gestendo un processo che sarà cruciale per le imprese coinvolte e per le banche creditrici. Mentre l'incognita principale pesa sui 50 circa che dovrebbero essere assorbiti da Finpiemonte e dalle altre società partecipate della Regione. Il condizionale è d’obbligo, anche perché Eurofidi, di cui la Regione detiene il 18% delle quote, non si configura come società pubblica e quindi soggetta ai dettami (e alle opportunità) dei decreti sulla pubblica amministrazione. Per questo, se i decreti non saranno modificati, la finanziaria regionale non potrà assorbire neanche uno di quei lavoratori.   

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3 Commenti

  1. avatar-4
    16:50 Mercoledì 01 Marzo 2017 patty Sono tutti responsabili, dai vertici alla base

    I vertici ovviamente hanno amministrato male e vanno messi di fronte alle responsabilità, alle banche probabilmente non fa comodo sostenere Eurofidi ma pure il personale, se è così qualificato come dicono, perchè faceva passare così tante pratiche andate male?

  2. avatar-4
    11:11 Mercoledì 01 Marzo 2017 Guido21 Quando alla Politica conveniva...

    ...altro che carrozzone! Eurofidi era sempre in cima ai loro pensieri e alle loro assegnazioni di posti in CdA. Ora che è nella polvere, tutti se ne dimenticano o fingono di dimenticarsene. Presidenti, direttori generali, direttori vari e consiglieri ne hanno tratto per anni onori e denari. Magari oggi è la volta degli oneri, da richiedere con gli interessi.

  3. avatar-4
    18:51 Martedì 28 Febbraio 2017 tandem Purtroppo....

    Purtroppo i carrozzoni pubblici sono aziende a rischio, quando crollano pagano i contribuenti e i dipendenti e mai i veri responsabili.....

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