La trottola e la piramide

La situazione demografica italiana è ben nota, con un crescente calo delle nascite e un conseguente invecchiamento della popolazione. Ormai i morti superano le nascite e la popolazione residente in Italia ha incominciato a decrescere nonostante l’apporto dell’immigrazione. Questa situazione ha implicazioni piuttosto negative. Intanto l’invecchiamento della popolazione ha l’immediata conseguenza di un aumento della spesa pensionistica e sanitaria. Non possiamo non definire per lo meno imprevidenti i legislatori del passato che hanno regalato pensioni a tutti, anche con pochi anni di contributi quando era evidente il progressivo allungamento della vita. Già Einaudi in uno dei suoi scritti, più di sessanta anni fa, metteva in guardia sull’allungamento medio della vita che doveva comportare un ritardo della messa a riposo e non un anticipo. Altra conseguenza è la diminuzione dei lavoratori giovani, che per com’è fatto il welfare italiano, significa meno contributori al sistema di welfare. Il contemporaneo incremento dei consumatori di stato sociale e diminuzione dei contributori genera un pericoloso disequilibrio.

Altra conseguenza forse non immediatamente percepibile è un generale rallentamento economico e un calo della produttività. Per quanto la vulgata corrente affermi che i giovani italiani non vogliono lavorare è piuttosto evidente che un giovane ha una produttività maggiore rispetto ad un vecchio. Basti pensare alle ore straordinarie o ai turni notturni o altre situazioni stressanti ed è ovvio che un giovane abbia un’energia e una capacità maggiori. Non mi pare che alle olimpiadi partecipino arzilli pensionati. È un dato biologico ineluttabile, per quanto non possa far piacere.

Sul primo punto, il generale rallentamento economico, si chiarisce subito. La produzione serve l’uomo: banalmente prodotti e servizi sono fatti per essere usati dagli uomini e se quest’ultimi diminuiscono, deve diminuire anche la produzione. Un esempio può chiarire meglio. Le abitazioni sono fatte per essere occupate e se non c’è nessuno interessato ad abitarle, i prezzi calano. Quando in passato la forte emigrazione interna ha portato centinaia di migliaia di persone a spostarsi nelle ricche aree urbane del Nord, i prezzi delle case in quelle zone volarono alle stelle. Parimenti dove nessuno è interessato ad abitare, tipo molti comuni montani, i prezzi delle case sono stracciati.

Se i prezzi delle abitazioni calano, e soprattutto se pochissimi sono interessati a comprare, nessuno è interessato a costruire nuove abitazioni o a ristrutturare quelle vecchie e tutto questo porta ad un rallentamento dell’economia. Lo stesso discorso vale per tutti gli altri beni e servizi. Se la popolazione diminuisce c’è meno bisogno di cibo, vestiti, mezzi di trasporto, ecc.

Una crescita infinita della popolazione non è possibile né auspicabile, mentre una situazione di stabilità o di lieve crescita sarebbe l’ideale. Questa situazione che ci permettiamo di chiamare normale, viene rappresentata graficamente da una piramide dove ogni gradone rappresenta una fascia d’età. La base della piramide, il gradino più largo è costituito dai bambini. Man mano che si sale nella piramide si restringe l’ampiezza ovvero il numero di appartenenti a quella fascia e si innalza l’età media. In cima ci sono i centenari che sono in numero piccolissimo.

L’anomala situazione italiana è rappresentata graficamente da una trottola con una base piccola, pochi bambini, da una fascia di adulti piuttosto ampia e poi da un restringimento in cima corrispondente agli anziani. Per migliorare la situazione bisognerebbe ringiovanire la popolazione. I benpensanti propongono di importare, come se fossero merci o bestiame d’allevamento, giovani adulti dai paesi in via di sviluppo, dotati di popolazione mediamente più giovane di quella italiana ed europea. Evitiamo considerazioni su una certa predilezione per gli immigrati di una specifica religione da parte di un consistente porzione delle élite politico e culturale, però non possiamo non evidenziare l’inconsistenza di una simile soluzione. “Importando” giovani adulti si allarga la fascia centrale della trottola e per quanto gli immigrati facciano più figli degli italiani la base non si allarga più di tanto tenendo conto del contemporaneo allargamento della fascia degli adulti. L’immigrazione è un tampone, ma non risolve il problema. Per trasformare la trottola in piramide ci sarebbe bisogno di bambini non di giovani adulti. Bisogna anche tenere conto che la prima generazione di immigrati ha una maggiore fertilità degli italiani, ma già alla seconda acquisiscono le abitudini italiane a dimostrazione che l’Italia è un paese ostile alla natalità. Anche la storia con cui viene venduta come positiva l’immigrazione, ovvero che gli immigrati pagheranno le pensioni non so quanto possa essere vera, stante il fatto che risultano contemporaneamente beneficiari della spesa pubblica fra case popolari, asili, ecc.

Bisognerebbe eliminare le cause della bassa natalità italiana. Le cause sono di due tipi, quelle di natura culturale e quelle di tipo economico. Sulle prime poco si può fare: non si possono costringere le persone a fare figli. Anche in questi tempi di crisi esistono famiglie, beate loro, che godono di un benessere più che sufficiente e stabile, ma che rimandano la nascita dei figli. Qui poco si può fare.

Le cause di tipo economico sono piuttosto note, dai bassi stipendi, alla mancanza di asili, al costo esorbitanti di quelli che ci sono, alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, la difficoltà di trovare lavoro per i giovani, al part time inesistente, ecc. A queste cause note, bisogna aggiungerne una, forse troppo sottovalutata, la lunghezza eccessiva dei percorsi scolastici. Inutile ricordare che la fertilità umana decade con il tempo e più tardi si prova a fare figli più diminuisce la probabilità. Non solo. Percorsi scolastici troppo lunghi ritardano l’ingresso nel mondo del lavoro e conseguentemente la possibilità di formare una famiglia e spesso i percorsi scolastici non aiutano a trovare lavoro e a volte sono addirittura d’ostacolo: oltre al danno la beffa.

La vulgata corrente afferma che i percorsi scolastici attuali e in particolare l’università con il 3+2 risultino semplificati. Non sono in grado di dire se ciò corrisponde al vero o meno, però è evidente ai più, il totale scollamento fra scuola e mondo del lavoro e non si parla tanto delle formazione umanistica, ma proprio dei percorsi che apparentemente dovrebbero essere  professionalizzanti.

Anche intervenendo su scuola e università accorciando i percorsi e collegandoli con il mondo del lavoro si potrebbe contribuire a ridurre le cause materiali della bassa natalità. Naturalmente i processi demografici sono lunghi e per tornare ad una situazione di stabilità saranno necessari dei decenni.

print_icon

1 Commenti

  1. avatar-4
    13:35 Lunedì 06 Marzo 2017 Stefanoschiavon Natalità

    A mio avviso il vero problema è di natura culturale. Abbiamo allevato generazioni con l\'idea del conflitto tra i sessi. Abbiamo svalutato il ruolo della paternità. Abbiamo parimenti svuotato il valore della maternità, sostituendolo con quello della realizzazione professionale, in un mercato del lavoro sempre più problematico. Abbiamo svalorizzato il ruolo della famiglia tradizionale, come pilastro fondante della società, abbiamo considerato i figli come un diritto individuale e non come risorsa collettiva, abbiamo svalorizzato le madri, stiamo oggettivizzando i bambini, come prodotto da acquistare sul mercato per soddisfare i nostri desideri. La natura fa il suo corso, anche se ci siamo sentiti più furbi di tutte le generazioni che ci hanno preceduto, presenta il suo conto.

Inserisci un commento