ECONOMIA DOMESTICA

Export e investimenti stranieri: doppia sfida per il Piemonte

Parte da Torino il roadshow di Alfano per illustrare le iniziative del ministero degli Esteri a sostegno delle imprese. Ravanelli (Confindustria): "Conquistare mercati esteri e attrarre capitali per arrestare la deindustializzazione"

Nel 2015 il Piemonte ha esportato beni e servizi nei Paesi della finanza islamica per un ammontare di 2,6 miliardi di euro, con un incremento del 16,2% rispetto al 2014. Le importazioni sono state pari a 1,7 miliardi con una crescita del 17,5%. Il saldo positivo della bilancia commerciale è pari a 895 milioni di euro, in salita rispetto il 2014 del 13,6%. I dati emergono dalla terza edizione del Forum della Finanza Islamica in corso a Torino. Il trend positivo dell’export verso questi Paesi è proseguito anche nei primi mesi 9 mesi del 2016 realizzando un + 7,3% rispetto allo stesso periodo del 2015 e superando già  i 2 miliardi di euro.  Numeri che rappresentano, tuttavia, solo una parte sia pur cospicua della proiezione dell’economia piemontese verso i mercati mondiali.

Un tema, quello dell’internazionalizzazione che, insieme all’altro “non meno cruciale, ovvero l’attrazione di investimenti stranieri per l’uscita dalla crisi e l’avvio verso un difficoltoso sviluppo” come osserva il presidente degli industriali piemontesi Fabio Ravanelli, richiede l’adozione di misure e strategie al passo con i ritmi dettati dalla globalizzazione. In questo contesto si inserisce l’iniziativa promossa dal governo denominata “La Farnesina incontra le imprese” che verrà presentata, per la prima volta, oggi a Torino dal ministro degli Esteri Angelino Alfano.

DATI EXPORT DEL PIEMONTE

Parte dunque dal Piemonte il tour che, in una seria di incontri nei prossimi mesi, vedrà il ministro illustrare agli operatori economici le modalità del sostegno che la Farnesina assicura alle aziende italiane sui mercati esteri, anche attraverso la rete delle ambasciate e dei consolati. “In un contesto internazionale sempre più complesso e policentrico, nel quale crisi regionali e spinte protezionistiche convivono con le straordinarie opportunità che si aprono sui mercati emergenti - ha affermato Alfano che parlerà agli imprenditori piemontesi stamani a Torino Incontra, accolto dal presidente della Camera di Commercio Vincenzo Ilotte  - la diplomazia economica svolge un ruolo fondamentale nell’interpretare le dinamiche dei mercati esteri, nell’orientare le nostre aziende, nell’accompagnarle e sostenerle nei rapporti con le autorità locali”.

Una recente analisi di Prometeia, presentata in Confindustria lo scorso 31 gennaio, ha stimato che “l’azione di sostegno della Farnesina all’attività  internazionale delle aziende italiane ha contribuito nel 2015 all’1,1% del Pil italiano, al gettito fiscale per 6,7 miliardi di euro e all’occupazione per 234.000 posti di lavoro, grazie anche agli effetti diretti, indiretti e indotti dei contratti acquisiti all’estero sul tessuto produttivo italiano”. Dati sicuramente incoraggianti, ma che indicano l’esistenza di un ampio margine di crescita per le imprese, che conoscono ed utilizzano in misura ancora limitata gli strumenti di sostegno messi a disposizione dal ministero degli Esteri e dagli altri soggetti pubblici.

L’iniziativa mira proprio a migliorare il grado di conoscenza e di utilizzo della diplomazia economica da parte delle Pmi, affiancandosi ad altre iniziative già in corso con gli altri partner istituzionali, quali il Roadshow per le Pmi promosso dalla cabina di regia per l’Internazionalizzazione. “È infatti proprio per le aziende di minor dimensione, che a fronte di una produzione spesso di eccellenza non sono sufficientemente strutturate per affrontare con adeguata preparazione i mercati internazionali - ha sottolineato il ministro alla vigilia della giornata torinese - che l’accompagnamento della rete diplomatico-consolare può fare davvero la differenza”.

IMPRESE PIEMONTESI  A PARTECIPAZIONE ESTERA

Naturale l’attesa per conoscere i dettagli dell’iniziativa del Mae da parte del mondo imprenditoriale della regione che, con una quota dell’11,1%,  occupa il quarto posto nella classifica nazionale per l’export e nel 2016 (terzo trimestre di riferimento) ha accresciuto il volume di 52 milioni di euro passando da 1.876 a 1928. Ma non è un quadro senz’ombre quello dell’economia piemontese: “Dobbiamo frenare la deindustrializzazione, ci sono ancora troppi capannoni vuoti. Questo richiede azioni su più fronti e quello di guardare all’estero è il tema principale nell’agenda di Confindustria Piemonte – spiega il presidente Ravanelli  –. Internazionalizzazione come allargamento dei mercati per l’export con un’azione di accompagnamento per le imprese, ma anche e soprattutto come attrazione di capitali da investire nella nostra regione”.

Ravanelli osserva “notevoli passi in avanti fatti nell’azione di Ceip (il Centro estero per l’internazionalizzazione del Piemonte, presieduto da Pierpaolo Antonioli, ndr) dopo anni in cui si era fatto poco o nulla per l’attrattività della nostra regione nei confronti di investitori stranieri”, ma non tralascia, il numero uno di Confidustria Piemonte, di ricordare come il Paese “negli ultimi 15 anni ha perso 30 punti di competitività rispetto alla Germania”. Il treno da non perdere, per Ravanelli resta sempre la quarta rivoluzione industriale rappresentata da Industria 4.0. “L’iniziativa del ministero degli Esteri potrà avere effetti decisamente positivi sulla nostra economia. L’importante è che non accada come non di rado è successo in passato, quando alle parole non sempre sono seguiti i fatti”.

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