SANITA'

Malati con la valigia in mano

Sempre più piemontesi si curano in strutture fuori dalla regione. I costi lievitano di anno in anno. La denuncia del centrodestra: "I risultati delle politiche scellerate di Chiamparino". Saitta: "Falsità"

Il Piemonte è malato e la Regione fatica a contenere l’emorragia di pazienti che scelgono di curarsi fuori. Un problema per chi deve spostarsi ma anche per i conti di piazza Castello che osservano una crescita costante della spesa per la cosiddetta mobilità passiva. Se nel 2016 il Piemonte ha sborsato 251 milioni per rimborsare le altre regioni, nel 2017 la stessa voce raggiungerà i 283 milioni per raggiungere i 298 milioni nel 2018.

«Ciò purtroppo non sorprende – attaccano Claudia Porchietto (Forza Italia) e Gian Luca Vignale (Mns) - visto che i 283 milioni del 2017 rappresentano quanto i piemontesi hanno utilizzato per accedere alla sanità extraregionale nel 2015 e i 298 previsti per il 2018 rappresentano il costo per la “sanità con la valigia in mano” nel 2016».

Funziona così: se un cittadino piemontese sceglie di curarsi fuori dai confini regionali in regime di convenzione pubblica, la stessa regione dovrà riconoscere la quota spettante per le spese necessarie a curare il cittadino in questione.

Secondo i due consiglieri del centrodestra, questi sono “i risultati concreti delle delibere costruite dal centrosinistra dall’inizio del loro mandato alla guida della Regione Piemonte. In soli due anni saremo costretti a pagare ad altre regioni (principalmente alla Lombardia) 79 milioni di euro in più per prestazioni sanitarie (32 nel 2015 più i 47 del 2016). Ed ecco anche spiegata la difficoltà di avere cure in tempi certi nella nostra regione”.

Secondo Vignale e Porchietto la responsabilità di un fenomeno che non accenna a ridursi, anzi, è dovuta alla chiusura dei reparti, al taglio di posti letto, all’allungamento delle liste d’attesa: tutti elementi che portano i piemontesi fuori per curarsi. «Non solo siamo di fronte ad una politica scellerata che taglia la produzione ospedaliera, ma che è anche fallimentare dal punto di vista economico. Proprio per questo motivo abbiamo promosso, insieme a tutti gli altri colleghi di gruppo, un referendum abrogativo delle delibere “taglia salute” di Saitta e Chiamparino».

«I dati sulla mobilità passiva presentati ieri ai consiglieri regionali durante la riunione della commissione Sanità risalgono al 2013. E dunque, come è evidente, non può esserci alcuna connessione fra questi dati e le delibere di riordino della rete ospedaliera approvate dalla Giunta Chiamparino, che è in carica dal giugno del 2014». Così l’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta replica alla denuncia dei due consiglieri di minoranza in merito all’aumento della mobilità passiva.

«Spiace vedere che ancora una volta in commissione si finga di non capire e si diffondano falsità – osserva l’assessore Saitta -. E dire che ieri questo aspetto era stato precisato e chiarito agli stessi consiglieri: per avere il quadro aggiornato della mobilità sanitaria extraregionale occorrono diversi anni, perché è necessario acquisire i dati di tutte le regioni italiane e successivamente incrociarli fra loro. Per questo motivo, ad esempio, i numeri del 2016 non sono ancora noti. Quelli a cui si fa riferimento nel bilancio sono dunque risalenti al passato, e per la precisione agli anni in cui la Regione era governata dalla Giunta Cota».

Di diverso avviso anche l’altra forza di opposizione, il Movimento 5 stelle. «Il fondo per la mobilita passiva - si legge in una nota del gruppo grillino di Palazzo Lascaris - misura le cure effettuate dai nostri cittadini in altre regioni nei due anni precedenti. Quindi l’aumento di 30 milioni nel 2017 rispetto al 2016 misura l’incremento tra 2014 e 2015, periodo di applicazione della dgr “taglia ospedali” che ha, appunto, tagliato oltre 2.200 posti letto sui 17.000 regionali. Provocando aumento delle liste di attesa e passaggio appunto alla sanità fuori regione o al privato puro. Nel 2018 (che misura il 2016) è previsto un altro aumento di 15 milioni. Che certifica - sostengono i pentastellati - il continuo deterioramento dell’offerta sanitaria piemontese. Che cosa rimarrà dei servizi sanitari regionali nel 2019?».

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