CONGRESSO PD

Chiamparino battezza il PdR

Vibrante endorsement del governatore per Renzi. "Non cambio casacca, mi sentirei un vigliacco" e la platea gli tributa una standing ovation. Restano le critiche sul rischio dell'autoreferenzialità, "ma hanno torto coloro che se ne sono andati"

«Mi hanno chiesto se sono ancora renziano. Su questa barca ci sono salito fin dall’inizio, magari da irregolare, e non sarei a posto con me stesso, se ora che il vento non è più quello delle europee che soffiava in poppa nel 2014, io dovessi cambiare casacca, mi sentieri un vigliacco». Sergio Chiamparino resta al fianco di Matteo Renzi e, anzi, con un applauditissimo intervento dal palco del Lingotto veste i panni del padre nobile del PdR: «Dico a chi parla di PdR come Partito democratico di Renzi che questa è una grande forza perché con l’identificazione tra Pd e Pdr si è creato un bene per il partito cioè un’identità riformatrice». Certo, avverte il presidente della Regione occorre un surplus di investitura popolare, di allargamento del consenso, altrimenti «diventa autoreferenzialità».

Male hanno fatto quelli che se sono andati. «A chi non fa più parte di questo partito voglio dire: le discussioni si fanno dentro i partiti e dentro le aree. È ben curioso che chi vuole motivare una scissione dicendo che cosi si intercettano i voti che non sono più arrivati al Pd lo faccia creando un altro partito. Ammesso che sia vero, allora, avrebbero dovuto continuare la battaglia dentro il partito per cambiare quello che deve essere cambiato».

Chiamparino scorge un filo “rosso” che tiene unite le diverse stagioni del partito. «Qui 10 anni fa Walter Veltroni lanciava la proposta politica della “vocazione maggioritaria” che, in fondo, è la stessa cosa che dire “egemonia”», di cui ieri ha parlato Renzi. «Egemonia vuol dire un campo largo con il Pd al centro». Per questo, occorre che dall’assemblea del Lingotto esca «fuori questa proposta politica forte: il Pd vuole essere il partito democratico guidato da Renzi che si propone cocciutamente di tornare ad aggregare l’area democratica e d sinistra al di là di quale sarà la legge elettorale». Una convinzione che per il vecchio leader della sinistra torinese parte da una constatazione: «L’area del Pd renziano, o il PdR, è quella che rileva per il Pd tutto ai fini dell'opinione pubblica. Quando parlano del Pd parlano di Renzi. Se non credessi che Renzi è la persona giusta non sarei qua. Gli altri candidati alla segreteria sono persone che ho incontrato nella mia vita e che stimo, ma credo che in questo momento sia necessaria sempre di più la leadership di Renzi. E questa è una grande forza ma può anche essere una grande debolezza. È una grande forza perché si è creata una identità riformatrice, ma la debolezza è che se non viene investita può diventare anche autoreferenzialità». 

print_icon

2 Commenti

  1. avatar-4
    15:32 Lunedì 13 Marzo 2017 dedocapellano a volte è meglio cambiare "casacca"........

    A volte la "democrazia" ci regala leader che non ci si aspetta..... Erdogan, Hitler ecc ecc ....secondo il ragionamento di Chiamparino bisogna rimanere per combatterli da dentro questi ingombranti leader !

  2. avatar-4
    10:02 Domenica 12 Marzo 2017 tandem Revenant....

    E’ molto più difficile uccidere un fantasma che una realtà. (Virginia Woolf)

Inserisci un commento