CONGRESSO PD

Tutti divisi nel nome di Orlando

Turchi, cuperliani, ex bersaniani, seguaci di Damiano e di Viotti, il post fassiniano La Ganga. Sono almeno cinque le sub componenti del Pd schierate a sostegno del guardasigilli. In lite su chi debba fare il coordinatore della mozione congressuale

Si fanno in cinque per arrivare terzi. Gli orlandiani non sono furiosi, ma neppure tranquilli. In Piemonte nella formazione a sostegno della corsa alla segreteria di Andrea Orlando appaiono nitide le tanto ostracizzate quanto concretamente (onni)presenti componenti o sub-correnti che dir si voglia.

Ci sono i turchi reduci della separazione interna tra Matteo Orfini (che ha tenuto dalla sua il senatore Stefano Esposito, la collega Magda Zanoni e la deputata cuneese Chiara Gribaudo) e lo stesso ministro della Giustizia con la nutritissima pattuglia parlamentare. Poi ci sono i cuperliani con la presidente del partito regionale Giuliana Manica, l’ex deputato e oggi dirigente nazionale Giorgio Merlo e Domenico Cerabona figlio di quel Prospero che nell’85 fu protagonista dell’uscita rumorosa dalla maggioranza a sostegno della giunta di Diego Novelli e dal Pci. Altra sub-componente alleata del guardasigilli è quella che fa capo a Cesare Damiano: il presidente della commissione Lavoro a Montecitorio può contare sull’ex braccio destro di Mercedes Bresso Pasquale Centin, sulla segretaria del Pd di Trofarello Giorgia D’Errico e la candidata (non eletta) alle comunali Angelica Trovarelli. C’è poi il deputato Andrea Giorgis, bersaniano che non ha seguito l’ex segretario nella scissione e ora si ritrova alla testa di una piccola pattuglia che annovera tra le figure di spicco l’assessore regionale Gianna Pentenero e l’ex liberale, presidente del Pd torinese, Alessandro Altamura. E c’è pure l’ex ras socialista Giusi La Ganga, già fassiniano di complemento in Sala Rossa, così come nient’affatto residuale è la figura dell’europarlamentare ex civatiano Daniele Viotti.

Tutti insieme a sostenere Orlando, ma molto divisi su ruoli e leadership a partire da chi dovrà assumere l'incarico di coordinatore regionale della mozione congressuale. Sfumato, per il cortese diniego del diretto interessato, il tentativo da parte di Giorgis di mettere sul tavolo un nome di peso come quello dell’ex sindaco Valentino Castellani – “Non voglio schierarmi, ma se dovessi scegliere una persona sceglierei Orlando” ha detto allo Spiffero – la questione su chi incaricare di gestire la complessa macchina congressuale nella regione e i non meno difficili equilibri interni resta aperta.

Rimane sempre un deciso, sia pur non formalmente espresso, endorsement di buona parte dei numerosi parlamentari (ex) turchi nei confronti del vicepresidente del consiglio comunale di Torino Enzo Lavolta. Il suo non essere parlamentare è una delle doti che paiono non dispiacere a molti tra coloro che, essendolo, vedrebbero mal volentieri un loro collega guidare la mozione, temendo che la sovraesposizione possa rappresentare una sorta di vantaggio per le future candidature. Per le quali già ci sarà da lottare, soprattutto se Orlando non dovesse ottenere il risultato sperato dai suoi seguaci come i sondaggi, almeno per il momento, impietosamente farebbe temere.

Lavolta è anch’egli un turco doc, in stretti rapporti con Orlando dai tempi in cui uno da Palazzo Civico e l’altro al governo si occupavano entrambi di ambiente, ma questo non pare sufficiente a sopire alcune riluttanze che paiono resistere. Rumors raccolti da più fonti confermano un’iperattività, non sempre pienamente gradita, da parte della deputata Anna Rossomando che a qualcuno ha fatto sorgere il sospetto che la componente della commissione Giustizia (per questo in contatto più stretto con il ministro, rispetto ad altri colleghi) non disdegni affatto quel ruolo ancora in cerca di un nome.

Come si diceva la pattuglia turca e di conseguenza degli orlandiani duri e puri è nutrita: si va da Antonio Boccuzzi a Umberto D’Ottavio (al quale viene rimproverato il passo eccessivamente anticipato e maldestro dell’annunciato ticket con la franceschiniana Paola Bragantini, allargato al Senato con Nino Boeti per coprire il territorio di Rivoli), passando per Davide Mattiello, proseguendo con Cristina Bargero, Daniele Borioli, Elena Ferrara, Elena Fissore. Se a questa si aggiungono, tra gli attuali parlamentari, oltre a Giorgis, anche la senatrice cuneese Patrizia Manassero e lo stesso Damiano, appare chiaro come l’effetto imbuto – nel caso di una mancata vittoria di Orlando al congresso o, peggio, di un suo arrivo al terzo posto dopo Matteo Renzi e Michele Emiliano – potrebbe verificarsi all’atto delle candidature. Ecco perché, seguendo anche i suggerimenti che sarebbero arrivati dallo stesso ministro, sono in molti intenzionati a mettere rigidi paletti di fronte all’eventualità che sia un parlamentare a guidare gli orlandiani (più o meno) uniti verso le primarie. Resta da vedere se Lavolta riuscirà a superare ostacoli che gli si parano davanti e che parte di quella che ad oggi è una coalizione dipinta come componente non pare intenzionata a rimuovere. Freddi rispetto all’ipotesi Lavolta restano sia Damiano, sia La Ganga. Di Giorgis si è già detto a proposito di Castellani e la mossa non era certamente a favore del vicepresidente del consiglio comunale. E poi restano loro, i turchi – seppure dopo il divorzio tra Orfini e Orlando non si chiamino più così – sulla carta detentori della golden share.

Come fa notare un parlamentare, Orlando scegliendo l’ex veltroniano (ed elettore di Renzi nel 2013) Andrea Martella quale coordinatore nazionale e la storica portavoce di Romano Prodi, Sandra Zampa ad occuparsi della comunicazione ha dato un segnale di apertura. Basterà per chiudere la partita piemontese, lasciando fuori ambizioni neppur troppo nascoste e spargendo tranquillità tra i parlamentari già sufficientemente tesi in vista della rincorsa di un ulteriore mandato?

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