CARROZZONI

Case popolari, morosi a vita

Ammontano a 143 milioni i crediti vantati dall'Atc di Torino nei confronti degli inquilini più riottosi a pagare canoni e bollette. Ma quanti di questi sono ancora esigibili? L'allarme del revisore dei conti e il faro dei giudici contabili - DOCUMENTO

Il signor M.P. deve all’Agenzia per le case popolari di Torino 104.501 euro dal 1999, la società F.P. srl è morosa dal 2003 per 73.151 euro, dal 2008, invece, L.B. deve 74.973 euro accumulati per il mancato pagamento di 166 bollette. È anche su questi crediti (e una buona dose di ottimismo) che si regge il bilancio dell’Atc di Torino, recentemente finita nel mirino della Corte dei Conti per i mancati pagamenti dell’imposta di registro nell’ultimo anno e mezzo dopo il cambio del sistema informatico, avvenuto nel luglio 2014.

Spulciando le carte contabili dell’agenzia guidata da Marcello Mazzù, ex sindaco Pd di Grugliasco, emerge chiaramente la zavorra che rischia di far affondare, da un punto di vista finanziario, la società: 143,2 milioni di morosità accumulate negli anni. Una cifra monstre di cui solo una parte può essere considerata a buon diritto un credito ancora esigibile. Basti pensare – e questo è il dato ancor più preoccupante – che quasi 20 milioni sono morosità accumulate prima del 2000 e su cui il recupero crediti viaggia con una velocità di poco superiore ai 100mila euro annui (nel 2016 sono rientrati 132mila euro). Un’altra voce che dovrebbe far preoccupare gli amministratori (e i soci) dell’Atc riguarda il monte delle morosità relativo a contratti chiusi: cioè persone – fisiche o giuridiche – che non vivono più negli spazi dell’agenzia e quindi sono più difficili da perseguire mancando anche il più efficace metodo di coercizione: lo sfratto. Questo tipo di morosità ammonta a 60,6 milioni di euro.

Il revisore legale della società Alberto De Gregorio, nella relazione allegata al bilancio di previsione 2017, inserisce “l’andamento della c.d. morosità” tra i “motivi di preoccupazione”. Per questo “la riscossione dei crediti nei confronti di soggetti terzi dovrà impegnare in maniera rilevante l’attività di amministrazione dell’Agenzia” intima al consiglio di amministrazione.

La crisi non ha fatto che accentuare questa criticità: se fino al 2008 la quota di “evaso” residuale si attestava tra i 2 e i 2,5 milioni l’anno, per quanto riguarda il 2009 il buco è ancora di 5,3 milioni; su canoni e bollette del 2011 mancano all’appello ben 8,3 milioni, cifra che quasi raddoppia l’anno seguente, toccando, a oggi – mentre, va detto, gli uffici si adoperano per recuperare il recuperabile – i 13,9 milioni. Così, anno dopo anno, bolletta dopo bolletta, la montagna è cresciuta fino a raggiungere gli attuali 143 (e rotti) milioni. Verosimilmente, quanti di questi verranno incassati? E soprattutto quando?

Per tentare di porre un argine, almeno in parte, a questa emorragia di risorse la Regione ha istituito un fondo ad hoc, ma il flusso di denaro non è costante e, a quanto risulta allo Spiffero, non sono ancora state versate le quote relative agli ultimi quattro anni.

Ma non solo il capitolo delle morosità fa traballare i conti di Atc, dove i problemi sulla redazione del bilancio previsionale sono testimoniati anche dal ritardo con cui il documento contabile è stato presentato (il 21 febbraio scorso, dopo due mesi di esercizio provvisorio). Pur a fronte di una riduzione degli stanziamenti da altri enti, la società fatica enormemente a tenere sotto controllo la spesa. Nel primo anno del suo mandato, in ossequio alle disposizioni regionali, Mazzù aveva predisposto un piano lacrime e sangue che prevedeva oltre 40 esuberi. Iniziano le trattative con i sindacati, qualche funzionario si mette di traverso, il direttore Piero Cornaglia intima prudenza e alla fine non solo la pianta organica è confermata in toto, ma anzi vengono assunte pure un paio di figure apicali di cui una dalla chiara connotazione politica. Così, dal 2016 al 2017, gli oneri per il personale addirittura aumentano di 135mila euro, abbattendo il muro dei 12 milioni.

Intanto l'agenzia non riesce più a mettere in atto gli investimenti necessari e si presenta alle riunioni di condominio spiegando che l'installazione delle valvole termostatiche - imposte per legge nel 2014 - non potrà essere effettuata poiché "non è finanziariamente sostenibile".

LEGGI IL BILANCIO 2017

Anche sul tema del personale non mancano i richiami del revisore dei conti, secondo il quale “la dirigenza e le risorse umane dell’Agenzia devono assumere un atteggiamento profit oriented” e “attuare politiche più attente dei flussi di cassa come già segnalato con costanza nel corso degli esercizi precedenti”. Infine pone l’attenzione sulla “necessità di introdurre una struttura di audit interno che ponga sotto stretto controllo l’andamento della spesa corrente ed un organo di audit esterno per la validazione, a consuntivo, dei dati emergenti dalla contabilità economica finanziaria”. Il tutto in attesa di conoscere il costo del mal funzionamento del nuovo sistema per il pagamento dell’imposta di registro, tra sanzioni e interessi di mora. Sul tema, il Movimento 5 stelle ha già chiesto le comunicazioni all’assessore Augusto Ferrari, mentre i magistrati contabili stanno studiando le carte dopo l’irruzione della Finanza negli uffici di corso Dante del mese scorso.

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