Ricordate Re Cecconi?

Lo scrittore De Amicis in Alle porte d’Italia descrive il forte di Fenestrelle come una barriera a freno di migliaia di ribelli. La fortezza infatti di presenta ancor oggi, agli occhi dei passanti, come una cascata di muraglioni intervallati di tanto in tanto da piccoli spiragli che ospitano un cannone oppure una schiera di fucili.

Fenestrelle è terra di confine che vigila sulla valle che conduce a Pinerolo, pronta a fermare qualsiasi armata che sia intenzionata a calare nei territori sabaudi. Una sentinella di pietra che nel Settecento e nell’Ottocento non hai mai impedito a donne e uomini di valicare il confine con la Francia per cercare lavoro o instaurare rapporti commerciali.

I muri oggi hanno altre caratteristiche e, soprattutto, altre funzioni. Non si limitano a separare armate nemiche, oppure a contenere mire espansionistiche straniere, ma dividono in maniera netta popoli e terre così come sovente separano addirittura i concittadini di un medesimo territorio comunale.

Il passare del tempo ci ha reso familiari immagini inerenti enormi muri posizionati per dividere il Nord dal Sud così come l’Est dall’Ovest, consegnandoci nelle capaci braccia del cinismo quotidiano. Barriere sono sorte nei Balcani, a contenimento dei rifugiati siriani, in Palestina, ad opera dei sionisti, e presso il confine tra Stati Unti e Messico. Non si tratta di fortezze a protezione di monarchie e regni, bensì di opere che impediscono il passo ai rifugiati, ai migranti economici ed ai popoli non graditi.

La sicurezza, presunta tale, esige vengano eretti muraglioni che separino le nazioni tra loro, così come interi quartieri dal resto della metropoli. Da qualche tempo, infatti, nelle metropoli stato (ossia laddove i residenti superano il milione) le zone residenziali “bene” disegnano confini innaturali con il resto della città. Intorno a case di lusso si erigono alte mura all’interno delle quali la polizia privata pattuglia strade e vie a tutela del sonno di facoltosi abitanti. Negli spazi in cui la città si sviluppa in verticale, alti grattacieli fortezza sostituiscono le villette con giardino: torri moderne che consento l’accesso solamente a chi dotato di badge e considerato affidabile dagli uomini della sicurezza armata.

Torri d’avorio e fortilizi avanzano pure nella provincia italiana insieme al rinnovato concetto, sempre più ampio, di legittima difesa. L’ultimo esempio si registra in Veneto, precisamente a Treviso, dove una nuovissima barriera in cemento separa il Borgo San Martino dal resto del mondo, mentre un esercito di telecamere, poste sulla sua sommità, ha il compito di vigilare sulla tranquillità dei residenti. Chiudere le porte a chiunque non appartenga alla comunità vip è fatto ordinario anche nel torinese, dove da decenni il parco della Mandria (Venaria) custodisce una porzione di verde residenziale inaccessibile ai più.

In Europa si vivono esperienze simili alle nostre. Carla Bruni, attrice torinese legata sentimentalmente all’ex presidente francese Sarkozy, vive in una zona di Parigi esclusiva e protetta da un vero e proprio esercito privato, in cui si accede solo tramite invito scritto e rilascio di ambiti pass. Nell’opinione pubblica europea il principio giuridico di legittima difesa si amplia sino a considerare esimente uccidere chiunque si introduca in una proprietà privata.

Il rafforzamento della proprietà privata è argomento al centro del dibattito soprattutto in Italia. Il gioielliere Zancan, noto per il ciondolo a forma di pistola che porta al collo, predica la tolleranza zero per chiunque attenti ai beni personali, legittimando l’uso di armi da fuoco a titolo preventivo: un pericoloso dilatamento di quanto previsto dall’articolo 52 del codice penale.

Il calciatore Luciano Re Cecconi venne ucciso da un gioielliere capitolino, nel 1977, per uno scherzo: la maldestra simulazione di una rapina. Il commerciante che gli sparò a bruciapelo fu assolto per legittima difesa putativa: la dimostrazione di quanto sia difficile allargare ulteriormente l’ipotesi stessa di legittima difesa, malgrado la simpatia che la proposta suscita in tanti parlamentari soprattutto di destra, se non riproponendo scene da selvaggio West con tanto di forche improvvisate e linciaggi pubblici.

In questi giorni il discount di via Garrone, Torino Sud, ha alzato bandiera bianca innanzi alle continue rapine, ad opera di italiani, subite negli ultimi tempi. La popolazione residente in zona manifesta forte preoccupazione per la prossima chiusura del prezioso servizio di prossimità: molti chiedono pene esemplari.

Sembra paradossale che nell’invocare la giustizia fai da te, come auspicato recentemente anche dal noto Facchinetti, nessuno valuti come alla base della microcriminalità vi sia, da sempre, il disagio e la povertà. Innalzare steccati e girare con la colt al fianco di certo aiuta ad incrementare il numero di vittime innocenti, ree di avere uno sguardo inquietante o un look compromettente, ma non rende più sicura la comunità. La presunta sicurezza di pochi diventa l’insicurezza dei tanti in balia di novelli pistoleri o agenzie private di vigilanza.

Combattere disuguaglianza e miseria, economica quanto culturale, è sicuramente un’azione efficacie contro il delinquere. Armarsi significa ammettere il fallimento sociale ed avviare un’escalation impressionante della violenza. Consentire il proliferare di pistole in tasca vuol dire, sostanzialmente, arrendersi all’inciviltà delle barbarie e rinunciare alle politiche di inclusione sociale per arricchire, al contrario, l’industria delle armi e delle pompe funebri.

In sintesi occorre scegliere tra sicurezza e legalità, poiché la prima non include la seconda. La legalità protegge tutti i cittadini da qualsiasi atto criminoso, compresi quelli generati dallo strapotere economico, mentre la sicurezza è solamente un placebo strumentalizzato dalla peggiore politica. 

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:28 Lunedì 20 Marzo 2017 mork perbacco

    io sostengo, da quando la leggo, che la sua è una prosa molto D'annunziana, ossia l'estetica del rischio, l'antimodernità del Vate.

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