FIANCO SINISTR

La scissione porta bene.
Alla sinistra

A dispetto di calendario e scaramanzia, venerdì 17 prima uscita pubblica in Piemonte di Mdp. Al fianco di Bersani il senatore alessandrino Fornaro: "Abbiamo grandi aspettative e progetti, molti altri compagni ci raggiungeranno presto"

Dopo la scissione, Pier Luigi Bersani arriverà per la prima volta in Piemonte dopodomani, ad Alessandria. E dopodopomani è venerdì 17. Senatore Federico Fornaro, dell’immagine di gufi, che vi aveva appioppato Matteo Renzi, vi siete liberati uscendo dal Pd. Ora scacciate la scaramanzia con il calendario? “Che non fossimo gufi lo hanno capito in tanti, mi pare. Comunque l’incontro con Pierluigi lo facciamo alle 21, lo avessimo fatto alle 17 allora magari… La verità è che la sua agenda è piena, sta girando moltissimo, e quindi sono già contentissimo di riuscire ad averlo in Piemonte e nella provincia dove si registra il maggior numero di adesioni al nostro progetto”.

Che poi è la sua. Che fa, il modesto?
“No, ma vuole la verità?”
Sentiamo.
“Non abbiamo forzato nessuno, davvero. Ci sono cose che vanno fatte se le si sente dentro. Ovvio che non ho nascosto la mia decisione, tantomeno i motivi, ma chi ha deciso in provincia di Alessandria come nel resto del Piemonte di condividere la nostra scelta lo ha fatto senza alcuna spinta. Dirò di più: ci sono persone da moltissimo tempo a me molto, ma molto vicine che non sono uscite dal Pd, forse non ancora”.
Magari aspettano il congresso. E magari non avete forzato ora, proprio, perché vi aspettate una seconda uscita proprio dopo le primarie. È così?
“In parte. È vero che c’è chi spiega di aver deciso di restare per combattere la battaglia del congresso, l’ultima. E non escludo affatto che con l’elezione del nuovo segretario potremmo assistere a una seconda, magari anche ragguardevole, uscita di iscritti che già guardano con interesse alla nostra iniziativa. I segnali continuano ad arrivare e sono molti. Di certo c’è che ci siamo mossi con molta attenzione e cautela anche guardando alle prossime elezioni amministrative. Penso ad Alessandria dove abbiamo confermato lealtà nel sostegno alla candidatura di Rita Rossa. Lo faremo con una nostra lista di cui ho discusso, tra gli altri, con Renzo Penna (Sinistra Italiana ndr) e alla quale stiamo lavorando”.

Nel resto della regione come va?
“Ho già fatto incontri a Biella, nel Cuneese, a Vercelli, sabato sarò a Verbania e poi ne faremo altri ad Asti e a Novara. A Torino hanno aderito figure importanti della sinistra: da Aldo Corgiat a Roberto Placido, ma anche Fracesco Mele, Giuseppe Sammartano, Luciano Marengo, Lucia Centillo e molti altri, ma oltre a nomi noti ci sono parecchi iscritti e, soprattutto stiamo cogliendo il segnale che arriva da fuori del Pd”.

Lei ha sempre acceso il faro sull’abbandono silenzioso, su quello dalle urne ci ha pure scritto un libro. Adesso quelli ritornano e vengono da voi, nel Movimento democratico e progressista?
“Una parte credo proprio di sì. Guardiamo i sondaggi e alle loro analisi sui nostri potenziali consensi, da dove arrivano? Sostanzialmente da tre direttrici: la prima è quella degli elettori che abbandonano il Pd, la seconda riguarda proprio coloro i quali, delusi, avevano deciso di non andare più a votare e vedono nella nostra proposta un motivo per tornare alle urne. La terza, non meno rilevante, attiene a una parte dell’elettorato che all’astensione aveva preferito il M5s e che è pronta a lasciare Grillo perché c’è un’offerta nuova. Perché la domanda esisteva, ma a mancare era la risposta. Per questo rivendico il fatto che la nostra non è stata una scissione parlamentare come se ne sono viste molte, ma appunto la risposta alla domanda di rappresentanza da parte del popolo della sinistra”.

Senatore, l’altro giorno lei ha scritto un post molto duro sul Lingotto definendo il congresso “del Pd(R) in una cornice degna del miglior remake del disastro del Titanic” spiegando che l’orchestra della Leopolda continuava a suonare la stessa musica dopo lo scontro del referendum il 4 dicembre.
“Sì era duro, ma non ho insultato nessuno. E l’ho fatto peri ribadire che si continua a non voler fare i conti con un rigetto del renzismo che ormai si coglie in maniera sempre più diffusa. Arrivo a dire che, addirittura si rilancia quel modello con una componente di irazionalità. Credo che il Pd dovrebbe capire che se il nostro progetto funziona non si restringe, ma si allarga il campo del centrosinistra. Ovvio che siamo in competizione e il proporzionale accentua questa situazione, ma anche questa la si dovrebbe cogliere come stimolo”.

Renzi si presenta come candidato segretario e premier, secondo quanto prevede lo statuto. Non aver cambiato quella norma, a suo tempo, è stato un errore di Bersani?
“Sì. Non aver affrontato quel tema, sia pure perché c’erano altre priorità, è stato un errore. E se non vogliamo definirlo così, diciamo un rimpianto”.

Torniamo al territori. Nella sua agenda c’è pure un incontro a Ivrea il 31 insieme a Nerio Nesi, poi il tour prosegue, ma come vi organizzate? Vedremo presto sedi di Mdp?
“Adesso non è immaginabile poter aprire subito circoli, anche perché ocorrono risorse. Ma il tema dell’organizzazione per noi non è affatto secondario. Credo sia indispensabile coniugare modelli tradizionali e quindi anche circoli, con nuovi mezzi come i social. Per adesso proseguiamo con gli incontri in ogni provincia, poi passeremo e in parte lo stiamo già facendo a comuni anche meno grandi ma dove, anche lì,cogliamo segnali di interesse. E anche sul tesseramento ho un’idea che mi è cara e cui sto lavorando: non solo tesseramenti individuali, ma anche collettivi”.

Associazioni che si tesserano?
“Anche, sì. Immagino patti federativi che consentano rappresentanza negli organismi del movimento, che proprio per essere inclusivo, per allargare al centrosinistra ha deciso di non usare il termine partito, anche se con Bersani veniamo dalla ditta e quindi mica la rinneghiamo quella parola, anzi. Però il nostro progetto è diverso dal fare un partitino”.

Senatore Fornaro lei voterà alle primarie del Pd?
“Assolutamente no. L’ho detto con assoluta chiarezza”.

Capìto. Ma se dovesse votare uno dei tre? Uno lo escludiamo in partenza, tra gli altri due?
“Votereri Orlando. Ça va sans dire, è la mia storia. Con Andrea alla segreteria, eventualità che ritengo a dir poco estremamente difficile dal realizzarsi, certamente ci sarebbe un dialogo diverso nelle forma e nella sostanza rispetto a quello con Renzi e ci sarebbe un riposizionamento del Pd nel centrosinistra”.

A quel punto lei rientrerebbe?
“Non si esce per rientrare. Non abbiamo intitolato a caso l’incontro con Bersani con Un nuovo inizio per il centrosinistra”.

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