Quel referendum negato al Piemonte

“Vuoi che alla Regione Piemonte siano attribuite alcune forme e condizioni particolari di autonomia?”

In caso di un referendum consultivo sull’autonomia – statutaria e fiscale, negli auspici di chi scrive  – del Piemonte, il quesito posto ai cittadini piemontesi avrebbe potuto risuonare più o meno così. Dico “avrebbe potuto” perché purtroppo, qui come in altre parti d’Italia, questo obiettivo è ben lungi dall’essere raggiunto. Anzi, a dirla tutta in Piemonte non si è neppure iniziato a discuterne.

Già, perché se per Lombardia e Veneto il 2017 sarà proprio l’anno dei referendum sull’autonomia regionale, con quel quesito posto direttamente ai cittadini perché ammesso dalla Consulta, nella nostra Regione il dibattito sulla necessaria modernizzazione dell’assetto istituzionale del nostro Paese si è fermato all’indomani della vittoria del NO allo sciagurato referendum costituzionale fortemente voluto e personalizzato dall’allora Presidente del Consiglio.

E allora, partendo dalla necessità di interrogarsi sul destino del “regionalismo” italiano, anche alla luce degli attuali oggettivi limiti del titolo V della Costituzione in termini di competenze esclusive e concorrenti fra Stato e Regioni su particolari materie, credo che sia giunto il momento di aprire una riflessione su questi temi anche in Piemonte, mettendo le basi affinché i cittadini piemontesi – così come i lombardi e i veneti quest’anno e magari gli italiani di altre Regioni in futuro - possano decidere quali regole e quali poteri debbano essere assegnati alla nostra amministrazione regionale e quale tipo di governance debba caratterizzare le autonomie locali, nel rispetto delle specificità e delle peculiarità di tutti i territori.

Perché all’Italia serve una nuova stagione federalista. Un federalismo della responsabilità e della razionalità, che consenta alle Regioni virtuose - in termini di gestione delle proprie competenze (in primis, la sanità) e forti di una tradizione legislativa e amministrativa spesso qualitativamente superiore allo Stato centrale - di veder riconosciuto un maggiore grado di autonomia. E che, al contrario, preveda l’intervento dello Stato centrale in misura ben più incisiva rispetto ad oggi in quelle realtà in cui l’attuale livello di autonomia ha spesso prodotto sperperi di risorse dei contribuenti. Serve una nuova stagione federalista che superi finalmente il paradosso di uno Stato centrale per lo più invasivo per le Regioni del nord e assente per le Regioni del sud e che metta in campo una modalità per arginare l’aumento del divario tra le due realtà della nostra Penisola.

Per tornare alla domanda iniziale, poiché considero il Piemonte una Regione dotata delle potenzialità per tornare a rappresentare un modello virtuoso per altre realtà regionali, credo che anche qui sia arrivato il momento di ragionare su maggiori forme di autonomia.

E credo che Forza Italia, un movimento politico autenticamente federalista e che ha nel proprio Dna i valori della libertà, del merito e della responsabilità, debba farsi carico di aprire la nuova stagione federalista, con l’obiettivo di arrivare anche qui alla celebrazione di un referendum su questi temi: potrebbe essere il secondo tempo della partita che ci ha visti impegnati come Comitati del NO al referendum costituzionale del dicembre scorso.

Un secondo tempo in cui affermare il nostro SI’ convinto all’autonomia statutaria e fiscale del Piemonte.

*Carlo Giacometto, coordinatore provinciale Forza Italia Torino

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