Mercato, se unico non è libero

L’Unione Europea si regge su una serie di equivoci utilizzando termini ambigui come quello del mercato unico. Nella vulgata europeista si tratterebbe di un’innovazione per favorire i commerci e gli scambi commerciali costituendo una sorta di mercato libero. Qualcuno si azzarda a definirlo un portato del fantomatico liberismo selvaggio. Chiosando è piuttosto curioso che chi parla di liberismo selvaggio spesso è un fautore del ritorno alla natura. Ma è proprio così, il mercato unico è veramente un mercato libero?

In un mercato libero chiunque è libero di vendere e comprare qualsiasi bene e servizio. Ma succede questo nel cosiddetto mercato unico europeo? Vero, che fra i paesi che aderiscono all’Unione Europea le persone e le merci possono circolare più o meno liberamente, ma qual è il prezzo di tale apparente libertà? In realtà per godere di questa libertà di circolazione sono state imposte le stesse regole per tutte le nazioni che aderiscono all’Unione, che è cosa ben diversa dalla libertà di comprare o vendere un qualsiasi bene o servizio senza barriere. La libertà di commercio è quella di poter comprare un bene, per esempio messicano, senza pagare dazi e senza essere bloccato alla frontiera perché il prodotto non rispetta leggi nazionali. Obbligare un prodotto o un servizio a rispettare leggi nazionali significa imporre una barriera all’entrata e implicitamente dichiarare che il consumatore non è in grado di valutare la bontà o meno di una merce o di un servizio. Un esempio banale è quello della pizza per cui l’Unione Europea per motivi igienici voleva abolire il forno a legna, specialità tutta italiana. Sarà ben conscio il consumatore di cosa mangiare. Lo stesso ragionamento vale per qualsiasi altro prodotto o servizio. Dall’altro canto che senso ha una legislazione uguale per la Sicilia e la Scandinavia? Un’auto che deve circolare nelle fredde strade innevate della Finlandia non può avere le stesse caratteristiche di un’auto che deve circolare nelle assolate strade del sud della Spagna o della Sicilia. Un mercato veramente libero dovrebbe però permettere ad un siciliano di poter comprare un’auto prodotta in Finlandia senza per questo essere costretto a modificarla per poterla immatricolare in Italia. Naturalmente questo è solo un esempio, ma lo stesso concetto dovrebbe essere applicato a qualsiasi bene e servizio. Tutto ciò è ben diverso da un mercato unico che è creato da un accordo fra stati e non fra consumatori o produttori, per imporre le stesse regole a tutti. Che cosa ne sanno gli stati di come si produce?

Oltre al detrimento della libertà individuale c’è un’altra conseguenza non indifferente nell’imporre le stesse regole in ogni dove ed è la riduzione della possibilità di sperimentare tecnologie diverse. Se tutti devono produrre auto con quattro ruote, facendo un esempio un po’ di fantasia, non si potranno sperimentare auto a tre o cinque ruote. Se invece ogni nazione applica regole diverse, si potranno sperimentare tecnologie e tecniche di produzioni più varie e quelle migliori sarà il mercato a farle emergere. Un esempio di una situazione simile è stato quello dei computer, in cui fortunatamente gli stati sono intervenuti poco specialmente agli albori dell’informatica ed è stato il mercato a scegliere le tecnologie migliori e gli standard più adatti.

Un altro problema che emerge dal voler adottare regole comuni è la presunzione di pensare che le proprie regole siano migliori di quelle degli altri. Se gli americani utilizzano, facendo un esempio automobilistico, motori di grossa cilindrata avranno i loro buoni motivi. Nell’Unione Europea, per quanto si parli di democrazia, non tutti gli stati hanno lo stesso peso e se si devono creare delle regole comuni è piuttosto probabile che chi ha un peso maggiore finirà per far approvare delle norme più consone ai suoi produttori, piuttosto che a quegli degli altri paesi. E non è detto che le regole così create siano le migliori. In un mercato veramente libero, con prodotti e produttori diversi, potrebbero diffondersi le tecnologie migliori perché sarebbe il consumatore a scegliere, mentre in un mercato unico è il burocrate che impone regole a tutti uniformando prodotti e tecnologie rallentando il tasso di innovazione e l’emergere di nuovi prodotti e tecnologie.

Per spiegare meglio riportiamo le parole dello storico Alan John Percivale Taylor  (1906-1990) sulla storia recente dell’Inghilterra: “fino all’agosto del 1914, non fossero esistiti uffici postali e poliziotti, un inglese giudizioso e osservante delle leggi avrebbe potuto trascorrere la vita senza quasi accorgersi dello Stato. Poteva abitare dove e come gli pareva. Non aveva numero ufficiale né carta d’identità. Poteva viaggiare all’estero o lasciare il suo paese per sempre senza aver bisogno di passaporto o di autorizzazione di qualsiasi genere; poteva convertire il suo denaro in qualsiasi tipo di moneta senza restrizioni né limiti. Poteva acquistare merci da tutti i paesi del mondo alle stesse condizioni che in patria”.

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