POLVERE DI (5) STELLE

Nella città del riso Grillo piange

Come a Genova, Monza, Palermo anche a Vercelli il M5s è nel caos. Lettera (non firmata) di un sedicente gruppo cittadino contro il "clan" del portavoce Busto. Chiamati in causa esponenti regionali e locali

Nella capitale del riso, il partito del comico ha poco da ridere. Anche a Vercelli una faida lunga anni all’interno del Movimento 5 stelle è deflagrata, proprio mentre Beppe Grillo è impegnato su più fronti per tamponare i focolai di dissenso che si moltiplicano lungo lo stivale: a Genova - dove ha tolto il simbolo alla candidata a sindaco scelta dalla rete Marika Cassimatis - come a Monza, dove ironie e accuse seguite alla designazione di Doride Falduto grazie ai 20 voti ottenuti sul blog alle comunarie, l’hanno costretta a un repentino passo indietro, ufficialmente per motivi di famiglia. A Vercelli un gruppo di attivisti ha inviato a Grillo un lungo dossier in cui accusano, di fatto, il parlamentare Mirko Busto (il “Nazionale”), di aver messo in piedi un “clan” in cui si mescolano “correnti politiche e carriere personali”. Ci sarebbe anche una denuncia ai probi viri. Suoi alleati nella costituzione di questo partito nel partito sarebbero il consigliere regionale Gianpaolo Andrissi (il “Regionale”) e l’omologo a Palazzo Civico Michelangelo Catricalà. A vergare la lettera, datata 1 marzo 2017, è il “Gruppo Movimento 5 stelle di Vercelli”, quello che verosimilmente, in questa disfida, fa riferimento al capogruppo Adriano Brusco.     

IL DOSSIER SU VERCELLI

LA DENUNCIA AI PROBIVIRI

Busto, accusato di essere a Vercelli una sorta di ras, non è uno dei tanti peones grillini presenti a Montecitorio. Sui social è un vero opinion leader: la sua pagina facebook conta quasi 80mila likes e viene aggiornata quotidianamente con contributi – soprattutto video – di carattere ambientale e alimentare. È un attivista vegano che si è ritagliato uno spazio di azione virtuale con la difesa degli animali e le battaglie contro l’olio di palma.

Busto e Catricalà vengono accusati di voler “distruggere il Gruppo di Vercelli”, l’unico che non si piega alla “corrente personale di un portavoce”. L’accusa è sui generis, anche perché non è chiaro chi siano gli autori di questo grido d’allarme. Da chi sia formato effettivamente il gruppo di Vercelli, anche perché la lettera non è firmata: l’unico elemento inequivocabile di questa vicenda è l’ennesima faida tra eletti.

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