GIUSTIZIA

Nessun millantato credito

L’imprenditore Bigotti è stato assolto nel processo per la gara sull’appalto di corso Grosseto a Torino. Non solo non vi furono tangenti, ma neppure intromissioni illecite

È stato assolto perché il fatto non sussiste, un’assoluzione piena al termine di una vicenda cominciata due anni fa. Ezio Bigotti, a capo della ExitOne e del Gruppo Sti, è uscito così indenne dal processo per millantato credito. La procura aveva chiesto nei suoi confronti una condanna a un anno e mezzo perché, sosteneva il sostituto procuratore Stefano Demontis, avrebbe fatto credere ai manager del Consorzio cooperative costruttori (Ccc) di poter influenzare - nel 2014 - la gara di Scr per l’appalto di corso Grosseto, forse grazie ai suoi legami con l’ex assessore regionale ai Trasporti Barbara Bonino.

L’inchiesta era nata con l’ipotesi di uno scambio di tangenti, ma la gara di Scr ha avuto un corso regolare e i sospetti della procura di Torino sono confluiti intorno a un sms inviato dal vicepresidente di Ccc, Omer Degli Esposti, a Bigotti il 18 giugno 2014, giorno in cui il raggruppamento guidato dalla coop bolognese si aggiudicava l’appalto da 180 milioni di euro: “Grazie”, era scritto nel messaggio. Un altro episodio dubbio era l’invio di una busta lasciata negli uffici di Ccc dall’autista di Bigotti. Sopra i due episodi Degli Esposti e il referente della coop a Torino, Salvatore Rapisarda hanno fornito ai pm delle spiegazioni deboli, che hanno permesso agli avvocati di Bigotti, il torinese Roberto Macchia e il siciliano Piero Amara, di chiedere l’assoluzione perché da quelle parole e dagli elementi raccolti con intercettazioni e pedinamenti non emergeva nulla che potesse dimostrare la millanteria.

“Degli Esposti ha escluso che Bigotti gli avesse formulato quella promessa”, quella di influenzare gli esiti della gara indetta da Scr, ha spiegato Amara. Il vicepresidente di Ccc, ha aggiunto il legale, “ne ha dichiarate di cotte e di crude”, “cose incomprensibili”, ma l’assenza di promesse restano un punto fermo. Giuseppe Garino, il commercialista che aveva dichiarato di aver dovuto emettere false fatture per coprire le presunte tangenti mai dimostrate, “è un teste che in qualunque procura d’Italia farebbe ridere”. Roberto Macchia ha ricordato che “tutto ciò che è stato detto da queste persone è stato in qualche modo documentato” dalle intercettazioni e che “non c’è stata nessuna telefonata a Degli Esposti o Rapisarda”. Insomma, “manca del tutto la prova”, ha aggiunto prima di chiedere l’assoluzione. Il giudice Elisabetta Gallino, dopo quasi una mezzora di camera di consiglio, ha accolto la loro richiesta. “Dopo due anni di inchiesta sono soddisfatto - ha commentato Bigotti fuori dall’aula -. La giustizia ha fatto il suo lavoro e ha dato riscontro a quanto è emerso”.

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