CONGRESSO PD

Ora è Lavolta di Orlando

Definiti i vertici piemontesi della mozione a sostegno del guardasigilli. Ai turchi la guida del coordinamento regionale con il vicepresidente della Sala Rossa, all'ex Pci Ardito quello torinese. Appello di 200 amministratori locali

C’è chi, come Sergio Chiamparino, non se l’è sentita di abbandonare la barca nonostante non veleggi più come un tempo, e chi invece s’imbarca con un nuovo capitano. Sono i sostenitori di Andrea Orlando che oggi, ai Canottieri Armida in riva al Po, hanno presentato i comitati a supporto della candidatura del guardasigilli alla segreteria nazionale del Pd. Dopo giorni di tensioni tra le varie componenti hanno definito i vertici organizzativi: Enzo Lavolta, vicepresidente del Consiglio comunale di Torino e già assessore all’Ambiente della giunta Fassino, coordinerà la mozione a livello regionale, mentre Giorgio Ardito, che da ultimo segretario del Pci subalpino traghettò agli inizi degli anni Novanta la compagine comunista nel Pds, è il referente sotto la Mole.

Durante l’incontro è stato anche diffuso un appello di amministratori piemontesi, che finora ha raccolto quasi duecento adesioni, con l’invito ad appoggiare Orlando per il rilancio di un partito “inclusivo e vincente”. Per i firmatari occorre cambiare il capitano: “Siamo convinti - si legge - che la futura leadership del Pd sarà chiamata innanzitutto ad ascoltare e a ricostruire legami”; a questo proposito, secondo i sottoscrittori, c’è “bisogno di un cambio di marcia anche sui livelli territoriali”. All’iniziativa hanno preso parte i principali esponenti del cartello: dai parlamentari turchi Umberto D’Ottavio, Antonio Boccuzzi e Anna Rossomando,dall’ex bersaniano Andrea Giorgis a Cesare Damiano, titolare di una piccola corrente di sinistra, all’ex donciottiano Davide Mattiello.

La necessità di una svolta nella conduzione del partito è stato il filo conduttore di tutti gli interventi. “Come segretario Renzi è stato un disastro, ha detto tranchant D’Ottavio: “Il giudizio su come è stato diretto il partito negli ultimi anni - ha affermato - è negativo. Bisogna rilanciare una comunità politica capace di aggregare. Con Orlando è possibile”. Opinione condivisa dalla compagna di scranno Rossomando che ha voluto evidenziare la contraddizione tra azione di governo e direzione politica, prendendo ad esempio la vicenda del Comune di Torino: “A Torino il Pd ha amministrato bene ma, come abbiamo visto, non è stato sufficiente per vincere le elezioni. Le politiche per le periferie sono ottime, ma nelle periferie dobbiamo essere presenti e visibili”, perciò “occorre presenza nei territori.

Parole al vetriolo in direzione dell’ex premier quelle pronunciate da Damiano, a lungo sodale di Fassino: “Renzi non ha imparato nulla dalla sconfitta e la sua conversione sulla via di Damasco del Lingotto, dove ha detto che bisogna passare dall’io al noi, non è credibile”. Non c’è dubbio, a giudizio dell’ex sindacalista della Fiom piemontese con un breve trascorso di ministro del Lavoro, il salto di qualità nella candidatura del guardasigilli: “Il programma di Orlando - ha affermato - è alternativo a quello di Renzi. Anche nell’idea di cosa deve essere il partito. Orlando, poi, parla di uguaglianza. E noi che siamo di sinistra vogliamo delle politiche di uguaglianza. È questo che ci distingue dalle destre”. Dei riflessi del dibattito congressuale sull’attuale esecutivo ha parlato Giorgis: “Orlando ha detto che si candida per fare il segretario del partito e non per fare altro. è una dichiarazione altamente responsabile. Significa che non verranno create fibrillazioni al governo. Una garanzia di stabilità. Abbiamo un premier - ha affermato - e lo vogliamo aiutare”.

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