Un bilancio di balzelli

A giorni (per legge, entro il 31 marzo), il Comune di Torino deve approvare il bilancio di previsione 2017. Leggendo le notizie che giungono dal Palazzo, pare però che sia un bilancio fatto soltanto di tasse. Infatti l’amministrazione comunale, affidandosi a “Comunicati stampa”, informa solo dei balzelli che intende applicare. Nulla di più.

Un primo “Comunicato” è del 14 marzo. Per quanto riguarda la tassazione degli immobili, la Giunta dice, in primo luogo, che: “Non cambiano (non cambia? n.d.r) il quadro generale delle aliquoteImu (10,6 per mille sulle seconde case)”. Poi prosegue indicando le situazioni nelle quali l’aliquota viene variamente ridotta ai proprietari di immobili. Relativamente alla Tassa sui servizi indivisibili (Tasi), ricorda che il pagamento non è dovuto per gli alloggi adibiti ad abitazione principale e per gli immobili già soggetti al pagamento dell’Imu. Con il secondo “Comunicato” del 17 marzo, la Giunta presenta gli indirizzi per l’adeguamento, nel 2017, di tributi locali, tariffe, rette e canoni. Qui c’è tutto il variopinto mondo delle tasse comunali: canone relativo all’occupazione di spazi (Cosap) e sulle iniziative pubblicitarie (Cimp), tariffa per la raccolta rifiuti (Tari), addizionale comunale Irpef, tariffa per conservare in casa le ceneri dei defunti, tariffe per il posteggio su strada (strisce blu) e per l’utilizzo degli impianti comunali, imposta di soggiorno. Per ultimo, si annuncia un canone che dovrà essere pagato se qualcuno ha interesse a utilizzare, per propri scopi, sale e locali aulici di Palazzo civico. Si precisa che tutta questa materia è contenuta in nove deliberazioni molto articolate, che saranno sottoposte al Consiglio comunale per l’approvazione.

Fioccano pesanti aumenti quasi su tutto. Dove non ci sono (franchezza vorrebbe che lo si dicesse), è principalmente dovuto al blocco che il Governo centrale ha imposto, anche per il 2017, alle aliquote delle tasse di competenza di comuni e regioni (art. 1, co. 42, l. 232/2016). Tra gli aumenti quasi generali, alcuni colpiscono particolarmente. Sono tasse che colpiscono ricchi e poveri indifferenziatamente. Questo vale, ad esempio, per la Tari per la quale (salvo qualche sconto) si prevede un aumento delle tariffe che va dallo 0,4% allo 0,8%. E così per il permesso di posteggio sotto casa nelle linee blu (ormai quasi onnipresenti). Si parte dagli attuali 45 euro annui per salire mediamente, sulla base delle fasce di reddito, ai 90 euro annui, e fino a 180 euro per chi ha redditi alti. Di tutto questo, non resta che prendere atto. Ma, fino a questo punto, siamo soltanto in presenza di notizie, e per lo più parziali, sull’andamento dei conti comunali.

Chiarezza e completezza delle informazioni vorrebbero – forsanche solo per  rispetto dei cittadini/contribuenti – che l’amministrazione comunale, a fronte di questi aumenti di tasse, fornisse altre notizie aggiuntive. Intanto dovrebbe chiarire quali sono le ragioni di tutti questi aumenti. Il bilancio comunale fa acqua, e sta bene (o, meglio, va male). Ma si sono esplorate altre strade per risanarlo almeno un po’? Se non lo si è fatto, lo si dica apertamente. E così il cittadino/contribuente capirà che il risanamento può venire soltanto seguendo la strada più facile per gli amministratori pubblici: mettergli pesantemente le mani in tasca. E poi quant’è - anche soltanto per grandi linee – l’ammontare delle entrate che si pensa di incassare con questi aumenti?

Si sta parlando di entrate di bilancio. Come si sa, il bilancio è un documento che contiene non soltanto entrate (come quelle per le tasse), ma anche spese. Si sa anche che le entrate – e, in primo luogo, quelle da tasse – servono per poter dare i servizi pubblici ai cittadini. E poi per fare gli altri interventi necessari alla vita delle comunità. Se però non si stabiliscono correlazioni tra le entrate che si pensa di acquisire e le spese che s’intendono fare, le informazioni sugli andamenti gestionali complessivi dell’ente restano confuse (con buona pace della trasparenza, bandiera ormai sventolata in ogni momento). Di conseguenza, anche in considerazione di tutti questi aumenti di tasse, come intende l’amministrazione impiegare le entrate che ne deriveranno? Dare chiarimenti al riguardo non dovrebbe essere difficile dal momento che è in dirittura d’arrivo il bilancio di previsione 2017.

Se poi si vuole andare un po’ più in là, far capire cioè le politiche che la nuova amministrazione intende attuare nei prossimi anni, potrebbe aggiungersi qualche riferimento al Documento unico di programmazione Dup, dove si prefigurano le strategie per un triennio e le operazioni che si faranno, di volta in volta in tale periodo, per realizzare i programmi. Anche il Dup dovrebbe essere pronto considerando che, in base alle norme, costituisce “atto presupposto indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione”.

Per esempio si potrebbe capire di lì, vista la passione messa nel parlare di tasse, se la nuova amministrazione intende rivedere – magari nel tempo – l’intero quadro della tassazione comunale (ad esempio, Imu su fabbricati industriali, alloggi sfitti, ecc.). Parlare di queste cose in una città come Torino che, grazie alle amministrazioni precedenti, svetta tra le più tassate d’Italia, è quasi un atto dovuto Oppure come pensa di gestire, tenendo oltre tutto conto dell’aumento della Tari, i rapporti con la partecipata Amiat per la raccolta dei rifiuti? Pretendendo prestazioni più accurate, visto lo stato spesso penoso della raccolta? (E’ infatti un po’ semplicistico precisare che 1 milione di euro sarà destinato “a interventi già programmati per la ristrutturazione del sito e per garantire la sicurezza della ex discarica di Basse di Stura”). Oppure ancora come intende affrontare la questione del debito monstre della Città,tuttora incerto nelle dimensioni e per le complicazioni varie (derivati, ammontare degli eventuali disavanzi delle partecipate, ecc.)? E’ ormai opinione diffusa che non si possa continuare a far melina sulla questione. E ciò per le ricadute negative che continuerà ad avere sui bilanci comunali per decenni, con sottrazione di risorse ai servizi pubblici e oneri a carico delle generazioni future. E l’elenco delle cose da sapere può allungarsi all’infinito, con riferimenti all’occupazione, al welfare, all’artigianato, alle piccole e medie imprese, e via discorrendo.

A conti fatti, il cittadino/contribuente – dopo aver verificato che è stato fatto tutto il possibile per non arrivare a questo – può anche accettare di vedersi tassare più pesantemente. Ma deve capire fino in fondo a cosa serve il suo sacrificio. Se c’è opacità nei conti pubblici, la protesta è totalmente fondata.

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