La lunga marcia nel deserto

Anime senza pace, anime dannate in cerca di una via che conduca alla nuova società. Oramai da decenni i militanti di Sinistra, quelli veri, non hanno tregua nella loro lunga marcia verso una casa comune credibile quanto autorevole. Una marcia scandita da canti che ne rafforzano l’incedere e da una speranza intramontabile, seppur sovente segnata da cocenti delusioni e sogni utopici tramutati in incubi.

Di tanto in tanto le file della colonna di assottigliano: qualcuno cade a terra per non rialzarsi più, altri valutano se continuare, tra sabbia e sete, oppure scegliere di lottare sotto nuove brillanti insegne. Militanti allo stremo poiché perennemente impegnati in una sorta di traversata del deserto, marci o muori, con alla guida un inflessibile ufficiale della Legione straniera; oppure barricati nella fortezza Bastiani in attesa dell’agognato nemico mentre il trascorrere del tempo piega la vita dei suoi difensori giorno dopo giorno.

Nel frattempo i grandi temi del Lavoro e della fabbrica hanno lasciato il posto alla questione morale, già avvertita dal segretario Pci Berlinguer, ed all’odiata casta politica. Negli anni 90 La Rete di Leoluca Orlando e Diego Novelli, esplorava le strade del cambiamento sotto parole d’ordine che si rifacevano alla legalità ed alla Primavera palermitana. In Sicilia giovani studenti sfidavano il potere mafioso ponendosi alla testa di un grande movimento di rivoluzione culturale. A Catania la redazione de I Siciliani, guidata da Fava, riprendeva vigore ed energia politica spendendosi in inchieste territoriali ed inviti alla denuncia delle famiglie criminali.

Il vento de La Rete sembrava davvero poter essere capace nel tramutarsi in tempesta ed idoneo a travolgere ogni cosa del vecchio regime. Un Maestrale purtroppo ridottosi presto in fievole corrente d’aria fredda, portatrice al limite di antipatici mal di gola: trasformazione velocemente certificata dalla metamorfosi del movimento stesso ne La Margherita e poi nel Pds e infine Pd.

Stessa amara sorte per Antonio Di Pietro, il quale prende il testimone de La Rete focalizzando l’azione politica sui temi legalitari e morali. L’ex magistrato non è purtroppo in grado di mettere un argine alla qualità degli iscritti al partito da lui stesso fondato, L’Italia dei Valori, sino a saturarlo di personaggi spesso impresentabili e “furbetti” di ogni risma. Nel frattempo la cosiddetta Sinistra ha già perso molto dell’energia propulsiva acquisita alla vigilia del terribile G8 genovese, e si prepara ad avviare la stagione infinita delle scissioni post Ulivo.

La scissione della Sinistra nel tempo acquista i contorni di uno psicodramma dai toni grotteschi, a cui si aggiunge l’incapacità di governare coerentemente ai propri principi, laddove in maggioranza. Alla sua propensione per i No, seppur alcuni di essi assai motivati come quello sul Tav, si affianca un impedimento al suo mantenerlo in auge durante le trattative per la formazioni di giunte locali o alleanze parlamentari. Inoltre i “No, ma….”, quindi le alternative al sistema in atto, non trovano spazio sui media locali e nazionali (un esempio è la proposta di legge PRC contro le delocalizzazioni, e non solo) sino a sparire dall’attenzione dell’opinione pubblica.

Troppi leader negli agglomerati del dopo Pci–Dp, ed innumerevoli segretari dotati di una eccessiva autostima che li porta sovente a paragonarsi a Lenin, oppure Gramsci, pur non avendo la benché minima dote e capacità di tali statisti. Il risultato è sotto agli occhi di tutti: una miriade di aggregazioni politiche autodefinitesi di Sinistra, sovente inutili, ed il sorgere dell’ennesimo movimento di legalità caratterizzato, questa volta, da 5 stelle nel suo simbolo.

Tra scandali e prove di totale incapacità i partiti tradizionali accusano un costante calo di consensi mentre, al contrario, il Movimento 5S appare quasi impermeabile agli incidenti di percorso delle sue figure istituzionali e del suo leader. Evidentemente la classe politica al potere non riesce, patologicamente, a prendere atto della totale assenza di inclinazione all’auto riforma, mettendo così in luce la propria inadeguatezza e la mancanza di volontà nel cambiare pelle. Una riprova dei suoi limiti entropici si rintraccia nella clamorosa vicenda Minzolini, graziato a sorpresa dal Senato, nonché dal terrore che il referendum sulla riforma del lavoro ha generato nel governo Renzi-Gentiloni.

Terrore che risiede tutto nella probabile vittoria del Sì: ennesimo possibile schiaffo al rottamatore toscano; sberlone che i suoi fedelissimi non potrebbero reggere se non fuggendo, a gambe elevate, dalla nave in procinto di inabissarsi. Circondarsi di Yes-man non è mai una buona idea, poiché alla prima difficoltà questi sono i primi a mutarsi in “adios-man” con buona pace della coerenza e della lealtà (come Bertinotti ha potuto constatare nel congresso di Chianciano qualche anno addietro). Nei partiti moderni tutto deve sempre filare liscio onde evitare improvvise emorragie di dirigenti.

L’eliminazione dei voucher sono l’esempio ultimo dell’inedita crisi di valori che attraversa la politica. Il governo inizialmente li estende a tutte le categorie, andando oltre all’idea posta alla base della loro introduzione, per poi eliminarli ovunque al fine di conquistare simpatie, aprendo così la strada al lavoro nero in settori dove assumere è oggettivamente difficile: turismo, agricoltura familiare, piccola ristorazione, cultura, associazionismo Onlus. Lo stesso Emiliano, candidato antagonista di Renzi nel prossimo congresso, insegue le tematiche grilline ammettendo solo la gratuità nel fare politica: un ottimo modo per lasciarla in mano ai ricchi ed ai figli di papà. Una riprova della confusione ideale in cui sguazza il Pd e parte della Sinistra.

La classe operaia forse è andata tutta in Paradiso ma lo sfruttamento del lavoro è in continua ascesa.

Mentre le prime ombre della sera calavano su un’Italia abbandonata a se stessa, un militante social comunista cercava rappresentanza usando la sua lanterna. Trovava però solamente qualunquismo, egoismo, esclusione e temi legati alla sicurezza: dentro di sé meditava come solamente un dramma quale il nazionalismo avrebbe ridato vigore ai suoi ideali. Una sveglia generale a suon di cannone su un’Europa incantata dall’individualismo estremo.

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