Ottima idea per il fallimento totale

Uno dei cavalli di battaglia del programma del Movimento 5 Stelle è il reddito di cittadinanza, per quanto in realtà quello proposto dal Movimento non è un vero e proprio reddito di cittadinanza perché non universalistico, ma piuttosto un sostegno alle famiglie povere che posseggono certi requisiti. In Italia esistono già dei sostegni per le famiglie in difficoltà, ma purtroppo sono distribuiti in maniera non organica creando profonde ingiustizie. Un dipendente che perde il lavoro ha il contributo di disoccupazione, mentre un lavoratore autonomo con partita Iva non ha nessuna tutela. Spesso succede che nel mondo della consulenza sia il lavoratore dipendente, che quello autonomo facciano lo stesso lavoro e differiscono solamente dal punto di vista giuridico.

Un vero reddito di cittadinanza avrebbe le caratteristiche di essere universale, ovvero per tutti gli appartenenti ad una comunità senza ulteriori requisiti. Il costo di una misura del genere è stimato per l’Italia in circa 350 miliardi, quasi metà del bilancio attuale dello stato italiano. A parte l’ovvia impossibilità di realizzare una misura del genere è da chiedersi quali siano gli effetti di una misura del genere anche nella versione ridotta dei 5 Stelle che avrebbe comunque un costo stimato di 16 miliardi. Una cifra non impossibile da reperire, ma sicuramente non facile.

Gli 800 euro sono una somma pensata per il puro sostentamento, ma bisogna considerare che i redditi degli italiani sono bassi, al limite della sopravvivenza. Se un individuo guadagna mille euro al mese che incentivo avrebbe a lavorare, se senza fare niente ne incasserebbe 800? Considerato che risparmierebbe i costi per recarsi al lavoro. Oggi anche per i laureati gli stipendi si aggirano intorno ai mille, mille duecento, e parliamo di lauree spendibili come ingegneria ed economia. Un ragazzo che debba prendere in affitto una stanza o un alloggio e guadagnare mille euro, quando potrebbe stare a casa e incassare 800 euro senza nulla fare, cosa potrebbe scegliere? Altro caso ancora sono i tanti meridionali trasferiti in nord Italia, che pagano l’affitto o il mutuo e che hanno delle abitazioni nei loro paesi d’origine. Tolto il mutuo o l’affitto anche di uno stipendio non basso non rimane molto di più dei famosi 800 euro. A tutta questa categoria converrebbe tornare in meridione e incassare 800 euro senza fare nulla.

Per quanto si possa fare retorica il primo scopo del lavoro è il sostentamento, poi viene tutto il resto. Se il sostentamento viene garantito in altro modo si perde il principale stimolo a lavorare e se non lavora più nessuno, tutto va a scatafascio. Se gli stipendi fossero, giusto per buttare una cifra, di 2000 euro allora la differenza con il reddito di cittadinanza di 800 sarebbe abbastanza ampio da spingere parte delle persone a lavorare e solo in parte a rimanere oziose. Ma questa non è la realtà italiana e gli 800 euro spingerebbero molti a non lavorare. Pensate ad una coppia: sarebbe meglio che non si sposasse o che divorziasse formalmente e fissasse la residenza in due abitazioni diverse per avere due redditi da 800 per un totale di 1600. Quasi quasi ci facciamo un pensierino...

Inutile nascondere che misure del genere favoriscono i comportamenti opportunistici come quello illustrato sopra. Comportamenti che già avvengono per altre forme si sostegno tipo la cassa integrazione: per quanti è una manna dal cielo che permette di avere un lavoro in nero e in più incassare l’assegno della cassa integrazione?

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