Soldi pubblici a gogò

Sbaglia chi ritiene che la crisi della finanza pubblica abbia cancellato la generosità delle istituzioni statali nel concedere sovvenzioni, contributi, sussidi e altre provvidenze di natura economica. La generosità non è morta. Una prova della sua “vitalità” è offerta dall’Albo beneficiari provvidenze economiche 2015 della Regione Piemonte. Nelle 2.413 pagine che lo compongono, compare la più incredibile varietà di soggetti che - chi più e chi meno - nel 2015 ha incassato quattrini dalle casse regionali. Buona parte sono persone fisiche (molte di identità non italiana). Per la verità, queste portano a casa poche decine o centinaia di euro (fino a mille euro non ci sarebbe neppure l’obbligo della pubblicazione, e l’Albo diventerebbe più leggibile; ma la Regione l’ha voluto onnicomprensivo). La generosità più corposa si trova invece tra gli enti e le persone giuridiche, una vasta rappresentazione di associazioni, consorzi, società e società cooperative, centri e ogni altra forma creata dall’ingegnosità (giuridica) italica. Sono enti diversi per struttura e funzioni. Però hanno tutti un elemento in comune. Quello di aver bussato alla porta della Regione, trovando orecchie disposte ad ascoltarli.

Non c’è dubbio che abitualmente, ma in particolare nei momenti di difficoltà, le istituzioni pubbliche devono intervenire a sostegno di situazioni di precarietà. La funzione sociale o di supporto a iniziative assistenziali e simili fa parte delle loro finalità istituzionali (è la famosa sussidiarietà orizzontale, oggi addirittura principio costituzionale). D’altro canto, la stessa parola provvidenza che qualifica l’Albo indica un provvedimento economico dello Stato, o di un Ente locale, a favore di cittadini in condizioni di necessità. Però, se si parla di questi temi, occorre tenere presente una considerazione dominante. Nell’erogazione di provvidenze economiche, si distribuisce denaro pubblico, cioè denaro dei cittadini (non certo di questo o di quell’altro amministratore pubblico che governa “pro tempore”).

Anche a tutela di questa tesi – e nel quadro della lotta alla corruzione – è intervenuta, con rigore, la legge imponendo la totale trasparenza degli interventi di questa natura (art. 26, d. legislativo 33/2013 e successive modificazioni). Quindi, ogni cittadino ha diritto di conoscere non soltanto a chi vanno i suoi quattrini, ma anche qual è stato il procedimento seguito dall’amministrazione per l’assegnazione e il motivo di essa. Per quanto riguarda l’Albo di cui si sta parlando, la Regione va addirittura oltre. Chiama in causa anche il DPR 118 del 2000 (sul quale, tra l’altro, si fonda l’Albo) che, in merito alle motivazioni delle erogazioni di provvidenze economiche, stabilisce: “Per ciascun soggetto che figura nell’albo viene indicata anche la disposizione di legge sulla base della quale hanno luogo le erogazioni” (forse i cittadini si accontenterebbero anche di un’indicazione di deliberazioni o di altri atti che hanno disposto le erogazioni; ma tant’è). Orbene, nessuna delle erogazioni che compaiono nell’Albo contiene indicazioni di questa natura. Né può essere ritenuta illuminante la citazione di un misterioso capitolo di bilancio, comprensibile solo agli addetti ai lavori. Si è dunque in presenza di generosità che avvengono in totale libertà.

Nell’Albo, l’elencazione dei beneficiari è fattain ordine alfabetico, mischiando persone fisiche, giuridiche ed enti. Questa esposizione certamente non ne facilita la lettura (magari un’esposizione per gruppi omogenei renderebbe l’intero quadro più comprensibile). Compaiono quindi anche enti che, intuitivamente, ricevono contributi nell’ambito di compiti regionali (trasporto pubblico, sostegno a centri notoriamente finanziati dalla Regione, trasferimenti di fondi europei, ecc.). Perché ammucchiarli in questo Albo? Sorprende poi che ogni beneficiario sia catalogato con un Codice. Si presume quindi che, in molti casi, si tratti di beneficiari fissi (ed infatti in un anno si prende e in altri no). Ma una lettura (pur difficile) del documento presenta casi che,nulla sapendo, suscitano perplessità.

Sui folti gruppi di istituti religiosi, scuole, parrocchie, istituzioni assistenziali e di volontariato, i dubbi riguardano soprattutto le assenze. Per avere la sovvenzione (ce ne sono per centinaia di migliaia di euro), si sarà presentata una domanda. La Regione ne avrà valutato la congruenza e avrà deliberato il sussidio. Ma allora un Codice per accedere alle sovvenzioni regionali dovrebbero possederlo tutti i soggetti dei vari gruppi presenti sul territorio, indipendentemente dall’appartenenza a questa o a quell’altra religione, genere di scuola, natura giuridica o localizzazione territoriale. Diversamente, vien facile pensare che si tratti di sussurri ad orecchie amiche.

Prima di altri dubbi, ci sono alcune curiosità e sorprese. Ad esempio. Nel 2014, si sono erogati (in più riprese) 14 mila euro all’Agenzia l’Estetica s.r.l. Impresa sociale (corsi di tatuaggio, piercing, e di tecnico per il massaggio sportivo). Sempre nel 2014, si danno 24 mila euro all’Ordine degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori della Provincia di Cuneo. Entrambe le erogazioni avranno avuto certamente una ragione. Ma tutti dovrebbero conoscerla. Lesorprese. Tra i molti enti culturali beneficiati dalla Regione, dal 2014 non ci sono più né il Politecnico né l’Università di Torino.

Senza conoscere le motivazioni della spesa, altri dubbi sono ancora più profondi. Risultano somme versate a studi e società commerciali che operano in svariati campi (servizi di giardinaggio, amministrazione di condomini, progettazione o esecuzione di impianti elettrici o fotovoltaici, produzione di gomme, distribuzione di acqua). Ad esempio: Agrogreen s.r.l. (689 mila euro circa nel 2015), Immobiliare la Stella s.r.l. (34 mila euro circa nel 2015), ME Solutions (17 mila euro circa nel 2015), Moroni & Partners verifiche s.r.l (234 mila euro per il 2013 e 424 mila circa per il 2015), Oddino impianti s.r.l. (1 milione e 800 mila euro circa nel 2015), Pirelli Industrie Pneumatici s.r.l. (78 mila euro circa nel 2014 e 50 mila circa nel 2015), Tecnoedil S.p.A.(201 mila euro circa nel 2014). Tenendo conto delle attività di questi soggetti documentate nei loro siti web, si è indotti a pensare che siano pagamenti per prestazioni professionali o per vendite di beni piuttosto che erogazioni di provvidenze. Ma, conoscendo i motivi dei pagamenti, ci si potrebbe anche sbagliare.

Numerose erogazioni vanno a società piemontesi di multiservizi. Alcuni esempi. Acea Pinerolese Industriale S.p.A. (142 mila euro circa nel 2011), Acqua Novara VCO S.p.A. (611 mila euro circa nel 2010), AMIAS S.p.A. - Azienda Multiservizi Idrici ed Ambientali Scrivia (178 mila euro nel 2010). Qui il pensiero non può non andare alla riforma delle partecipazioni pubbliche (d. legislativo 175/2016). Ci sono le partecipate dichiarate, che la riforma vorrebbe ridurre. E poi ci sono queste altre presenze di denaro pubblico in società che, a loro volta, partecipano in altre società col noto sistema delle bambole russe matriosca. Non trattandosi di partecipate in senso stretto, il legislatore si occuperà un bel giorno anche di queste dispersioni di denaro pubblico? Difficile anche trovare, nei siti di queste società, corrispondenze tra erogazioni della Regione e loro crediti o somme incassate.

E poi ci sono, per così dire, le provvidenze single: Associazione Piazza dei mestieri (105 mila euro nel 2014 e 62.500 nel 2015, Fedora Azienda speciale della Camera di Commercio del VCO (250 mila euro nel 2010), Hockey club Valpellice (250 mila euro nel 2014 e 100 mila nel 2015) e via discorrendo.

A conti fatti, una trasparenza (sebbene incompleta) fa conoscere beneficenze concesse. Giustificarle ai cittadini – che, in definitiva, le hanno pagate – è un dovere di chi governa.

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