Soldi per donne e alcool

Riporto il testo integrale della dichiarazione del presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem: "Durante la crisi dell'euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto". 

Come si legge dalla dichiarazione completa, si evince che quello si è letto nei titoli dei giornali era una forzatura. La frase è obiettivamente non delle più felici, perché può dare adito ad una serie di equivoci, però il concetto è chiaro e condivisibile. Il presidente dell’Eurogruppo è laburista e come tale nella sua ideologia la solidarietà è un obbligo, però anche così si aspetta un minimo di collaborazione da chi si aiuta. Concetto espresso con “non puoi spendere soldi in donne e alcool e poi chiedere aiuto”. Era un concetto generale e bisogna convenirne, anche giusto, ma la frase messa dopo un riferimento ai paesi del Sud Europa non poteva dare adito che a fraintendimenti.

Chiarito ciò, bisogna anche ammettere che è purtroppo vero che gli stati del Sud Europa non hanno fatto molto per migliorare la propria posizione finanziaria. Con l’ingresso dell’Italia nell’euro, l’Italia ha beneficiato di tassi d’interesse bassissimi, risparmiando alcune decine di miliardi all’anno che avrebbero permesso, se oculatamente gestiti, di ridurre il debito pubblico, invece si è preferito utilizzare quei risparmi per far crescere la spesa pubblica. Sarebbe stato sufficiente lasciare la spesa pubblica invariata e non aumentarla e si sarebbe ottenuto il bilancio in pareggio e il blocco della crescita del debito pubblico; e con il debito pubblico fermo, crescendo il PIL anche di poco, si sarebbe ridotto la proporzione fra debito e PIL.

Ricordiamo solo un paio di esempi di occasioni sprecate, di governi di opposto colore. Il primo esempio è l’abolizione del cosiddetto scalone attuato dal governo Prodi con l’appoggio determinate di Rifondazione Comunista nel 2007. Nel 2004 c’era stata la riforma Maroni che imponeva l’innalzamento dell’età pensionabile da 57 a 60 nel 2008. Per rendere più graduale questo passaggio, e diciamolo pure, per accontentare l’elettorato di Rifondazione comunista fu varata una nuova riforma, che tra l’altro impose un aggravio dei contributi sui contratti a progetto. Una riforma “solidale” che imponeva di tassare i precari per far pensionare un paio d’anni prima chi aveva un contratto a tempo indeterminato.

L’altro caso è stato il salvataggio (?) di Alitalia attuato dal governo Berlusconi nel 2008 con la scusa della compagnia di bandiera, come se avere una compagnia con sede legale in Italia possa fare una qualche differenza. Il governo dimissionario di Prodi stava valutando una proposta di acquisto da parte di Air France-Klm che era a disposta a metterci un miliardo e mezzo ed accollarsi tutti i debiti. Il successivo governo Berlusconi bloccò la vendita ai francesi per consegnarla ad una cordata di italiani, mettendoci 800 milioni dello stato italiano e il monopolio della tratta Roma-Milano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: la compagnia dopo essere stata venduta alla cordata degli italiani è stata salvata dal fallimento nel 2013 dall’intervento di Etihad, la compagnia aerea degli Emirati Arabi Uniti, e ora è di nuovo sull’orlo del fallimento. Anche i più statalisti non possono non convenire che in questo caso l’intervento pubblico è stato un disastro ed era meglio vendere nove anni fa ai francesi, facendo risparmiare un bel po’ di soldi ai contribuenti italiani.

Questi sono solo due esempi di come non si sia sfruttato il risparmio sugli interessi sul debito pubblico per risanare la situazione finanziaria dello stato italiano.

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