EGEMONIE AL TRAMONTO

Ricolfi: “La sinistra è spacciata”
E Bobbio un cattivo maestro

Il sociologo torinese torna a sferzare la gauche nostrana e demolisce uno dei mostri sacri dell'azionismo sabaudo. "Ha perso il suo popolo, continuando a ritrovarsi tra i suoi simili, coltivando la presunzione della superiorità morale"

“La sinistra è spacciata”. Un destino ineludibile quello che Luca Ricolfi sintetizza in una frase che suona come un epitaffio storico. Ei fu. Una condanna che trova le ragioni nel passato, in quello recente e persino nelle stagioni più remote, analizzate con coraggio nel suo libro appena uscito Sinistra e Popolo (Longanesi). Dodici anni dopo Perché siamo antipatici?, saggio che suscitò più di un fastidio nel ceto borioso dei progressisti nostrani, il sociologo torinese torna sui quei temi, per molti scomodi, ripercorrendo i cambiamenti sociopolitici degli ultimi quarant’anni, dalle origini della globalizzazione alla crisi delle economie avanzate, per arrivare a una cruda e assai difficilmente contestabile riflessione: ovunque in occidente il popolo cerca protezione dalle conseguenze della crisi e dalle fragilità dello scenario globale, ma la sinistra inevitabilmente impegna le sue energie per sminuire i problemi che gli elettori percepiscono come principali.

Di fronte a temi quali la disoccupazione, le politiche di austerità, l’immigrazione, il terrorismo, la sinistra appare impotente quando non addirittura cieca. E lo è di fronte all’onda montante di paura che travolge quel popolo ormai da lei lontano e che inevitabilmente cerca risposte anche e soprattutto nel populismo. Il voto degli operai americani a Donald Trump, la vittoria della Brexit nelle campagne e nelle periferie britanniche, così come il successo di Marine Le Pen nelle banlieue francesi testimoniano che la separazione tra sinistra e popolo non è un fenomeno che investe solo l’Italia. Dove, tuttavia, esso ha radici profonde e lontane nel tempo. E pure in alcune personalità del pensiero progressista cui Ricolfi non risparmia attacchi.

Non lo fa neppure nei confronti di Norberto Bobbio, al quale contesta l’aver fissato intellettualmente il paradigma della superiorità morale nel fortunato libro Destra e Sinistra: tesi (e presunzione) diventata bandiera, oggi pressoché sgualcita dal vento delle intemperie contemporanee, di una “sinistra convinta di rappresentare la parte migliore del Paese”, ma che da decenni, come osserva Ricolfi, nel suo lavoro, non ascolta più quello che era e dovrebbe essere il suo popolo. “Bobbio, con le sue tesi, non è certo l’origine di questo male della sinistra. Certo non si può negare sia stato un acceleratore del processo, una sorta di enzima di un processo chimico incominciato prima” osserva il sociologo nel colloquio con lo Spiffero.

La prima frattura tra sinistra e popolo egli la individua in quegli anni del boom economico, dove al parziale affrancamento da alcune povertà delle classi più basse la sinistra ha incominciato a reagire andando sempre più verso un ceto medio, direzione che si accentuerà negli anni Settanta e Ottanta. “Gli operai non andavano più in bicicletta, magari si concedevano qualche vacanza, ma restavano operai. E questo la sinistra ha mostrato di non averlo compreso”. La superiorità morale, intanto, permaneva: “opporre l’uguaglianza, bandiera della sinistra, alla diseguaglianza attribuita alla destra non può che investire in modo deciso il concetto stesso di libertà” aprendo come spesso è accaduto le porte al disprezzo nei confronti di chi non è di sinistra. “Non sono mai stato di destra, ma ricordo bene gli anni in cui se leggevi un giornale non di sinistra eri guardato storto e bollato” osserva Ricolfi. Il quale non fa sconti, nella sua analisi, anche all’approccio che le forze progressiste hanno riservato a uno dei fenomeni che hanno segnato e segnano un periodo ormai piuttosto lungo del nostro Paese: l’immigrazione. “La sinistra ha trovato negli immigrati i suoi poveri, il suo popolo. Dimenticando quello delle periferie, delle classi meno agiate che con questo fenomeno si trova a fare i conti, pagandone la conseguenze e sopportandone i pesi maggiori”. Si spiega così la débâcle del Pd nelle periferie, in quel popolo che ormai la sinistra ha perso “preferendo temi come quelli etici, dalle coppie di fatto ai diritti gay, o quelli ambientali rispetto all’affrontare problemi che quel popolo ormai lontano da lei pone con forza” spesso con disperazione e rabbia.

“Dai ceti bassi arrivano istanze materiali alle quali le forze progressiste non rispondono più, ormai da anni. E questo spiega il rivolgersi verso altri soggetti” verso quel populismo che la sinistra ha sottovalutato e scoperto quando ormai forse è troppo tardi. Lo è secondo Ricolfi: “Dopo trent’anni passati a parlare con le stesse persone, ad essere convinti di essere i migliori, non vedo possibilità di riscatto. La sinistra è spacciata”.

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1 Commenti

  1. avatar-4
    10:54 Lunedì 17 Luglio 2017 Bambù e' giusto contrastare le "istanza materiali"

    "è urgente recuperare quel principio spirituale così importante e svalutato: l’austerita' " http://www.news.va/it/news/apertura-del-convegno-pastorale-diocesano-basilica

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