Come morire fa la differenza

Ci sono giorni in cui vorrei scrivere solamente commenti ironici su fatti di costume e società. Attimi di intensa gioia dove amerei esaminare vicende frivole con lo sguardo goliardico di chi riesce a scherzare su ogni cosa, grande o piccola essa sia. Amerei redigere l’ultimo resoconto di quanto accade sull’isola dei cosiddetti “famosi”, esaminando nei dettagli più infimi gli scambi di battute tra il monolitico Raz e la stratega Samantha: argomenti leggeri seppur di sostanza social culturale. Desidererei, insomma, poter scrivere di facezie ed inutili discussioni, riuscendo pure a bearmi per il lavoro fatto rileggendo mentalmente il tutto con un’espressione goduta quanto soddisfatta.

Non nascondo la speranza che, prima o poi, una rivista di gossip mi contatti per far parte della sua mirabile redazione. Nel frattempo, purtroppo, continuerò a curarmi delle macerie ai piedi della politica, gettando lo sguardo all’interno dei confini nazionali ed anche sulle travagliate vicende estere: le scorte di farmaci anti acidità, conservate nel mio armadietto dei medicinali, sono per ora cospicue.

La settimana trascorsa è stata di certo tra le più emblematiche e raffigurative delle tante patologie che affliggono il mondo politico, nonché della degenerazione a cui il medesimo è irrimediabilmente avviato. Viviamo ogni giorno un angosciante ripetersi di eventi simili uno all’altro sino a far sorgere il dubbio che l’umanità tutta sia vittima di una beffa temporale galattica (i famosi strappi del tempo che ripropongono alle loro vittime la stessa giornata all’infinito) oppure di una classe dirigente simile a tante mosche incapaci di uscire dal bicchiere dove un gigante dispettoso le ha intrappolate.

Ascoltare le dichiarazioni giornaliere dell’ex premier Renzi è come aver a che fare con un vecchio disco in vinile rigato a tal punto da costringere la puntina a reiterare sempre la stessa strofa. Il democratico toscano in qualsiasi occasione pubblica evidenzia le “pugnalate alla schiena” inferte da alcuni membri del suo partito, recentemente ripulito da ogni quadro non ortodosso grazie all’opera purificatrice dell’imminente ministro Esposito, per poi dedicarsi al futuro del Paese affidandosi ad un discorso collaudato nel tempo: “Dobbiamo cambiare l’Italia”. Ma quando e come non è dato saperlo.

Identico sconforto genera l’operato delle cancellerie estere, soprattutto quelle occidentali. In particolare è possibile sottolineare importanti déjà vu nell’escalation militare voluta dagli States a danno del regime di Damasco. Oltre alla solita poderosa dose di ipocrisia, è impraticabile ignorare come la causa del recente bombardamento americano sul suolo siriano si appoggi su una motivazione identica a quella che fece giustiziare Saddam Hussein: l’uso da parte del regime di armi di distruzione di massa e, nello specifico, di gas nervini contro popolazione civile (armamenti mai ritrovati negli arsenali iracheni).

Secondo l’amministrazione americana non è di interesse il fatto che migliaia di bambini muoiano per la guerra ed i bombardamenti su case e città, ma diventa occasione di ennesima ritorsione bellica se questo avviene in seguito ad irrorazione di armi chimiche: essenziale non è la morte di decine di innocenti bensì il “come muoiano”.

Assad meriterebbe in assoluto il premio per la miglior strategia diplomatico militare. Leader in bilico da anni, costretto a smantellare i suoi depositi di gas per evitare ritorsioni militari Nato, quando finalmente giunge ad un passo dalla vittoria militare sul terreno decide, con gesto folle oltre che autolesionistico, di fare strage di suoi concittadini usando il terribile nervino. Azione stragista compiuta mentre gli occhi del mondo intero erano puntati sul suo operato, in una situazione di esatto contrario rispetto all’invisibilità in cui avvengono migliaia di uccisioni nello Yemen ad opera dei bombardieri dell’Arabia Saudita. Un genio davvero: un genio del suicidio assistito per mano altrui.

Il canovaccio si ripete raggiungendo livelli di magistrale ipocrisia. Le armi chimiche rimangono al vertice degli alibi che consentono di rimuovere e processare leader di stati sovrani, mentre quelle nucleari aprono esclusivamente a rimbrotti e sonore proteste da parte dell’Onu e dei Paesi occidentali. E’ legittimo armare gruppi ribelli operanti in nazioni lontane, addestrandoli alla guerra con fini eversivi del sistema politico al potere, per poi chiudere gli occhi sulle conseguenze dirette di tali atti: conflitti infiniti, guerre civili, migliaia di morti tra la popolazione e oceani umani in fuga verso luoghi in cui vivere senza doversi dotare di un Kalashnikov.

Lanciare il sasso nello stagno e poi girarsi dall’altra parte per non vedere lo sconquasso creato. Un grave turbamento dello stato di quiete di cui nessuno è responsabile, di cui nessuno tra i “lanciatori” vuole pagare le conseguenze. Un guardare altrove che muri e decreti presidenziali anti immigrazione bene raffigurano.

Considerando l’ultimo bombardamento americano l’ipocrisia raggiunge quindi il suo apice. Le frontiere degli Stati Uniti vengono interdette ai profughi siriani, madri e bambini compresi, ma quando una non precisata entità militare getta gas su una cittadina siriana abitata, comportando la morte di molti cittadini compresi bimbi, i metri di valutazione cambiano repentinamente: a Trump non resta che cogliere l’attimo e lanciare 59 missili sulle basi governative siriane e conseguentemente destabilizzare il presidente Assad. Un’ipocrisia in cui cadono anche i leader dell’Europa stessa, pronti ad applaudire il presidente Usa pochi minuti dopo l’attacco missilistico seppur non avvisati dalla Casa Bianca di quanto stava accadendo nei cieli siriani.

Credere ancora alle mille giustificazioni che il Pentagono costruisce per condizionare stati stranieri è sempre più difficile. Legittimare i venti di guerra è faticoso per le popolazioni europee, così come sopportarne le tristi conseguenze. Le pugnalate, alla Giulio Cesare, incassate da Renzi sono nulla innanzi ai drammi mondiali (inclusi i nostrani). “Dobbiamo cambiare l’Italia”, gridano le mosche dal bicchiere in cui sono rinchiuse, mentre ovunque si muore nell’indifferenza generale grazie alle scelte di quegli stessi piccoli animaletti che volano e sbattono sul vetro.

Prendere coscienza e liberare le mosche per farle tornare ai loro nidi: l’Europa può risorgere solo guardando negli occhi i suoi cittadini e riscoprendo al contempo i valori civili negati dalla causa finanziaria e petrolifera. Nel frattempo rivista gossip cercasi.

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